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Descrizione
L’accordo volontario (definito anche ambientale)
rappresenta un contratto tra uno o più soggetti pubblici istituzionali
(Commissione Europea, Ministeri dell’Ambiente o dell’Industria, Regioni,
Province, Comuni, APAT, ARPA, Camere di Commercio, Università) e almeno
un soggetto economico (singola impresa, consorzio di imprese,
associazioni di categoria) al fine di tutelare l’ambiente e come
strumenti innovativi di politica ambientale.
La politica di concertazione che si porta avanti con
le realtà produttive registra un atteggiamento positivo e costruttivo da
parte del sistema industriale, un approccio innovativo in un contesto
internazionale dove la competitività si gioca sempre più anche sulla
frontiera della qualità ambientale dei prodotti e dei processi
produttivi. Politiche ambientali positive devono, infine, essere sempre
più capaci di stimolare innovazione, efficienza nell'utilizzo delle
risorse e ricerca scientifica.
Oggetto
Qualsiasi tema ambientale può
essere trattato tramite tale strumento. L’oggetto dell’accordo
ambientale può essere di due diversi tipi:
-
il primo descrive
l’obiettivo generale dell’accordo, cioè lo scopo ambientale che viene
specificato nell’oggetto (es. la quantità fisica di inquinamento che
deve essere eliminata);
-
il secondo possibile oggetto del contratto
riguarda, invece, il mezzo per raggiungere l’obiettivo collettivo (es.
standard di emissione o di prodotto).
Le linee d'azione rispondono a diversi obiettivi: il
rispetto degli impegni che il nostro Paese ha assunto a livello
internazionale, specie sul tema dei cambiamenti climatici;
l'individuazione di risposte a particolari problemi ambientali sul
fronte della riduzione dei consumi energetici, della tutela
dall'inquinamento elettromagnetico, del recupero e riciclo dei rifiuti;
lo sviluppo e la diffusione nei distretti industriali dei sistemi di
gestione ambientale (EMAS e ISO 14001) e dell'assegnazione dei marchi
ecologici (Ecolabel); lo sviluppo di nuove tecnologie, di nuove
professionalità e della ricerca in campo ambientale.
Tipologie
Gli accordi
volontari possono avere diverse forme, a seconda del peso assunto dal
soggetto pubblico:
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Schemi volontari pubblici:
sono rappresentati da programmi standard sottoposti dal settore pubblico
all’universo delle imprese coinvolte, senza la mediazione di
associazioni di categoria;
-
Accordi negoziati:
consistono in un accordo tra la pubblica amministrazione e
un’associazione di categoria (o la singola impresa) a seguito di una
negoziazione tra le parti. A seguito dell’accordo, le imprese possono
assumere l’impegno, o di ottenere certi risultati, o di intraprendere
certe azioni;
-
Programmi volontari unilaterali
riconosciuti dalla Pubblica Amministrazione. I programmi volontari
unilaterali si presentano quali forme di autoregolamentazione, che
prevedono impegni unilaterali; si presentano quali programmi di
miglioramento ambientale elaborati dalle imprese e sottoscritti con un
impegno pubblico. Il requisito perché possano essere considerati
"accordi volontari" è che siano riconosciuti formalmente dalla pubblica
amministrazione.
Le condizioni generalmente ritenute necessarie
all’applicazione degli accordi volontari sono: la definizione di
obiettivi chiari e raggiungibili, il riconoscimento dell’esistenza di
vantaggi ma anche di impegni reciproci fra le parti.
Rapporto tra normativa ed accordi
Per quanto
concerne il rapporto esistente tra accordi ambientali e regolamentazione
diretta, i due strumenti non solo possono essere utilizzati l’uno in
sostituzione dell’altro, ma possono anche coesistere in quattro modi
diversi, infatti, l’accordo volontario:
-
rappresenta una
fase preliminare prima dell’adozione di una normativa;
-
viene firmato per
raggiungere obiettivi già fissati con una normativa preesistente;
-
completa una
normativa già esistente fissando obiettivi più ambiziosi in condizioni
particolari;
-
stabilisce delle
linee guida che permettono di coordinare una regolamentazione diretta di
ambito più limitato.
Vantaggi
competitivi
L’utilizzo degli accordi ambientali può comportare
alcuni vantaggi sia per le imprese sia per la pubblica amministrazione.
Tra i vantaggi per le imprese ricordiamo:
-
la possibilità di
evitare o ritardare una regolamentazione coercitiva;
-
l’opportunità di
influenzare lo sviluppo della regolamentazione;
-
il miglioramento
dell’immagine e della posizione competitiva;
-
l’individuazione di
soluzione tecnologiche innovative;
-
la motivazione del personale;
-
il maggiore radicamento nel territorio in cui si
trovano gli insediamenti produttivi.
Tra i vantaggi comportati per la pubblica amministrazione, invece, ricordiamo:
-
la rivelazione di
maggiori informazioni, da parte delle imprese, in situazioni di
asimmetria informativa;
-
l’ottenimento di
maggiore consenso, con la risoluzione di problemi ambientali;
-
lo stimolo
all’innovazione e al trasferimento tecnologico.
Vantaggi economici
Ma tra i vantaggi
più rilevanti per le imprese si registra la possibilità di accesso a
fondi di sostegno di carattere economico-finanziario, vantaggi fiscali,
contributi che la controparte istituzionale può prevedere in caso di
adesione agli accordi, sovvenzioni, prestiti agevolati, garanzie, sgravi
fiscali, riduzione di tasse e imposte ambientali. In questo caso i
contributi finanziari delle autorità pubbliche o altri benefici, quali
esenzioni fiscali o ridistribuzioni dei gettiti d’imposta, vengono a far
parte di un accordo.
La formula dello
sviluppo sostenibile, quindi, consente aiuti alle imprese non solo in
vista di una maggiore efficienza e competitività, ma anche in funzione
della tutela dell’ambiente.
Nell’ambito degli aiuti agli investimenti
rientrano anche quelli concessi in assenza di norme vincolanti, nel
quadro di accordi volontari in base ai quali le imprese adottano misure
rilevanti di lotta contro l’inquinamento senza o prima che vi siano
tenute per legge.
L’obiettivo degli
incentivi agli investimenti è quello di aiutare le imprese ad osservare
livelli di protezione più elevati rispetto a quelli stabiliti per legge,
quindi, possono essere utilizzati per:
-
agevolare o
accelerare l’adeguamento degli impianti a nuove norme;
-
ridurre le
emissioni a livelli inferiori a quelli previsti dalla normativa vigente
o da nuove norme;
-
investire in
settori prioritari per la tutela ambientale con benefici per la
collettività (es. gestione rifiuti e riciclaggio);
-
riparare, in
un sito, i danni ambientali del passato in assenza di responsabilità e
di obbligo giuridico di disinquinamento per le nuove imprese.
Conclusioni
L’utilizzo degli
accordi risponde all’esigenza di sperimentare l'innovazione in ambiti
territoriali ed industriali la cui peculiarità economica ed ambientale
la rende possibile, anche in forza delle numerose esperienze maturate in
ambito pubblico e privato per il miglioramento della qualità ambientale.
E' possibile quindi sperimentare programmi di miglioramento ambientale
che coinvolgano la responsabilità, non solo del settore industriale ma
anche di tutti gli altri soggetti ed in primo luogo degli enti locali,
ponendosi obiettivi di qualità per tutti i sistemi coinvolti
(industriale, territoriale, infrastrutturale, sociale, ecc).
Nel caso dei distretti industriali, nei quali
l’adesione agli accordi è lo strumento per lo sviluppo e la diffusione
dei sistemi di gestione ambientale (EMAS e ISO 14001) o
dell'assegnazione dei marchi ecologici (Ecolabel), è interesse delle
imprese considerare i loro specifici problemi ambientali nell'ambito di
un programma di miglioramento ambientale generale dell'intera area
geografica che caratterizza il distretto.
Questo concetto include la possibilità di mettere in
comune risorse ed esperienze per soluzioni unitarie agli stessi problemi
ambientali: la possibilità di attivare sinergie con le imprese di
servizio pubblico operanti nel distretto; la possibilità di stabilire un
rapporto di collaborazione attiva con le autorità locali responsabili
delle autorizzazioni, ed infine con le autorità di controllo ambientale
concordando con esse gli obiettivi generali di miglioramento del bacino
geografico da cui far discendere il contributo della singola impresa.
Il ricorso a tali strumenti volontari per i diversi
soggetti coinvolti risulta d’interesse in particolare:
-
per l’autorità locale con l’obiettivo di definire,
per una porzione del territorio che ricade sotto la sua responsabilità,
un programma di miglioramento ambientale concordato con le imprese, che
salvaguardi contemporaneamente le esigenze produttive aziendali e le
esigenze di protezione e salvaguardia dell'ambiente;
-
per i cittadini e le organizzazioni che li
rappresentano al fine di vedere affrontato in maniera organica ed
unitaria il problema della soluzione delle questioni ambientali relative
al territorio in cui essi vivono;
-
per i sindacati e per i lavoratori con lo scopo di
operare per migliorare il contesto in cui agiscono le imprese dove
lavorano sia per la salvaguardia dell'ambiente di lavoro, sia per creare
condizioni che rendano compatibili le attività produttive e il loro
sviluppo per la conservazione dei posti di lavoro e per la creazione di
nuovi;
per le autorità di controllo
ambientale con l’intento di poter svolgere i propri compiti nell'ambito
di un quadro predefinito e di più agevole verifica, in un contesto
inoltre di collaborazione con i soggetti da controllare.
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