(GU n.183 del 7-8-2017)

Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2017, n. 120

Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo,
ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164

Titolo I

DISPOSIZIONI GENERALI

 
 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione; 
  Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  11  novembre  2014,  n.  164,   e,   in
particolare, l'articolo 8; 
  Vista  la  direttiva  2008/98/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio, del 19 novembre 2008 relativa  ai  rifiuti  e  che  abroga
alcune direttive; 
  Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152,  e  successive
modificazioni, e, in particolare, la Parte IV, relativa alla gestione
dei rifiuti; 
  Visto il decreto-legge 24  gennaio  2012,  n.  1,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27; 
  Visto il decreto-legge 25  gennaio  2012,  n.  2,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 28; 
  Visto il decreto-legge 21  giugno  2013,  n.  69,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013,  n.
59; 
  Visto il decreto del Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
territorio e del mare 10 agosto 2012, n. 161, recante  la  disciplina
sull'utilizzazione delle terre e rocce da scavo; 
  Viste le deliberazioni preliminari del Consiglio dei ministri del 6
novembre 2015 e del 15 gennaio 2016; 
  Visti gli esiti della consultazione pubblica  effettuata  ai  sensi
dell'articolo 8, comma 1-bis, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.
133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014,  n.
164; 
  Acquisito  il  parere   della   Conferenza   Unificata   ai   sensi
dell'articolo 8, del decreto legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,
espresso con provvedimento n. 126 del 17 dicembre 2015; 
  Udito il parere del  Consiglio  di  Stato  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti  normativi,  nell'adunanza  dell'11  febbraio
2016; 
  Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari  della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; 
  Viste le  deliberazioni  definitive  del  Consiglio  dei  ministri,
adottate nelle riunioni del 14 luglio 2016 e del 19 maggio 2017; 
  Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  e  del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  di
concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; 
 
                              E m a n a 
 
 
                      il seguente regolamento: 
 
                               Art. 1 
 
 
                         Oggetto e finalita' 
 
  1.  Con  il  presente   regolamento   sono   adottate,   ai   sensi
dell'articolo  8  del  decreto-legge  12  settembre  2014,  n.   133,
convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n.  164,
disposizioni  di  riordino  e  di  semplificazione  della  disciplina
inerente la gestione delle terre e rocce da  scavo,  con  particolare
riferimento: 
    a) alla gestione delle terre e rocce da  scavo  qualificate  come
sottoprodotti,  ai   sensi   dell'articolo   184-bis,   del   decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, provenienti da cantieri di piccole
dimensioni,  di  grandi  dimensioni  e  di  grandi   dimensioni   non
assoggettati  a  VIA  o  a  AIA,  compresi  quelli  finalizzati  alla
costruzione o alla manutenzione di reti e infrastrutture; 
    b) alla disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da
scavo qualificate rifiuti; 
    c) all'utilizzo nel sito di produzione delle  terre  e  rocce  da
scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti; 
    d) alla gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di
bonifica. 
  2. Il presente regolamento, in  attuazione  dei  principi  e  delle
disposizioni della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e  del
Consiglio, del 19 novembre 2008, disciplina le attivita' di  gestione
delle terre e rocce da scavo, assicurando adeguati livelli di  tutela
ambientale e sanitaria e garantendo controlli efficaci,  al  fine  di
razionalizzare e semplificare le modalita' di utilizzo delle stesse. 
                               Art. 2 
 
 
                             Definizioni 
 
  1. Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni  di
cui agli articoli 183, comma 1,  e  240  del  decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, nonche' le seguenti: 
    a) «lavori»: comprendono  le  attivita'  di  costruzione,  scavo,
demolizione, recupero, ristrutturazione, restauro e  manutenzione  di
opere; 
    b) «suolo»: lo strato piu' superficiale  della  crosta  terrestre
situato tra il substrato  roccioso  e  la  superficie.  Il  suolo  e'
costituito da componenti minerali, materia organica,  acqua,  aria  e
organismi viventi, comprese le matrici materiali di riporto ai  sensi
dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 25 gennaio  2012,  n.  2,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 28; 
    c) «terre e rocce da  scavo»:  il  suolo  escavato  derivante  da
attivita' finalizzate alla realizzazione di un'opera, tra  le  quali:
scavi in genere  (sbancamento,  fondazioni,  trincee);  perforazione,
trivellazione, palificazione, consolidamento; opere  infrastrutturali
(gallerie, strade); rimozione e livellamento di opere  in  terra.  Le
terre e rocce da scavo possono contenere anche i seguenti  materiali:
calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele
cementizie e additivi per scavo  meccanizzato,  purche'  le  terre  e
rocce contenenti tali  materiali  non  presentino  concentrazioni  di
inquinanti superiori ai limiti di cui alle colonne A e B, Tabella  1,
Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del  decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, per la specifica destinazione d'uso; 
    d)  «autorita'  competente»:   l'autorita'   che   autorizza   la
realizzazione dell'opera nel cui ambito  sono  generate  le  terre  e
rocce da scavo e, nel  caso  di  opere  soggette  a  procedimenti  di
valutazione di  impatto  ambientale  o  ad  autorizzazione  integrata
ambientale, l'autorita' competente di cui all'articolo  5,  comma  1,
lettera o), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; 
    e) «caratterizzazione ambientale delle terre e rocce  da  scavo»:
attivita' svolta  per  accertare  la  sussistenza  dei  requisiti  di
qualita' ambientale delle terre e rocce da  scavo  in  conformita'  a
quanto stabilito dal presente regolamento; 
    f) «piano di utilizzo»: il  documento  nel  quale  il  proponente
attesta, ai sensi dell'articolo 47 del decreto del  Presidente  della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, il rispetto delle  condizioni  e
dei requisiti previsti dall'articolo 184-bis del decreto  legislativo
3 aprile 2006, n. 152, e dall'articolo 4 del presente regolamento, ai
fini dell'utilizzo come sottoprodotti delle terre e  rocce  da  scavo
generate in cantieri di grandi dimensioni; 
    g) «dichiarazione di avvenuto utilizzo»: la dichiarazione con  la
quale il proponente o l'esecutore o il produttore attesta,  ai  sensi
dell'articolo 47 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28
dicembre 2000, n. 445, l'avvenuto utilizzo delle  terre  e  rocce  da
scavo qualificate sottoprodotti in conformita' al piano di utilizzo o
alla dichiarazione di cui all'articolo 21; 
    h)  «ambito  territoriale  con  fondo  naturale»:   porzione   di
territorio  geograficamente  individuabile   in   cui   puo'   essere
dimostrato che un valore di concentrazione di una o piu' sostanze nel
suolo, superiore alle concentrazioni soglia di contaminazione di  cui
alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V,  della  Parte
IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sia  ascrivibile  a
fenomeni naturali legati alla  specifica  pedogenesi  del  territorio
stesso,  alle  sue  caratteristiche  litologiche  e  alle  condizioni
chimico-fisiche presenti; 
    i) «sito»: area o porzione di territorio geograficamente definita
e perimetrata, intesa nelle sue matrici  ambientali  (suolo  e  acque
sotterranee); 
    l) «sito di produzione»: il sito in cui sono generate le terre  e
rocce da scavo; 
    m) «sito di destinazione»: il sito, come indicato  dal  piano  di
utilizzo o nella dichiarazione di cui  all'articolo  21,  in  cui  le
terre e rocce da scavo qualificate sottoprodotto sono utilizzate; 
    n) «sito di deposito intermedio»: il sito in cui le terre e rocce
da scavo qualificate sottoprodotto sono temporaneamente depositate in
attesa del loro utilizzo finale e che soddisfa  i  requisiti  di  cui
all'articolo 5; 
    o) «normale pratica industriale»: costituiscono un trattamento di
normale pratica industriale quelle  operazioni,  anche  condotte  non
singolarmente, alle quali possono essere sottoposte le terre e  rocce
da scavo, finalizzate al  miglioramento  delle  loro  caratteristiche
merceologiche  per  renderne  l'utilizzo  maggiormente  produttivo  e
tecnicamente efficace. Fermo il rispetto dei requisiti previsti per i
sottoprodotti e dei requisiti di qualita' ambientale, il  trattamento
di normale pratica industriale garantisce l'utilizzo  delle  terre  e
rocce  da  scavo  conformemente  ai  criteri  tecnici  stabiliti  dal
progetto.  L'allegato  3  elenca   alcune   delle   operazioni   piu'
comunemente effettuate, che rientrano tra le  operazioni  di  normale
pratica industriale; 
    p) «proponente»: il soggetto che presenta il piano di utilizzo; 
    q) «esecutore»: il soggetto che attua il  piano  di  utilizzo  ai
sensi dell'articolo 17; 
    r) «produttore»: il soggetto la cui attivita'  materiale  produce
le  terre  e  rocce  da  scavo  e  che  predispone  e  trasmette   la
dichiarazione di cui all'articolo 21; 
    s) «ciclo produttivo di destinazione»: il processo produttivo nel
quale le terre e rocce da scavo sono utilizzate come sottoprodotti in
sostituzione del materiale di cava; 
    t)  «cantiere  di  piccole  dimensioni»:  cantiere  in  cui  sono
prodotte terre e rocce da scavo in quantita' non superiori a  seimila
metri cubi,  calcolati  dalle  sezioni  di  progetto,  nel  corso  di
attivita' e  interventi  autorizzati  in  base  alle  norme  vigenti,
comprese quelle prodotte nel corso di attivita' o  opere  soggette  a
valutazione  d'impatto  ambientale  o  ad  autorizzazione   integrata
ambientale di cui alla Parte II  del  decreto  legislativo  3  aprile
2006, n. 152; 
    u) «cantiere di grandi dimensioni»: cantiere in cui sono prodotte
terre e rocce da scavo in quantita' superiori a seimila  metri  cubi,
calcolati dalle sezioni di progetto, nel  corso  di  attivita'  o  di
opere soggette a procedure di valutazione di impatto ambientale o  ad
autorizzazione integrata ambientale di cui alla Parte II del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152; 
    v) «cantiere di grandi dimensioni non sottoposto a  VIA  o  AIA»:
cantiere in cui sono prodotte terre e rocce  da  scavo  in  quantita'
superiori a seimila metri cubi, calcolati dalle sezioni di  progetto,
nel corso di attivita'  o  di  opere  non  soggette  a  procedure  di
valutazione di  impatto  ambientale  o  ad  autorizzazione  integrata
ambientale di cui alla Parte II  del  decreto  legislativo  3  aprile
2006, n. 152; 
    z) «sito oggetto di bonifica»: sito nel quale sono state attivate
le procedure di  cui  al  Titolo  V,  della  Parte  IV,  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152; 
    aa) «opera»: il risultato di un insieme di lavori che di per  se'
esplichi una funzione economica o tecnica. Le opere  comprendono  sia
quelle che sono il risultato di un insieme di  lavori  edilizi  o  di
genio civile, sia quelle di difesa e  di  presidio  ambientale  e  di
ingegneria naturalistica. 
                               Art. 3 
 
 
                Esclusioni dal campo di applicazione 
 
  1. Il presente regolamento non si applica alle ipotesi disciplinate
dall'articolo 109 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  2.  Sono  esclusi  dall'ambito   di   applicazione   del   presente
regolamento i rifiuti  provenienti  direttamente  dall'esecuzione  di
interventi  di  demolizione  di  edifici   o   di   altri   manufatti
preesistenti, la cui gestione e' disciplinata ai sensi della Parte IV
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 

Titolo II

TERRE E ROCCE DA SCAVO CHE SODDISFANO LA DEFINIZIONE DI SOTTOPRODOTTO

Capo I

Disposizioni comuni

                               Art. 4 
 
 
              Criteri per qualificare le terre e rocce 
                     da scavo come sottoprodotti 
 
  1. In  attuazione  dell'articolo  184-bis,  comma  1,  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  il  presente  Capo  stabilisce  i
requisiti generali da soddisfare affinche' le terre e rocce da  scavo
generate in cantieri di piccole dimensioni,  in  cantieri  di  grandi
dimensioni e in cantieri di grandi dimensioni non sottoposti a VIA  e
AIA, siano qualificati come sottoprodotti e non come rifiuti, nonche'
le  disposizioni  comuni  ad  esse  applicabili.  Il  presente   Capo
definisce, altresi', le procedure per garantire  che  la  gestione  e
l'utilizzo delle terre e rocce da scavo  come  sottoprodotti  avvenga
senza pericolo per la salute dell'uomo  e  senza  recare  pregiudizio
all'ambiente. 
  2. Ai fini del comma 1 e  ai  sensi  dell'articolo  183,  comma  1,
lettera qq), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le  terre
e  rocce  da  scavo  per  essere  qualificate  sottoprodotti   devono
soddisfare i seguenti requisiti: 
    a) sono generate durante la realizzazione  di  un'opera,  di  cui
costituiscono parte integrante e il cui  scopo  primario  non  e'  la
produzione di tale materiale; 
    b) il loro utilizzo e' conforme alle disposizioni  del  piano  di
utilizzo  di  cui  all'articolo  9  o  della  dichiarazione  di   cui
all'articolo 21, e si realizza: 
      1) nel corso dell'esecuzione della stessa opera nella quale  e'
stato generato  o  di  un'opera  diversa,  per  la  realizzazione  di
reinterri,  riempimenti,  rimodellazioni,   rilevati,   miglioramenti
fondiari  o  viari,  recuperi  ambientali  oppure  altre   forme   di
ripristini e miglioramenti ambientali; 
      2) in processi produttivi,  in  sostituzione  di  materiali  di
cava; 
    c) sono idonee ad essere  utilizzate  direttamente,  ossia  senza
alcun   ulteriore   trattamento   diverso   dalla   normale   pratica
industriale; 
    d) soddisfano i requisiti di  qualita'  ambientale  espressamente
previsti dal Capo II o dal Capo  III  o  dal  Capo  IV  del  presente
regolamento, per le modalita'  di  utilizzo  specifico  di  cui  alla
lettera b). 
  3. Nei casi in cui le terre e rocce da scavo  contengano  materiali
di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammisti
ai materiali di origine  naturale  non  puo'  superare  la  quantita'
massima del 20% in peso, da quantificarsi secondo la  metodologia  di
cui all'allegato 10. Oltre al  rispetto  dei  requisiti  di  qualita'
ambientale di cui al comma 2, lettera d),  le  matrici  materiali  di
riporto sono sottoposte al test di cessione,  effettuato  secondo  le
metodiche di cui al decreto del Ministro dell'ambiente del 5 febbraio
1998, recante «Individuazione dei rifiuti non  pericolosi  sottoposti
alle procedure semplificate di recupero», pubblicato nel  supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16  aprile  1998,  per  i
parametri pertinenti, ad esclusione del parametro amianto, al fine di
accertare il rispetto delle concentrazioni soglia  di  contaminazione
delle acque sotterranee, di cui alla Tabella 2, Allegato 5, al Titolo
5, della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  o,
comunque, dei valori di  fondo  naturale  stabiliti  per  il  sito  e
approvati dagli enti di controllo. 
  4.  Fatto  salvo  quanto  previsto  dall'articolo  24,   comma   2,
sull'utilizzo nel sito di produzione delle terre  e  rocce  da  scavo
contenenti amianto presente negli  affioramenti  geologici  naturali,
alle terre e  rocce  da  scavo,  ai  fini  del  loro  utilizzo  quali
sottoprodotti, si applica per il  parametro  amianto  la  Tabella  1,
Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del decreto  legislativo  n.
152 del 2006, secondo quanto previsto  dall'allegato  4  al  presente
regolamento. Il parametro amianto e'  escluso  dall'applicazione  del
test di cessione. 
  5. La sussistenza delle condizioni di cui ai commi  2,  3  e  4  e'
attestata tramite la predisposizione e la trasmissione del  piano  di
utilizzo o della dichiarazione di cui all'articolo 21, nonche'  della
dichiarazione di avvenuto utilizzo in conformita' alle previsioni del
presente regolamento. 
                               Art. 5 
 
 
                         Deposito intermedio 
 
  1. Il deposito intermedio delle terre e rocce da scavo puo'  essere
effettuato nel sito di produzione, nel  sito  di  destinazione  o  in
altro sito a condizione che siano rispettati i seguenti requisiti: 
    a) il sito rientra nella medesima classe  di  destinazione  d'uso
urbanistica del sito di produzione, nel caso di sito di produzione  i
cui valori di soglia di contaminazione rientrano nei  valori  di  cui
alla colonna B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della  Parte  IV,
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  oppure  in  tutte  le
classi di destinazioni urbanistiche, nel  caso  in  cui  il  sito  di
produzione rientri nei valori di  cui  alla  colonna  A,  Tabella  1,
Allegato 5, al  Titolo  V,  della  Parte  IV,  del  medesimo  decreto
legislativo; 
    b) l'ubicazione e la durata del deposito sono indicate nel  piano
di utilizzo o nella dichiarazione di cui all'articolo 21; 
    c) la durata  del  deposito  non  puo'  superare  il  termine  di
validita'  del  piano  di  utilizzo  o  della  dichiarazione  di  cui
all'articolo 21; 
    d) il deposito delle  terre  e  rocce  da  scavo  e'  fisicamente
separato e gestito in modo autonomo anche rispetto ad altri  depositi
di terre e rocce da scavo oggetto di differenti piani di  utilizzo  o
dichiarazioni di cui all'articolo 21, e a eventuali rifiuti  presenti
nel sito in deposito temporaneo; 
    e) il deposito delle terre e rocce  da  scavo  e'  conforme  alle
previsioni del  piano  di  utilizzo  o  della  dichiarazione  di  cui
all'articolo 21 e si identifica tramite  segnaletica  posizionata  in
modo visibile, nella quale sono riportate le informazioni relative al
sito di produzione, alle quantita' del materiale depositato,  nonche'
i dati amministrativi del piano di utilizzo o della dichiarazione  di
cui all'articolo 21. 
  2. Il proponente o il produttore  puo'  individuare  nel  piano  di
utilizzo o nella dichiarazione di cui all'articolo 21, uno o piu'  di
siti di deposito intermedio idonei. In caso di variazione del sito di
deposito  intermedio  indicato  nel  piano  di   utilizzo   o   nella
dichiarazione di cui all'articolo 21, il proponente o  il  produttore
aggiorna il piano o la dichiarazione in  conformita'  alle  procedure
previste dal presente regolamento. 
  3. Decorso il periodo di durata del  deposito  intermedio  indicato
nel piano di utilizzo o nella dichiarazione di cui  all'articolo  21,
viene meno, con effetto  immediato,  la  qualifica  di  sottoprodotto
delle terre e  rocce  non  utilizzate  in  conformita'  al  piano  di
utilizzo o alla dichiarazione di cui  all'articolo  21  e,  pertanto,
tali terre e rocce sono gestite come rifiuti, nel rispetto di  quanto
indicato nella Parte IV, del decreto legislativo 3  aprile  2006,  n.
152. 
                               Art. 6 
 
 
                              Trasporto 
 
  1. Per le terre e  rocce  da  scavo  qualificate  sottoprodotti  il
trasporto  fuori  dal  sito  di  produzione  e'  accompagnato   dalla
documentazione  indicata   nell'allegato   7.   Tale   documentazione
equivale, ai fini della responsabilita' di  cui  all'articolo  8  del
decreto  legislativo  21  novembre  2005,  n.  286,  alla  copia  del
contratto in forma scritta di cui all'articolo 6 del medesimo decreto
legislativo. 
  2. La documentazione di cui al comma 1 e' predisposta  in  triplice
copia, una per  il  proponente  o  per  il  produttore,  una  per  il
trasportatore  e  una  per  il  destinatario,  anche  se   del   sito
intermedio, ed e' conservata dai predetti soggetti  per  tre  anni  e
resa disponibile, in qualunque momento, all'autorita'  di  controllo.
Qualora il proponente e l'esecutore sono soggetti diversi, una quarta
copia della documentazione deve essere conservata dall'esecutore. 
                               Art. 7 
 
 
                 Dichiarazione di avvenuto utilizzo 
 
  1. L'utilizzo delle terre e rocce da scavo in conformita' al  piano
di utilizzo o alla dichiarazione di cui all'articolo 21 e'  attestato
all'autorita'  competente  mediante  la  dichiarazione  di   avvenuto
utilizzo. 
  2.  La  dichiarazione  di  avvenuto  utilizzo,  redatta  ai   sensi
dell'articolo 47 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28
dicembre 2000, n. 445, e' resa dall'esecutore o dal produttore con la
trasmissione, anche  solo  in  via  telematica,  del  modulo  di  cui
all'allegato 8 all'autorita' e all'Agenzia di  protezione  ambientale
competenti per il  sito  di  destinazione,  al  comune  del  sito  di
produzione e al comune del sito di destinazione. La dichiarazione  e'
conservata per cinque anni dall'esecutore o dal produttore ed e' resa
disponibile all'autorita' di controllo. 
  3. La dichiarazione  di  avvenuto  utilizzo  deve  essere  resa  ai
soggetti di cui al comma 2, entro il termine di validita'  del  piano
di utilizzo o della dichiarazione di cui  all'articolo  21;  l'omessa
dichiarazione di avvenuto utilizzo entro  tale  termine  comporta  la
cessazione, con effetto immediato,  della  qualifica  delle  terre  e
rocce da scavo come sottoprodotto. 
  4. Il deposito intermedio delle terre e rocce da scavo  qualificate
sottoprodotti, non costituisce utilizzo, ai  sensi  dell'articolo  4,
comma 2, lettera b). 

Capo II

Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di grandi dimensioni

                               Art. 8 
 
 
                       Ambito di applicazione 
 
  1. Gli articoli da 9 a 18 si applicano alla gestione delle terre  e
rocce da scavo generate  nei  cantieri  di  grandi  dimensioni,  come
definiti nell'articolo 2, comma 1, lettera u), che, sulla base  della
caratterizzazione ambientale effettuata in conformita' agli  allegati
1 e  2,  soddisfano  i  requisiti  di  qualita'  ambientale  previsti
dall'allegato 4 per le modalita' di utilizzo specifico. 
                               Art. 9 
 
 
                          Piano di utilizzo 
 
  1. Il piano di utilizzo delle terre e rocce da  scavo,  redatto  in
conformita' alle disposizioni di cui all'allegato 5, e' trasmesso dal
proponente  all'autorita'  competente  e  all'Agenzia  di  protezione
ambientale territorialmente competente, per  via  telematica,  almeno
novanta giorni prima dell'inizio dei lavori. Nel caso in cui  l'opera
sia oggetto di una procedura di valutazione di impatto  ambientale  o
di autorizzazione  integrata  ambientale  ai  sensi  della  normativa
vigente, la trasmissione del piano di utilizzo  avviene  prima  della
conclusione del procedimento. 
  2. Il piano  include  la  dichiarazione  sostitutiva  dell'atto  di
notorieta'  redatta  ai  sensi  dell'articolo  47  del  decreto   del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, con la quale il
legale rappresentante dell'impresa o  la  persona  fisica  proponente
l'opera, attesta la sussistenza dei requisiti di cui all'articolo  4,
in  conformita'  anche  a  quanto  previsto  nell'allegato   3,   con
riferimento alla normale pratica industriale. 
  3. L'autorita' competente verifica d'ufficio la  completezza  e  la
correttezza  amministrativa  della  documentazione  trasmessa.  Entro
trenta giorni dalla presentazione del piano di utilizzo,  l'autorita'
competente puo' chiedere, in un'unica  soluzione,  integrazioni  alla
documentazione ricevuta. Decorso tale termine  la  documentazione  si
intende comunque completa. 
  4. Decorsi novanta giorni dalla presentazione del piano di utilizzo
ovvero dalla eventuale integrazione dello stesso ai sensi  del  comma
3, il proponente, a  condizione  che  siano  rispettati  i  requisiti
indicati nell'articolo 4, avvia la gestione delle terre  e  rocce  da
scavo  nel  rispetto  del  piano  di  utilizzo,  fermi  restando  gli
eventuali altri obblighi previsti  dalla  normativa  vigente  per  la
realizzazione dell'opera. 
  5. La sussistenza dei requisiti di cui all'articolo 4 e' verificata
dall'autorita' competente sulla base del piano di  utilizzo.  Per  le
opere soggette alle procedure di valutazione di  impatto  ambientale,
l'autorita'  competente  puo',  nel  provvedimento  conclusivo  della
procedura   di   valutazione   di   impatto   ambientale,   stabilire
prescrizioni ad integrazione del piano di utilizzo. 
  6. L'autorita' competente, qualora accerti la  mancata  sussistenza
dei requisiti  di  cui  all'articolo  4,  dispone  con  provvedimento
motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione delle  attivita'
di gestione delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti. 
  7. Fermi restando i compiti  di  vigilanza  e  controllo  stabiliti
dalle   norme   vigenti,   l'Agenzia   di    protezione    ambientale
territorialmente  competente  effettua,  secondo  una  programmazione
annuale, le  ispezioni,  i  controlli,  i  prelievi  e  le  verifiche
necessarie ad accertare il rispetto degli obblighi assunti nel  piano
di utilizzo trasmesso ai sensi del comma 1 e degli articoli 15 e  16,
secondo quanto previsto dall'allegato 9. I  controlli  sono  disposti
anche con metodo a campione o in base  a  programmi  settoriali,  per
categorie di attivita' o  nelle  situazioni  di  potenziale  pericolo
comunque segnalate o rilevate. 
  8.  Nella  fase  di  predisposizione  del  piano  di  utilizzo,  il
proponente  puo'  chiedere  all'Agenzia  di   protezione   ambientale
territorialmente competente o ai soggetti individuati dal decreto  di
cui all'articolo 13,  comma  2,  di  eseguire  verifiche  istruttorie
tecniche e amministrative finalizzate  alla  validazione  preliminare
del piano di utilizzo. In caso di validazione preliminare  del  piano
di utilizzo, i termini del comma 4 sono ridotti della meta'. 
  9. Il  proponente,  dopo  avere  trasmesso  il  piano  di  utilizzo
all'autorita' competente, puo'  chiedere  all'Agenzia  di  protezione
ambientale territorialmente competente o ai soggetti individuati  dal
decreto di cui all'articolo  13,  comma  2,  lo  svolgimento  in  via
preventiva dei controlli previsti dal comma 7. 
  10.  Gli  oneri  economici   derivanti   dalle   attivita'   svolte
dall'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente  ai
sensi dei commi 7, 8 e 9, nonche' quelli  derivanti  dalle  attivita'
svolte dai soggetti individuati dal decreto di cui  all'articolo  13,
comma 2, ai sensi dei commi 8 e 9, sono a carico del proponente. 
                               Art. 10 
 
 
             Terre e rocce conformi alle concentrazioni 
                   soglia di contaminazione - CSC 
 
  1. Qualora nelle terre e  rocce  da  scavo  le  concentrazioni  dei
parametri di cui all'allegato 4 non superino le concentrazioni soglia
di contaminazione di cui alle colonne A e B, Tabella 1,  Allegato  5,
al Titolo V, della Parte IV, del decreto legislativo 3  aprile  2006,
n. 152, con riferimento alla specifica destinazione d'uso urbanistica
del sito di produzione e del sito di destinazione indicati nel  piano
di utilizzo, il piano di utilizzo e' predisposto e trasmesso  secondo
le procedure indicate nell'articolo 9. 
  2. Per verificare la sussistenza dei requisiti di cui  all'articolo
4, l'autorita' competente, entro trenta  giorni  dalla  presentazione
del piano di utilizzo o  dell'eventuale  integrazione  dello  stesso,
puo' chiedere all'Agenzia di protezione  ambientale  territorialmente
competente di effettuare le dovute  verifiche,  con  imposizione  dei
relativi oneri a carico del proponente, motivando  la  richiesta  con
riferimento alla tipologia di area in cui  e'  realizzata  l'opera  o
alla presenza di interventi antropici non sufficientemente  indagati;
in tal  caso  l'Agenzia  di  protezione  ambientale  territorialmente
competente puo' chiedere al proponente un approfondimento  d'indagine
in contraddittorio e, entro sessanta giorni, accerta  la  sussistenza
dei requisiti  di  cui  sopra  comunicando  gli  esiti  all'autorita'
competente. 
                               Art. 11 
 
 
                   Terre e rocce da scavo conformi 
                     ai valori di fondo naturale 
 
  1. Qualora la realizzazione dell'opera interessi un  sito  in  cui,
per fenomeni di origine naturale, nelle terre e  rocce  da  scavo  le
concentrazioni dei parametri  di  cui  all'allegato  4,  superino  le
concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne  A  e  B,
Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV,  del  decreto  n.
152 del 2006, e' fatta salva la possibilita' che le concentrazioni di
tali parametri vengano assunte  pari  al  valore  di  fondo  naturale
esistente. A tal fine,  in  fase  di  predisposizione  del  piano  di
utilizzo, il proponente segnala il superamento di cui sopra ai  sensi
dell'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.  152,  e
contestualmente  presenta  all'Agenzia   di   protezione   ambientale
territorialmente competente un  piano  di  indagine  per  definire  i
valori di fondo naturale da assumere. Tale piano,  condiviso  con  la
competente Agenzia, e' eseguito dal proponente con  oneri  a  proprio
carico, in  contraddittorio  con  l'Agenzia  entro  60  giorni  dalla
presentazione  dello  stesso.  Il  piano  di   indagine   puo'   fare
riferimento anche ai  dati  pubblicati  e  validati  dall'Agenzia  di
protezione ambientale territorialmente competente  relativi  all'area
oggetto di  indagine.  Sulla  base  delle  risultanze  del  piano  di
indagine, nonche' di altri dati disponibili  per  l'area  oggetto  di
indagine,  l'Agenzia  di   protezione   ambientale   competente   per
territorio definisce  i  valori  di  fondo  naturale.  Il  proponente
predispone il piano di  utilizzo  sulla  base  dei  valori  di  fondo
definiti dall'Agenzia. 
  2. Le terre e rocce da scavo di cui al comma  1  sono  utilizzabili
nell'ambito del sito di produzione o in un sito diverso a  condizione
che  tale  ultimo  sito  presenti  valori  di  fondo   naturale   con
caratteristiche analoghe in termini di  concentrazione  per  tutti  i
parametri oggetto di superamento nella caratterizzazione del sito  di
produzione. La  predisposizione  e  la  presentazione  del  piano  di
utilizzo  avviene  secondo  le  procedure  e  le  modalita'  di   cui
all'articolo 9. 
                               Art. 12 
 
 
                   Terre e rocce da scavo prodotte 
                   in un sito oggetto di bonifica 
 
  1. Nel caso in cui il sito di produzione ricada in un sito  oggetto
di bonifica, sulla base dei risultati della caratterizzazione di  cui
all'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.  152,  su
richiesta e con  oneri  a  carico  del  proponente,  i  requisiti  di
qualita' ambientale di cui all'articolo 4, riferiti sia  al  sito  di
produzione che al sito di destinazione, sono validati dall'Agenzia di
protezione  ambientale  territorialmente  competente.   Quest'ultima,
entro sessanta giorni dalla richiesta, comunica al proponente se  per
le terre e rocce da scavo  i  valori  riscontrati,  per  i  parametri
pertinenti   al   procedimento   di   bonifica,   non   superano   le
concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne  A  e  B,
Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte  IV,  del  decreto  3
aprile 2006, n 152, con riferimento alla specifica destinazione d'uso
urbanistica del sito  di  produzione  e  di  destinazione  che  sara'
indicato nel piano  di  utilizzo.  In  caso  di  esito  positivo,  la
predisposizione e la presentazione  del  piano  di  utilizzo  avviene
secondo le procedure e le modalita' indicate nell'articolo 9. 
                               Art. 13 
 
 
                       Controllo equipollente 
 
  1.  Nel  caso   in   cui   l'Agenzia   di   protezione   ambientale
territorialmente competente non esegua le  attivita'  previste  dagli
articoli 10, 11, 12  e  20,  comma  3,  nei  termini  rispettivamente
stabiliti dagli articoli 10, comma 2, 11, comma 1, 12, comma 1, e 20,
comma 3; le suddette attivita' possono, su richiesta e  con  oneri  a
carico  del  proponente,  essere  eseguite  anche  da  altri   organi
dell'amministrazione   pubblica   o   enti   pubblici    dotati    di
qualificazione e capacita' tecnica equipollenti. 
  2. Ai fini del comma 1, entro 60 giorni dalla data  di  entrata  in
vigore  del  presente   regolamento,   con   decreto   del   Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare  di  concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la  Conferenza
Unificata, e' individuato l'elenco degli organi  dell'amministrazione
pubblica o enti pubblici che svolgono  attivita'  tecnico-scientifica
in  materia  ambientale  o  sanitaria  dotati  di  qualificazione   e
capacita' tecnica equipollenti all'Agenzia di  protezione  ambientale
territorialmente competente e sono approvate le  tabelle  recanti  le
tariffe che i proponenti  devono  corrispondere  quali  corrispettivi
delle prestazioni richieste. 
                               Art. 14 
 
 
                   Efficacia del piano di utilizzo 
 
  1. Nel piano di utilizzo e' indicata la durata  del  piano  stesso.
Salvo deroghe espressamente  motivate  dall'autorita'  competente  in
ragione delle opere da realizzare, l'inizio dei lavori avviene  entro
due anni dalla presentazione del piano di utilizzo. 
  2. Allo scadere dei termini di  cui  al  comma  1,  viene  meno  la
qualifica  di  sottoprodotto  delle  terre  e  rocce  da  scavo   con
conseguente obbligo di gestire le stesse come rifiuti ai sensi  della
Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  3. In caso di  violazione  degli  obblighi  assunti  nel  piano  di
utilizzo viene meno la qualifica di sottoprodotto delle terre e rocce
da scavo con conseguente obbligo di gestirle come rifiuto,  ai  sensi
della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  4. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 15, il venir  meno  di
una delle condizioni di cui all'articolo 4, fa cessare  la  validita'
del piano di utilizzo e comporta l'obbligo  di  gestire  le  terre  e
rocce da scavo come rifiuto ai  sensi  della  Parte  IV  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  5. Il piano di utilizzo e' conservato presso il sito di  produzione
delle terre e rocce da scavo e presso la sede legale  del  proponente
e, se diverso, anche dell'esecutore,  per  cinque  anni  a  decorrere
dalla data di redazione dello stesso e reso disponibile in  qualunque
momento all'autorita' di controllo. Copia di tale  documentazione  e'
conservata anche dall'autorita' competente. 
                               Art. 15 
 
 
                 Aggiornamento del piano di utilizzo 
 
  1.  In  caso  di  modifica  sostanziale  dei   requisiti   di   cui
all'articolo 4, indicati nel  piano  di  utilizzo,  il  proponente  o
l'esecutore aggiorna il piano di  utilizzo  e  lo  trasmette  in  via
telematica ai soggetti di cui all'articolo 9, comma 1,  corredato  da
idonea  documentazione,  anche  di   natura   tecnica,   recante   le
motivazioni  a  sostegno  delle  modifiche   apportate.   L'autorita'
competente  verifica  d'ufficio  la  completezza  e  la   correttezza
amministrativa della documentazione presentata e, entro trenta giorni
dalla presentazione del piano di utilizzo aggiornato, puo'  chiedere,
in un'unica soluzione,  integrazioni  della  documentazione.  Decorso
tale termine la documentazione si intende comunque completa. 
  2. Costituisce modifica sostanziale: 
    a) l'aumento del volume in banco in misura superiore al 20% delle
terre e rocce da scavo oggetto del piano di utilizzo; 
    b) la destinazione delle terre e rocce da scavo  ad  un  sito  di
destinazione o ad un utilizzo diversi da quelli indicati nel piano di
utilizzo; 
    c) la destinazione delle terre e rocce da scavo  ad  un  sito  di
deposito intermedio diverso da quello indicato nel piano di utilizzo; 
    d) la modifica delle tecnologie di scavo. 
  Gli effetti delle modifiche sostanziali del piano di utilizzo sulla
procedura di VIA sono definiti dalle  disposizioni  del  Titolo  III,
della Parte II, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  3. Nel caso previsto dal comma 2, lettera a), il piano di  utilizzo
e' aggiornato entro 15 giorni dal momento in cui  e'  intervenuta  la
variazione. Decorso tale termine cessa,  con  effetto  immediato,  la
qualifica come sottoprodotto della quota parte delle terre e rocce da
scavo eccedenti le previsioni del piano di utilizzo. Decorsi sessanta
giorni dalla trasmissione del piano di utilizzo aggiornato, senza che
sia  intervenuta  richiesta  di  integrazione  documentale  da  parte
dell'autorita' competente, le terre e rocce  da  scavo  eccedenti  il
volume del piano originario sono gestite in conformita' al  piano  di
utilizzo aggiornato. 
  4. Nei casi previsti dal comma 2,  lettere  b)  e  c),  decorsi  60
giorni dalla trasmissione del piano di utilizzo aggiornato, senza che
sia  intervenuta  richiesta  di  integrazione  documentale  da  parte
dell'autorita' competente, le terre e rocce da scavo  possono  essere
utilizzate  e  gestite  in  modo  conforme  al  piano   di   utilizzo
aggiornato. 
  5. Nel caso previsto dal comma 2, lettera  d),  decorsi  60  giorni
dalla trasmissione del piano di utilizzo aggiornato,  senza  che  sia
intervenuta  richiesta   di   integrazione   documentale   da   parte
dell'autorita' competente, possono essere applicate le tecnologie  di
scavo previste dal piano di utilizzo aggiornato. 
  6. La procedura di aggiornamento del  piano  di  utilizzo  relativa
alle modifiche sostanziali di cui alla lettera b) del comma  2,  puo'
essere effettuata per un massimo di due volte, fatte salve  eventuali
deroghe espressamente motivate dall'autorita' competente  in  ragione
di circostanze sopravvenute impreviste o imprevedibili. 
                               Art. 16 
 
 
            Proroga del piano di utilizzo e accertamenti 
            sul piano di utilizzo aggiornato o prorogato 
 
  1. Il termine di cui all'articolo 14, comma 1, relativo  all'inizio
dei lavori o alla durata del piano di utilizzo, puo' essere prorogato
una sola volta e per la durata massima di due  anni  in  presenza  di
circostanze sopravvenute, impreviste  o  imprevedibili,  fatte  salve
eventuali deroghe espressamente motivate dall'autorita' competente in
ragione dell'entita' o complessita' delle opere da realizzare. A  tal
fine il  proponente,  prima  della  scadenza  dei  suddetti  termini,
trasmette in via telematica all'autorita' competente e all'Agenzia di
protezione ambientale territorialmente competente  una  comunicazione
con  l'indicazione  del  nuovo  termine   e   delle   motivazioni   a
giustificazione della proroga. 
  2. Nel caso di  aggiornamento  o  proroga  del  piano  di  utilizzo
l'autorita' competente, qualora accerti la  mancata  sussistenza  dei
requisiti di cui all'articolo 4 o  della  motivazione  richiesta  dal
comma 1 o  dall'articolo  15,  comma  6,  dispone  con  provvedimento
motivato il divieto di  gestire  le  terre  e  rocce  da  scavo  come
sottoprodotti. Per verificare la sussistenza  dei  requisiti  di  cui
all'articolo 4, l'autorita' competente puo' chiedere  all'Agenzia  di
protezione ambientale territorialmente competente  di  effettuare  le
necessarie verifiche secondo la procedura  di  cui  all'articolo  10,
comma 2. 
                               Art. 17 
 
 
                 Realizzazione del piano di utilizzo 
 
  1. Prima dell'inizio dei lavori, il  proponente  comunica,  in  via
telematica, all'autorita'  competente  e  all'Agenzia  di  protezione
ambientale territorialmente competente i  riferimenti  dell'esecutore
del piano di utilizzo. 
  2. A far data dalla comunicazione di cui al  comma  1,  l'esecutore
del piano di utilizzo e' tenuto a far proprio e rispettare  il  piano
di utilizzo e ne e' responsabile. 
  3. L'esecutore del piano di utilizzo redige la modulistica  di  cui
agli allegati 6 e 7 necessaria a garantire  la  tracciabilita'  delle
terre e rocce da scavo qualificate sottoprodotti. 
                               Art. 18 
 
 
                          Gestione dei dati 
 
  1. Al fine di garantire pubblicita' e trasparenza dei dati relativi
alla qualita' ambientale del  territorio  nazionale,  ogni  autorita'
competente  comunica  i  dati  dei  piani  di  utilizzo  all'Istituto
Superiore per la Protezione e la  Ricerca  ambientale  (ISPRA),  onde
consentire   l'aggiornamento   della    cartografia    relativa    ai
campionamenti,  cui  e'  associato  un  archivio  dei  valori   delle
concentrazioni di contaminanti riscontrati nelle verifiche pervenute.
La comunicazione e' inviata anche alla Regione o Provincia Autonoma e
all'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente. 
  2. L'ISPRA, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente regolamento, pubblica sul proprio sito web  un  disciplinare
tecnico per definire gli standard delle informazioni e  le  modalita'
di trasmissione delle stesse. 
                               Art. 19 
 
 
      Disciplina dei costi sostenuti dall'Agenzia di protezione 
               ambientale territorialmente competente 
 
  1.  L'ISPRA,  entro  tre  mesi  dalla  pubblicazione  del  presente
regolamento, predispone  un  tariffario  nazionale  da  applicare  al
proponente per la copertura  dei  costi  sopportati  dall'Agenzia  di
protezione     ambientale     territorialmente     competente     per
l'organizzazione  e  lo  svolgimento  delle  attivita'  di  cui  agli
articoli 9, 10, 11,  12,  16,  20  e  21  del  presente  regolamento,
individuando il costo minimo e un costo proporzionale  ai  volumi  di
terre  e  rocce  da  scavo.  Nei  successivi  tre  mesi  il  Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare  adotta,  con
proprio decreto, il tariffario nazionale.  Nelle  more  dell'adozione
del tariffario nazionale, i costi sono definiti dai  tariffari  delle
Agenzie di protezione ambientale territorialmente competenti. 

Capo III

Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di piccole dimensioni

                               Art. 20 
 
 
                       Ambito di applicazione 
 
  1. Le disposizioni del presente Capo  si  applicano  alle  terre  e
rocce da scavo prodotte  in  cantieri  di  piccole  dimensioni,  come
definiti nell'articolo 2, comma 1, lettera t), se, con riferimento ai
requisiti ambientali di cui all'articolo 4, il  produttore  dimostra,
qualora  siano  destinate  a  recuperi,  ripristini,  rimodellamenti,
riempimenti ambientali o altri utilizzi  sul  suolo,  che  non  siano
superati i valori delle concentrazioni soglia  di  contaminazione  di
cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5,  al  Titolo  V,  della
Parte IV,  del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  con
riferimento alle caratteristiche  delle  matrici  ambientali  e  alla
destinazione d'uso urbanistica del sito di  destinazione,  e  che  le
terre e rocce da scavo non costituiscono fonte diretta o indiretta di
contaminazione per le acque sotterranee,  fatti  salvi  i  valori  di
fondo naturale. 
  2. Nel caso in cui, per fenomeni di origine naturale siano superate
le concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B,
Tabella 1, Allegato 5, al Titolo  V,  della  Parte  IV,  del  decreto
legislativo 3 aprile  2006,  n.  152,  i  valori  di  fondo  naturale
sostituiscono le suddette concentrazioni soglia di contaminazione.  A
tal fine, i  valori  di  fondo  da  assumere  sono  definiti  con  la
procedura di cui all'articolo 11, comma 1, e, in tal caso, l'utilizzo
delle terre e rocce da scavo  come  sottoprodotti  e'  possibile  nel
rispetto delle condizioni indicate nell'articolo 11, comma 2. 
  3. Qualora il sito di produzione  delle  terre  e  rocce  da  scavo
ricada in un sito oggetto di bonifica, su richiesta  e  con  oneri  a
carico del produttore, i requisiti  di  qualita'  ambientale  di  cui
all'articolo 4, sono validati dall'Agenzia di  protezione  ambientale
territorialmente   competente,   secondo   la   procedura    definita
nell'articolo 12. L'Agenzia di protezione ambientale territorialmente
competente,  entro  sessanta  giorni  dalla  data  della   richiesta,
comunica al produttore se per le terre e rocce da scavo i parametri e
i composti pertinenti al procedimento di  bonifica  non  superano  le
concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle  colonne  A  e  B
della sopra  indicata  Tabella  1,  con  riferimento  alla  specifica
destinazione  d'uso  urbanistica  del  sito  di   produzione   e   di
destinazione, affinche' siano indicati  nella  dichiarazione  di  cui
all'articolo 21. 
                               Art. 21 
 
 
              Dichiarazione di utilizzo per i cantieri 
                        di piccole dimensioni 
 
  1. La sussistenza delle condizioni  previste  dall'articolo  4,  e'
attestata dal produttore tramite  una  dichiarazione  sostitutiva  di
atto di notorieta' resa ai sensi dell'articolo  47  del  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  28  dicembre  2000,  n.  445,  con  la
trasmissione, anche solo in via telematica, almeno  15  giorni  prima
dell'inizio dei lavori di scavo, del modulo di cui all'allegato 6  al
comune del luogo di produzione e all'Agenzia di protezione ambientale
territorialmente competente. Nella dichiarazione il produttore indica
le quantita' di terre e rocce da scavo  destinate  all'utilizzo  come
sottoprodotti, l'eventuale sito di deposito intermedio,  il  sito  di
destinazione, gli estremi delle autorizzazioni per  la  realizzazione
delle opere e i  tempi  previsti  per  l'utilizzo,  che  non  possono
comunque superare un anno dalla data  di  produzione  delle  terre  e
rocce da scavo, salvo il caso in cui l'opera nella quale le  terre  e
rocce da scavo  qualificate  come  sottoprodotti  sono  destinate  ad
essere utilizzate, preveda un termine di esecuzione superiore. 
  2. La dichiarazione sostitutiva di atto di  notorieta'  di  cui  al
comma  1,  assolve  la  funzione  del  piano  di  utilizzo   di   cui
all'articolo 2, comma 1, lettera f). 
  3.  Nel  caso  di  modifica  sostanziale  dei  requisiti   di   cui
all'articolo 4, il produttore aggiorna la  dichiarazione  di  cui  al
comma 1 e la trasmette, anche solo in via telematica, al  comune  del
luogo  di  produzione  e   all'Agenzia   di   protezione   ambientale
territorialmente competente. Decorsi  15  giorni  dalla  trasmissione
della dichiarazione aggiornata, le terre e  rocce  da  scavo  possono
essere  gestite  in  conformita'   alla   dichiarazione   aggiornata.
Costituiscono modifiche sostanziali quelle indicate all'articolo  15,
comma 2. Qualora la variazione riguardi il sito di destinazione o  il
diverso utilizzo delle terre e rocce da scavo, l'aggiornamento  della
dichiarazione puo' essere effettuato per un  massimo  di  due  volte,
fatte  salve  eventuali  circostanze   sopravvenute,   impreviste   o
imprevedibili. 
  4. I tempi previsti per l'utilizzo delle terre  e  rocce  da  scavo
come sottoprodotti possono essere prorogati una sola volta e  per  la
durata massima di sei mesi, in presenza di circostanze  sopravvenute,
impreviste o imprevedibili. A tal fine  il  produttore,  prima  della
data  di  scadenza   del   termine   di   utilizzo   indicato   nella
dichiarazione,  comunica  al  comune  del  luogo  di   produzione   e
all'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente,  il
nuovo termine di utilizzo, motivando le ragioni della proroga. 
  5.  Le  attivita'  di  scavo  e  di  utilizzo  sono  effettuate  in
conformita' alla vigente disciplina urbanistica  e  di  tutela  della
salute e sicurezza dei lavoratori. 
  6. Fermi restando i compiti  di  vigilanza  e  controllo  stabiliti
dalle  norme   vigenti,   le   Agenzie   di   protezione   ambientale
territorialmente competenti effettuano,  secondo  una  programmazione
annuale, le  ispezioni,  i  controlli,  i  prelievi  e  le  verifiche
necessarie ad accertare il  rispetto  degli  obblighi  assunti  nella
dichiarazione di cui al comma 1. L'onere  economico  derivante  dallo
svolgimento delle attivita' di controllo e' a carico del  produttore.
I controlli sono disposti anche con metodo a campione  o  in  base  a
programmi settoriali, per categorie di attivita' o  nelle  situazioni
di potenziale pericolo comunque segnalate o rilevate. 
  7. L'autorita' competente, qualora accerti l'assenza dei  requisiti
di cui all'articolo 4, o delle circostanze sopravvenute, impreviste o
imprevedibili di cui ai commi 3 e 4, dispone  il  divieto  di  inizio
ovvero di prosecuzione delle attivita'  di  gestione  delle  terre  e
rocce da scavo come sottoprodotti. 

Capo IV

Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di grandi dimensioni non
sottoposti a VIA e AIA

                               Art. 22 
 
 
                    Cantieri di grandi dimensioni 
                     non sottoposti a VIA e AIA 
 
  1. Le terre e  rocce  da  scavo  generate  in  cantieri  di  grandi
dimensioni non sottoposti a VIA o AIA, come definiti nell'articolo 2,
comma 1, lettera v),  per  essere  qualificate  sottoprodotti  devono
rispettare i requisiti di cui all'articolo  4,  nonche'  i  requisiti
ambientali  indicati  nell'articolo  20.  Il  produttore  attesta  il
rispetto dei requisiti richiesti mediante  la  predisposizione  e  la
trasmissione della dichiarazione di cui all'articolo  21  secondo  le
procedure e le modalita' indicate negli articoli 20 e 21. 

Titolo III

DISPOSIZIONI SULLE TERRE E ROCCE DA SCAVO QUALIFICATE RIFIUTI

                               Art. 23 
 
 
Disciplina del deposito temporaneo  delle  terre  e  rocce  da  scavo
                         qualificate rifiuti 
 
  1. Per  le  terre  e  rocce  da  scavo  qualificate  con  i  codici
dell'elenco europeo dei rifiuti  17.05.04  o  17.05.03*  il  deposito
temporaneo di cui all'articolo 183, comma 1, lettera bb), del decreto
legislativo 3  aprile  2006,  n.  152,  si  effettua,  attraverso  il
raggruppamento e il deposito  preliminare  alla  raccolta  realizzati
presso il sito di produzione, nel rispetto delle seguenti condizioni: 
    a) le terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti  contenenti
inquinanti organici persistenti di cui al regolamento  (CE)  850/2004
sono depositate nel rispetto delle norme  tecniche  che  regolano  lo
stoccaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e sono  gestite
conformemente al predetto regolamento; 
    b) le terre e rocce da scavo sono raccolte e avviate a operazioni
di recupero o di smaltimento secondo  una  delle  seguenti  modalita'
alternative: 1) con  cadenza  almeno  trimestrale,  indipendentemente
dalle quantita' in deposito; 2) quando il  quantitativo  in  deposito
raggiunga complessivamente i 4000 metri cubi, di cui  non  oltre  800
metri cubi di rifiuti classificati come pericolosi. In ogni  caso  il
deposito temporaneo non puo' avere durata superiore ad un anno; 
    c) il deposito e' effettuato nel rispetto  delle  relative  norme
tecniche; 
    d) nel caso di rifiuti pericolosi, il deposito e' realizzato  nel
rispetto delle norme che  disciplinano  il  deposito  delle  sostanze
pericolose in  essi  contenute  e  in  maniera  tale  da  evitare  la
contaminazione delle matrici ambientali, garantendo in particolare un
idoneo isolamento dal suolo, nonche' la  protezione  dall'azione  del
vento e dalle acque meteoriche, anche  con  il  convogliamento  delle
acque stesse. 

Titolo IV

TERRE E ROCCE DA SCAVO ESCLUSE DALL'AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA
DISCIPLINA SUI RIFIUTI

                               Art. 24 
 
 
Utilizzo nel sito di produzione delle terre  e  rocce  escluse  dalla
                         disciplina rifiuti 
 
  1.  Ai  fini  dell'esclusione  dall'ambito  di  applicazione  della
normativa sui rifiuti, le  terre  e  rocce  da  scavo  devono  essere
conformi ai requisiti di cui all'articolo 185, comma 1,  lettera  c),
del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.  152,  e  in  particolare
devono essere utilizzate  nel  sito  di  produzione.  Fermo  restando
quanto previsto  dall'articolo  3,  comma  2,  del  decreto-legge  25
gennaio 2012, n. 2, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  24
marzo 2012, n. 28, la  non  contaminazione  e'  verificata  ai  sensi
dell'allegato 4 del presente regolamento. 
  2. Ferma restando l'applicazione dell'articolo 11, comma 1, ai fini
del presente articolo, le terre  e  rocce  da  scavo  provenienti  da
affioramenti  geologici  naturali  contenenti   amianto   in   misura
superiore al valore determinato ai sensi dell'articolo  4,  comma  4,
possono essere riutilizzate esclusivamente  nel  sito  di  produzione
sotto diretto controllo delle autorita' competenti.  A  tal  fine  il
produttore ne da' immediata comunicazione all'Agenzia  di  protezione
ambientale  e  all'Azienda  sanitaria  territorialmente   competenti,
presentando  apposito  progetto  di  riutilizzo.  Gli  organismi   di
controllo sopra individuati  effettuano  le  necessarie  verifiche  e
assicurano il rispetto delle condizioni di cui al primo periodo. 
  3. Nel caso in cui la produzione di terre e rocce da scavo  avvenga
nell'ambito della realizzazione di opere  o  attivita'  sottoposte  a
valutazione di impatto ambientale, la sussistenza delle condizioni  e
dei requisiti di cui all'articolo  185,  comma  1,  lettera  c),  del
decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.  152,  e'  effettuata  in  via
preliminare, in funzione del livello di progettazione e  in  fase  di
stesura dello studio  di  impatto  ambientale  (SIA),  attraverso  la
presentazione di un «Piano preliminare  di  utilizzo  in  sito  delle
terre e rocce da scavo escluse  dalla  disciplina  dei  rifiuti»  che
contenga: 
    a) descrizione dettagliata delle opere da realizzare, comprese le
modalita' di scavo; 
    b) inquadramento ambientale del sito (geografico, geomorfologico,
geologico, idrogeologico, destinazione d'uso delle aree attraversate,
ricognizione dei siti a rischio potenziale di inquinamento); 
    c) proposta del piano di caratterizzazione delle terre e rocce da
scavo da eseguire nella fase di progettazione  esecutiva  o  comunque
prima dell'inizio dei lavori, che contenga almeno: 
      1. numero e caratteristiche dei punti di indagine; 
      2. numero e modalita' dei campionamenti da effettuare; 
      3. parametri da determinare; 
    d) volumetrie previste delle terre e rocce da scavo; 
    e) modalita' e volumetrie previste delle terre e rocce  da  scavo
da riutilizzare in sito. 
  4. In fase di progettazione esecutiva o comunque prima  dell'inizio
dei lavori, in conformita' alle previsioni del «Piano preliminare  di
utilizzo  in  sito  delle  terre  e  rocce  da  scavo  escluse  dalla
disciplina  dei  rifiuti»  di  cui  al  comma  2,  il  proponente   o
l'esecutore: 
    a) effettua il campionamento dei terreni,  nell'area  interessata
dai lavori, per la loro caratterizzazione al fine  di  accertarne  la
non contaminazione ai fini  dell'utilizzo  allo  stato  naturale,  in
conformita' con quanto pianificato in fase di autorizzazione; 
    b) redige,  accertata  l'idoneita'  delle  terre  e  rocce  scavo
all'utilizzo ai sensi e per gli effetti dell'articolo 185,  comma  1,
lettera c), del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  un
apposito progetto in cui sono definite: 
      1. le volumetrie definitive di scavo delle terre e rocce; 
      2. la quantita' delle terre e rocce da riutilizzare; 
      3. la collocazione e durata dei depositi delle terre e rocce da
scavo; 
      4. la collocazione definitiva delle terre e rocce da scavo. 
  5. Gli esiti delle attivita' eseguite ai sensi  del  comma  3  sono
trasmessi  all'autorita'  competente  e  all'Agenzia  di   protezione
ambientale territorialmente competente, prima dell'avvio dei lavori. 
  6. Qualora in fase di  progettazione  esecutiva  o  comunque  prima
dell'inizio dei lavori non venga accertata l'idoneita' del  materiale
scavato all'utilizzo ai sensi dell'articolo 185, comma 1, lettera c),
le terre e rocce sono gestite come rifiuti ai sensi  della  Parte  IV
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 

Titolo V

TERRE E ROCCE DA SCAVO NEI SITI OGGETTO DI BONIFICA

                               Art. 25 
 
 
                         Attivita' di scavo 
 
  1. Fatto salvo quanto  disposto  dall'articolo  34,  comma  7,  del
decreto-legge   12   settembre   2014,   n.   133,   convertito   con
modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, per le attivita'
di  scavo  da  realizzare  nei  siti   oggetto   di   bonifica   gia'
caratterizzati ai sensi dell'articolo 242 del decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, si applicano le seguenti procedure: 
    a) nella  realizzazione  degli  scavi  e'  analizzato  un  numero
significativo di campioni di suolo insaturo prelevati da stazioni  di
misura  rappresentative  dell'estensione  dell'opera  e  del   quadro
ambientale conoscitivo. Il  piano  di  dettaglio,  comprensivo  della
lista degli analiti da  ricercare  e'  concordato  con  l'Agenzia  di
protezione ambientale territorialmente competente  che  si  pronuncia
entro e non oltre il termine di trenta  giorni  dalla  richiesta  del
proponente,  eventualmente  stabilendo  particolari  prescrizioni  in
relazione  alla  specificita'  del   sito   e   dell'intervento.   Il
proponente, trenta giorni prima dell'avvio dei lavori, trasmette agli
Enti interessati il piano operativo degli interventi  previsti  e  un
dettagliato cronoprogramma con l'indicazione della data di inizio dei
lavori; 
    b) le attivita' di scavo sono effettuate senza creare pregiudizio
agli interventi e alle opere  di  prevenzione,  messa  in  sicurezza,
bonifica e ripristino necessarie ai sensi del Titolo V,  della  Parte
IV, e della Parte VI del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e
nel rispetto della normativa vigente in tema di  salute  e  sicurezza
dei lavoratori. Sono, altresi', adottate le precauzioni necessarie  a
non aumentare i livelli  di  inquinamento  delle  matrici  ambientali
interessate e, in particolare, delle acque sotterranee soprattutto in
presenza di falde idriche superficiali. Le eventuali fonti attive  di
contaminazione, quali rifiuti o prodotto libero, rilevate  nel  corso
delle attivita' di scavo, sono rimosse e gestite nel  rispetto  delle
norme in materia di gestione dei rifiuti. 
                               Art. 26 
 
 
                          Utilizzo nel sito 
 
  1. L'utilizzo delle terre e rocce prodotte dalle attivita' di scavo
di cui all'articolo 25 all'interno di un sito oggetto di bonifica  e'
sempre consentito a condizione che sia garantita la conformita'  alle
concentrazioni soglia di contaminazione per la specifica destinazione
d'uso o ai valori di fondo naturale. Nel caso in cui l'utilizzo delle
terre e rocce da scavo sia inserito all'interno  di  un  progetto  di
bonifica approvato, si applica  quanto  previsto  dall'articolo  242,
comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 
  2. Le terre e rocce  da  scavo  non  conformi  alle  concentrazioni
soglia di contaminazione o ai valori  di  fondo,  ma  inferiori  alle
concentrazioni soglia di rischio,  possono  essere  utilizzate  nello
stesso sito alle seguenti condizioni: 
    a) le concentrazioni soglia di rischio, all'esito dell'analisi di
rischio, sono preventivamente approvate dall'autorita' ordinariamente
competente, nell'ambito del procedimento di cui agli articoli  242  o
252  del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,   mediante
convocazione di apposita conferenza di servizi. Le terre e  rocce  da
scavo  conformi  alle   concentrazioni   soglia   di   rischio   sono
riutilizzate nella medesima area assoggettata all'analisi di  rischio
e nel rispetto del modello concettuale  preso  come  riferimento  per
l'elaborazione dell'analisi di rischio. Non e'  consentito  l'impiego
di terre e rocce da scavo  conformi  alle  concentrazioni  soglia  di
rischio in sub-aree nelle quali e' stato accertato il rispetto  delle
concentrazioni soglia di contaminazione; 
    b) qualora ai fini del calcolo  delle  concentrazioni  soglia  di
rischio  non  sia  stato  preso  in  considerazione  il  percorso  di
lisciviazione in falda, l'utilizzo delle terre e rocce  da  scavo  e'
consentito solo nel rispetto delle  condizioni  e  delle  limitazioni
d'uso indicate all'atto dell'approvazione dell'analisi di rischio  da
parte dell'autorita' competente. 

Titolo VI

DISPOSIZIONI INTERTEMPORALI, TRANSITORIE E FINALI

                               Art. 27 
 
 
          Disposizioni intertemporali, transitorie e finali 
 
  1.  I  piani  e  i  progetti  di  utilizzo  gia'  approvati   prima
dell'entrata in vigore del presente regolamento restano  disciplinati
dalla relativa normativa previgente, che si applica anche a tutte  le
modifiche  e  agli  aggiornamenti  dei  suddetti  piani  e   progetti
intervenuti  successivamente  all'entrata  in  vigore  del   presente
regolamento.  Resta  fermo  che  i   materiali   riconducibili   alla
definizione di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), del  presente
regolamento utilizzati  e  gestiti  in  conformita'  ai  progetti  di
utilizzo approvati ai sensi dell'articolo 186 del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, ovvero ai piani di utilizzo approvati ai sensi
del  decreto  del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  e   del
territorio e del mare 10 agosto 2012,  n.  161,  sono  considerati  a
tutti gli effetti sottoprodotti e legittimamente allocati nei siti di
destinazione. 
  2. I progetti per i quali  alla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente regolamento  e'  in  corso  una  procedura  ai  sensi  della
normativa   previgente   restano    disciplinati    dalle    relative
disposizioni. Per tali progetti e' fatta comunque salva  la  facolta'
di presentare, entro centottanta giorni  dalla  data  di  entrata  in
vigore  del  presente  regolamento,  il  piano  di  utilizzo  di  cui
all'articolo 9 o la dichiarazione di  cui  all'articolo  21  ai  fini
dell'applicazione delle disposizioni del presente regolamento. 
  3. Le disposizioni contenute nell'articolo  24,  si  applicano,  su
richiesta del proponente, anche alle procedure di  VIA  gia'  avviate
purche' non sia gia' stato emanato il provvedimento finale. 
  4. Conservano validita'  le  autorizzazioni  all'utilizzo  in  sito
delle terre e rocce da scavo rilasciate in approvazione dei  progetti
di bonifica di cui all'articolo 242 del decreto legislativo 3  aprile
2006, n. 152. 
  5. I proventi derivanti dalle tariffe corrisposte dai proponenti  o
dai produttori per le prestazioni  rese  dall'Agenzia  di  protezione
ambientale   territorialmente   competente   nonche'   dagli   organi
dell'amministrazione pubblica o enti pubblici di cui all'articolo 13,
comma 1, dotati di qualificazione e capacita'  tecnica  equipollente,
per le attivita' di cui agli articoli 9, 10, 11, 12, 16, comma 2,  20
e 21, comma 6, sono versati all'entrata del bilancio dello Stato  per
essere integralmente riassegnati ad apposito capitolo dello stato  di
previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del  territorio
e del mare. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare provvede, con  propri  decreti,  a  trasferire  ai  soggetti
competenti i proventi derivanti dalle tariffe per la copertura  degli
oneri derivanti dalle attivita' di cui agli articoli 9, 10,  11,  12,
16, comma 2, 20 e 21, comma 6. 
  6.  Gli  allegati  al  presente  regolamento  costituiscono   parte
integrante dello stesso. Le modifiche agli allegati sono adottate con
decreto del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del  mare  di
concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo
parere  dell'Istituto  Superiore  per  la  Protezione  e  la  Ricerca
Ambientale  e  dell'Istituto  Superiore  di   Sanita',   sentita   la
Conferenza Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281. 
  7. Dall'applicazione del presente  articolo  non  possono  derivare
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
                               Art. 28 
 
 
                        Controlli e ispezioni 
 
  1. Fermi restando i compiti  di  vigilanza  e  controllo  stabiliti
dalle norme vigenti, le autorita' di controllo  effettuano,  mediante
ispezioni, controlli e prelievi, le verifiche necessarie ad accertare
il rispetto  delle  disposizioni  del  presente  regolamento  e,  con
riferimento alle disposizioni del Titolo II, degli  obblighi  assunti
nel piano di utilizzo o alla dichiarazione di  cui  all'articolo  21,
ovvero nella dichiarazione di avvenuto utilizzo. 
                               Art. 29 
 
 
                Clausola di riconoscimento reciproco 
 
  1.  Il  presente  regolamento   non   comporta   limitazione   alla
commercializzazione di materiali legalmente  commercializzati  in  un
altro Stato membro dell'Unione europea o  in  Turchia  ne'  a  quelle
legalmente  fabbricate  in  uno  Stato  dell'EFTA,  parte  contraente
dell'accordo  SEE,  purche'  le  stesse   garantiscano   livelli   di
sicurezza,  prestazioni  ed   informazione   equivalenti   a   quelli
prescritti dal presente decreto. 
  2. Ai sensi del regolamento (CE) n. 764/2008 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 9 luglio 2008, l'autorita' competente,  ai  fini
dell'applicazione, ove necessario,  delle  procedure  di  valutazione
previste, e' il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare. 
                               Art. 30 
 
 
                 Clausola di invarianza finanziaria 
 
  1. Dall'attuazione del presente  regolamento  non  devono  derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
  2. Le amministrazioni interessate provvedono  all'attuazione  delle
disposizioni del presente decreto con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente nonche' con le risorse
derivanti  dall'applicazione  delle  tariffe  previste  dal  presente
decreto. 
                               Art. 31 
 
 
                             Abrogazioni 
 
  1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e' abrogato
il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela e del territorio
e del mare 10 agosto 2012, n. 161. 
  2. Sono altresi' abrogate le seguenti disposizioni: 
    a) l'articolo 184-bis, comma 2-bis,  del  decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152; 
    b) gli articoli 41, comma 2 e 41-bis del decreto-legge 21  giugno
2013, n. 69, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  9  agosto
2013, n. 98. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 13 giugno 2017 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                                Gentiloni  Silveri,  Presidente   del
                                Consiglio dei ministri 
 
                                Galletti,  Ministro  dell'ambiente  e
                                della tutela  del  territorio  e  del
                                mare 
 
                                Delrio, Ministro delle infrastrutture
                                e dei trasporti 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

Registrato alla Corte dei conti il 1° agosto 2017 
Ufficio controllo atti Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
e del Ministero dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
mare, reg. n. 1, foglio n. 3253 

                                                           Allegato 1 
 
              Caratterizzazione ambientale delle terre 
                          e rocce da scavo 
                            (articolo 8) 
 
    La  caratterizzazione  ambientale  e'  svolta  per  accertare  la
sussistenza dei requisiti di qualita' ambientale delle terre e  rocce
da scavo ed e' inserita nella progettazione dell'opera. 
    La caratterizzazione ambientale e' svolta dal proponente,  a  sue
spese, in fase  progettuale  e,  comunque,  prima  dell'inizio  dello
scavo, nel rispetto di quanto riportato agli allegati 2 e 4. 
    La   caratterizzazione   ambientale   presenta   un   grado    di
approfondimento  conoscitivo  almeno  pari  a  quello  della  livello
progettuale soggetto all'espletamento della procedura di approvazione
dell'opera e nella caratterizzazione ambientale sono  esplicitate  le
informazioni   necessarie,   estrapolate   anche   da    accertamenti
documentali,  per  poter   valutare   la   caratterizzazione   stessa
producendo i documenti di cui all'allegato 5. 
    Nel caso in cui si preveda il ricorso a metodologie di scavo  che
non determinano un rischio di contaminazione per l'ambiente, il piano
di  utilizzo  puo'  prevedere  che,  salva   diversa   determinazione
dell'autorita'   competente,   non   sia   necessario   ripetere   la
caratterizzazione ambientale durante l'esecuzione dell'opera. 
    Qualora, gia' in fase progettuale, si ravvisi  la  necessita'  di
effettuare una caratterizzazione  ambientale  in  corso  d'opera,  il
piano di utilizzo indicare le  modalita'  di  esecuzione  secondo  le
indicazioni di cui all'allegato 9. 
    La caratterizzazione ambientale in corso d'opera  e'  eseguita  a
cura dell'esecutore, nel rispetto di quanto  riportato  nell'allegato
9, Parte A. 
                                                           Allegato 2 
 
                     Procedure di campionamento 
                      in fase di progettazione 
                            (articolo 8) 
 
    Le procedure  di  campionamento  sono  illustrate  nel  piano  di
utilizzo. 
    La  caratterizzazione  ambientale  e'  eseguita   preferibilmente
mediante scavi esplorativi (pozzetti o trincee) e, in subordine,  con
sondaggi a carotaggio. 
    La densita' dei punti di indagine nonche' la loro ubicazione sono
basate   su   un   modello   concettuale   preliminare   delle   aree
(campionamento ragionato) o sulla  base  di  considerazioni  di  tipo
statistico (campionamento sistematico su griglia o casuale). 
    Nel caso in cui si proceda con una  disposizione  a  griglia,  il
lato di ogni maglia potra' variare da 10 a 100 m a secondo del tipo e
delle dimensioni del sito oggetto dello scavo. 
    I punti d'indagine potranno essere localizzati in  corrispondenza
dei nodi della griglia (ubicazione sistematica) oppure all'interno di
ogni maglia in posizione opportuna (ubicazione sistematica causale). 
    Il numero di punti d'indagine non puo' essere inferiore a tre  e,
in base alle dimensioni dell'area d'intervento, e' aumentato  secondo
i criteri minimi riportati nella tabella seguente. 
      
 
              =========================================
              |Dimensione dell'area |Punti di prelievo|
              +=====================+=================+
              |Inferiore a 2.500    |                 |
              |metri quadri         |3                |
              +---------------------+-----------------+
              |Tra 2.500 e 10.000   |3 + 1 ogni 2.500 |
              |metri quadri         |metri quadri     |
              +---------------------+-----------------+
              |Oltre i 10.000 metri |7 + 1 ogni 5.000 |
              |quadri               |metri quadri     |
              +---------------------+-----------------+
 
Tabella 2.1  
    Nel caso di opere infrastrutturali lineari, il  campionamento  e'
effettuato almeno ogni 500 metri lineari  di  tracciato  ovvero  ogni
2.000 metri lineari in caso di studio di fattibilita' o  di  progetto
di fattibilita' tecnica ed economica, salva  diversa  previsione  del
piano di utilizzo,  determinata  da  particolari  situazioni  locali,
quali, la tipologia di attivita' antropiche svolte nel sito; in  ogni
caso e' effettuato un campionamento ad ogni variazione  significativa
di litologia. 
    Nel caso di scavi in galleria, la caratterizzazione e' effettuata
prevedendo  almeno   un   sondaggio   e,   comunque,   un   sondaggio
indicativamente ogni 1000 metri  lineari  di  tracciato  ovvero  ogni
5.000 metri lineari in caso di studio di fattibilita' o  di  progetto
di fattibilita' tecnica ed economica, con  prelievo,  alla  quota  di
scavo, di  tre  incrementi  per  sondaggio,  a  formare  il  campione
rappresentativo; in ogni caso e' effettuato un campionamento ad  ogni
variazione significativa di litologia. 
    La profondita' d'indagine e' determinata in base alle profondita'
previste  degli  scavi.  I  campioni   da   sottoporre   ad   analisi
chimico-fisiche sono almeno: 
      - campione 1: da 0 a 1 m dal piano campagna; 
      - campione 2: nella zona di fondo scavo; 
      - campione 3: nella zona intermedia tra i due. 
    Per scavi superficiali, di profondita' inferiore  a  2  metri,  i
campioni da sottoporre ad analisi chimico-fisiche  sono  almeno  due:
uno per ciascun metro di profondita'. 
    Nel caso in cui gli scavi  interessino  la  porzione  satura  del
terreno, per ciascun sondaggio, oltre ai campioni sopra elencati,  e'
acquisito un campione delle acque sotterranee e, compatibilmente  con
la situazione locale, con  campionamento  dinamico.  In  presenza  di
sostanze volatili si procede con altre tecniche adeguate a conservare
la significativita' del prelievo. 
    Qualora si preveda, in funzione della profondita' da raggiungere,
una considerevole diversificazione delle terre e rocce  da  scavo  da
campionare e si renda necessario tenere separati  i  vari  strati  al
fine del loro riutilizzo, puo'  essere  adottata  la  metodologia  di
campionamento  casuale  stratificato,  in  grado  di  garantire   una
rappresentativita' della variazione della qualita' del suolo  sia  in
senso orizzontale che verticale. 
    In genere  i  campioni  volti  all'individuazione  dei  requisiti
ambientali delle terre e rocce da scavo sono prelevati come  campioni
compositi per ogni scavo esplorativo o sondaggio  in  relazione  alla
tipologia ed agli orizzonti individuati. 
    Nel caso  di  scavo  esplorativo,  al  fine  di  considerare  una
rappresentativita' media, si prospettano le seguenti casistiche: 
      - campione composito di fondo scavo; 
      - campione composito su singola parete o campioni compositi  su
piu' pareti in relazione agli orizzonti individuabili e/o  variazioni
laterali. 
    Nel caso di sondaggi a carotaggio il campione e' composto da piu'
spezzoni di carota rappresentativi dell'orizzonte individuato al fine
di considerare una rappresentativita' media. 
    I campioni volti all'individuazione di  eventuali  contaminazioni
ambientali (come nel caso di evidenze organolettiche) sono  prelevati
con il criterio puntuale. 
    Qualora si riscontri la presenza di  materiale  di  riporto,  non
essendo nota l'origine dei materiali inerti che lo costituiscono,  la
caratterizzazione ambientale, prevede: 
      -  l'ubicazione  dei  campionamenti  in  modo  tale  da   poter
caratterizzare ogni porzione di suolo interessata  dai  materiali  di
riporto, data la possibile  eterogeneita'  verticale  ed  orizzontale
degli stessi; 
      - la valutazione della percentuale in peso  degli  elementi  di
origine antropica. 
                                                           Allegato 3 
 
                     Normale pratica industriale 
                  (articolo 2, comma 1, lettera o) 
 
    Tra le operazioni piu' comunemente effettuate che rientrano nella
normale pratica industriale, sono comprese le seguenti: 
      - la selezione granulometrica delle terre e rocce da scavo, con
l'eventuale eliminazione degli elementi/materiali antropici; 
      - la riduzione volumetrica mediante macinazione; 
      -  la  stesa  al  suolo  per  consentire  l'asciugatura  e   la
maturazione delle terre e rocce da scavo al fine  di  conferire  alle
stesse  migliori  caratteristiche   di   movimentazione,   l'umidita'
ottimale  e  favorire  l'eventuale  biodegradazione  naturale   degli
additivi utilizzati per consentire le operazioni di scavo. 
    Mantengono la caratteristica di sottoprodotto le terre e rocce da
scavo anche qualora contengano la presenza di pezzature eterogenee di
natura antropica non inquinante,  purche'  rispondente  ai  requisiti
tecnici/prestazionali per l'utilizzo delle terre nelle costruzioni. 
                                                           Allegato 4 
 
           Procedure di caratterizzazione chimico-fisiche 
              e accertamento delle qualita' ambientali 
                            (articolo 4) 
 
    Le procedure di caratterizzazione ambientale delle terre e  rocce
da scavo di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c) sono riportate di
seguito. 
    I campioni da portare in laboratorio o da destinare ad analisi in
campo sono privi della frazione maggiore di  2  cm  (da  scartare  in
campo) e le determinazioni analitiche in  laboratorio  sono  condotte
sull'aliquota di granulometria inferiore a 2  mm.  La  concentrazione
del campione e' determinata riferendosi alla totalita' dei  materiali
secchi,  comprensiva  anche  dello  scheletro  campionato   (frazione
compresa tra 2  cm  e  2  mm).  Qualora  si  abbia  evidenza  di  una
contaminazione antropica  anche  del  sopravaglio  le  determinazioni
analitiche sono condotte sull'intero campione, compresa  la  frazione
granulometrica superiore ai 2 cm, e  la  concentrazione  e'  riferita
allo stesso. In caso  di  terre  e  rocce  provenienti  da  scavi  di
sbancamento in roccia massiva, ai fini della  verifica  del  rispetto
dei  requisiti  ambientali  di  cui  all'articolo  4   del   presente
regolamento,  la  caratterizzazione  ambientale  e'  eseguita  previa
porfirizzazione dell'intero campione. 
    Il set di parametri analitici da ricercare e'  definito  in  base
alle  possibili  sostanze  ricollegabili  alle  attivita'  antropiche
svolte sul sito o nelle sue vicinanze, ai parametri caratteristici di
eventuali pregresse contaminazioni, di potenziali anomalie del  fondo
naturale, di  inquinamento  diffuso,  nonche'  di  possibili  apporti
antropici legati all'esecuzione dell'opera. Il set analitico minimale
da considerare e' quello riportato in Tabella 4.1, fermo restando che
la lista delle sostanze da ricercare deve essere modificata ed estesa
in considerazione delle attivita' antropiche pregresse. 
    Fatta salva la ricerca dei parametri caratteristici di  eventuali
pregresse contaminazioni, di potenziali anomalie del fondo  naturale,
di inquinamento  diffuso,  nonche'  di  possibili  apporti  antropici
legati all'esecuzione dell'opera, nel caso in cui in sede progettuale
sia prevista una produzione di materiale  di  scavo  compresa  tra  i
6.000 ed i 150.000 metri cubi, non e' richiesto che, nella  totalita'
dei siti in esame, le analisi chimiche dei  campioni  delle  terre  e
rocce da scavo siano condotte sulla lista completa delle sostanze  di
Tabella 4.1. Il proponente nel piano di utilizzo di cui  all'allegato
5,  potra'  selezionare,  tra  le  sostanze  della  Tabella  4.1,  le
«sostanze indicatrici»: queste  consentono  di  definire  in  maniera
esaustiva le caratteristiche delle terre e rocce da scavo al fine  di
escludere che tale materiale sia un rifiuto  ai  sensi  del  presente
regolamento  e  rappresenti  un  potenziale  rischio  per  la  salute
pubblica e l'ambiente. 
Tabella 4.1 - Set analitico minimale 
      
 
                  =================================
                  |           Arsenico            |
                  +===============================+
                  |Cadmio                         |
                  +-------------------------------+
                  |Cobalto                        |
                  +-------------------------------+
                  |Nichel                         |
                  +-------------------------------+
                  |Piombo                         |
                  +-------------------------------+
                  |Rame                           |
                  +-------------------------------+
                  |Zinco                          |
                  +-------------------------------+
                  |Mercurio                       |
                  +-------------------------------+
                  |Idrocarburi C>12               |
                  +-------------------------------+
                  |Cromo totale                   |
                  +-------------------------------+
                  |Cromo VI                       |
                  +-------------------------------+
                  |Amianto                        |
                  +-------------------------------+
                  |BTEX (*)                       |
                  +-------------------------------+
                  |IPA (*)                        |
                  +-------------------------------+
                  |(*) Da eseguire nel caso in cui|
                  |l'area da scavo si collochi a  |
                  |20 m di distanza da            |
                  |infrastrutture viarie di grande|
                  |comunicazione e ad insediamenti|
                  |che possono aver influenzato le|
                  |caratteristiche del sito       |
                  |mediante ricaduta delle        |
                  |emissioni in atmosfera. Gli    |
                  |analiti da ricercare sono      |
                  |quelli elencati alle colonne A |
                  |e B, Tabella 1, Allegato 5,    |
                  |Parte Quarta, Titolo V, del    |
                  |decreto legislativo 3 aprile   |
                  |2006, n. 152.                  |
                  +-------------------------------+
 
    I risultati delle analisi sui campioni sono  confrontati  con  le
Concentrazioni Soglia di Contaminazione di cui alle colonne  A  e  B,
Tabella 1, Allegato 5, al Titolo  V,  della  Parte  IV,  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  con  riferimento  alla  specifica
destinazione d'uso urbanistica. 
    Le analisi chimico-fisiche sono  condotte  adottando  metodologie
ufficialmente riconosciute per tutto il territorio nazionale, tali da
garantire l'ottenimento di valori  10  volte  inferiori  rispetto  ai
valori di concentrazione limite. Nell'impossibilita'  di  raggiungere
tali  limiti  di  quantificazione   sono   utilizzate   le   migliori
metodologie  analitiche  ufficialmente  riconosciute  per  tutto   il
territorio nazionale che presentino un limite di  quantificazione  il
piu' prossimo ai valori di cui sopra. 
    Il  rispetto  dei  requisiti  di  qualita'  ambientale   di   cui
all'articolo 184-bis, comma 1, lettera d), del decreto legislativo  3
aprile 2006, n. 152, per l'utilizzo delle terre e rocce da scavo come
sottoprodotti,  e'  garantito  quando  il   contenuto   di   sostanze
inquinanti all'interno delle terre e  rocce  da  scavo,  comprendenti
anche gli additivi  utilizzati  per  lo  scavo,  sia  inferiore  alle
Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC), di cui alle colonne  A
e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  con  riferimento  alla  specifica
destinazione d'uso  urbanistica,  o  ai  valori  di  fondo  naturali.
Qualora per consentire le operazioni di scavo sia previsto l'utilizzo
di additivi che contengono sostanze  inquinanti  non  comprese  nella
citata  tabella,  il  soggetto   proponente   fornisce   all'Istituto
Superiore di Sanita' (ISS) e all'Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale (ISPRA) la documentazione tecnica  necessaria
a valutare il rispetto dei requisiti di qualita'  ambientale  di  cui
all'articolo 4. Per verificare che siano  garantiti  i  requisiti  di
protezione della  salute  dell'uomo  e  dell'ambiente,  ISS  e  ISPRA
prendono in considerazione il contenuto negli additivi delle sostanze
classificate pericolose ai sensi del regolamento (CE)  n.  1272/2008,
relativo alla classificazione,  etichettatura  ed  imballaggio  delle
sostanze e  delle  miscele  (CLP),  al  fine  di  appurare  che  tale
contenuto sia inferiore al «valore soglia» di cui all'articolo 11 del
citato regolamento per i  siti  ad  uso  verde  pubblico,  privato  e
residenziale e al «limite di concentrazione» di cui  all'articolo  10
del medesimo regolamento per i siti ad uso commerciale e industriale.
L'ISS  si   esprime   entro   60   giorni   dal   ricevimento   della
documentazione, previo parere  dell'ISPRA.  Il  parere  dell'Istituto
Superiore di Sanita' e' allegato al piano di utilizzo. 
    Le terre e rocce da  scavo  cosi'  come  definite  ai  sensi  del
presente  decreto  sono  utilizzabili  per  reinterri,   riempimenti,
rimodellazioni, miglioramenti fondiari o viari oppure per altre forme
di  ripristini  e  miglioramenti  ambientali,   per   rilevati,   per
sottofondi e, nel corso di processi  di  produzione  industriale,  in
sostituzione dei materiali di cava: 
      - se la concentrazione di inquinanti rientra nei limiti di  cui
alla  colonna  A,  in  qualsiasi  sito  a   prescindere   dalla   sua
destinazione; 
      - se la concentrazione di inquinanti e' compresa fra  i  limiti
di cui alle  colonne  A  e  B,  in  siti  a  destinazione  produttiva
(commerciale e industriale). 
    In contesti geologici ed idrogeologici particolari  (ad  esempio,
falda  affiorante,   substrati   rocciosi   fessurati,   inghiottitoi
naturali)  sono  applicati  accorgimenti   tecnici   che   assicurino
l'assenza di potenziali rischi di compromissione  del  raggiungimento
degli  obiettivi  di  qualita'  stabiliti  dalla  vigente   normativa
dell'Unione europea per le acque sotterranee e superficiali. 
    Il riutilizzo in impianti industriali quale ciclo  produttivo  di
destinazione delle terre e rocce da scavo in cui la concentrazione di
inquinanti e' compresa tra i limiti  di  cui  alle  colonne  A  e  B,
Tabella 1, Allegato 5, al Titolo  V,  della  Parte  IV,  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' possibile solo nel caso in  cui
il processo industriale di  destinazione  preveda  la  produzione  di
prodotti o manufatti merceologicamente ben  distinti  dalle  terre  e
rocce da scavo e che comporti  la  sostanziale  modifica  delle  loro
caratteristiche chimico-fisiche iniziali. 
                                                           Allegato 5 
 
                          Piano di utilizzo 
                            (articolo 9) 
 
    Il piano di utilizzo  indica  che  le  terre  e  rocce  da  scavo
derivanti dalla realizzazione di opere di cui all'articolo  2,  comma
1,  lettera  aa),  del  presente   regolamento   sono   integralmente
utilizzate, nel corso dello stesso o di  un  successivo  processo  di
produzione o di utilizzazione, da parte del  produttore  o  di  terzi
purche' esplicitamente indicato. 
    Nel dettaglio il piano di utilizzo indica: 
      1. l'ubicazione dei siti di produzione delle terre e  rocce  da
scavo con l'indicazione dei relativi volumi in banco suddivisi  nelle
diverse litologie; 
      2. l'ubicazione dei siti di destinazione e l'individuazione dei
cicli produttivi  di  destinazione  delle  terre  e  rocce  da  scavo
qualificate sottoprodotti, con l'indicazione dei relativi  volumi  di
utilizzo  suddivisi  nelle  diverse  tipologie  e  sulla  base  della
provenienza dai vari siti di produzione. I siti e i cicli  produttivi
di destinazione possono essere alternativi tra loro; 
      3. le operazioni di normale pratica industriale  finalizzate  a
migliorare le caratteristiche merceologiche, tecniche e prestazionali
delle terre e rocce da scavo per il loro utilizzo, con riferimento  a
quanto indicato all'allegato 3; 
      4.  le  modalita'  di  esecuzione   e   le   risultanze   della
caratterizzazione ambientale delle terre e rocce da scavo eseguita in
fase progettuale in conformita' alle previsioni degli allegati 1, 2 e
4, precisando in particolare: 
        -  i  risultati  dell'indagine   conoscitiva   dell'area   di
intervento (ad esempio, fonti bibliografiche, studi pregressi,  fonti
cartografiche) con particolare attenzione alle  attivita'  antropiche
svolte  nel  sito  o  di  caratteristiche   geologiche-idrogeologiche
naturali dei siti che possono comportare la presenza di materiali con
sostanze specifiche; 
        - le modalita' di campionamento, preparazione dei campioni  e
analisi con indicazione del set dei parametri  analitici  considerati
che tenga conto della composizione naturale delle terre  e  rocce  da
scavo, delle  attivita'  antropiche  pregresse  svolte  nel  sito  di
produzione e delle tecniche di scavo  che  si  prevede  di  adottare,
esplicitando quanto indicato agli allegati 2 e 4; 
        - la necessita' o meno di ulteriori approfondimenti in  corso
d'opera e i relativi criteri  generali  da  seguire,  secondo  quanto
indicato nell'allegato 9, parte A; 
      5. l'ubicazione degli eventuali siti di deposito intermedio  in
attesa di utilizzo, anche alternativi  tra  loro,  con  l'indicazione
della classe di destinazione d'uso urbanistica e i tempi del deposito
per ciascun sito; 
      6. i percorsi previsti per il trasporto delle terre e rocce  da
scavo tra le diverse aree impiegate nel processo di gestione (siti di
produzione, aree di caratterizzazione, siti di  deposito  intermedio,
siti di destinazione e  processi  industriali  di  impiego),  nonche'
delle modalita' di trasporto previste (ad esempio,  a  mezzo  strada,
ferrovia, slurrydotto, nastro trasportatore). 
    Al fine di esplicitare quanto richiesto,  il  piano  di  utilizzo
indica, altresi', anche in riferimento alla  caratterizzazione  delle
terre e rocce  da  scavo,  i  seguenti  elementi  per  tutti  i  siti
interessati dalla produzione alla destinazione, ivi compresi  i  siti
di deposito intermedio e la viabilita': 
      1. inquadramento territoriale e topo-cartografico: 
        1.1 denominazione dei siti, desunta dalla  toponomastica  del
luogo; 
        1.2 ubicazione  dei  siti  (comune,  via,  numero  civico  se
presente, estremi catastali); 
        1.3 estremi cartografici da Carta Tecnica Regionale (CTR); 
        1.4 corografia (preferibilmente scala 1:5000); 
        1.5 planimetrie con impianti, sottoservizi sia  presenti  che
smantellati e da realizzare (preferibilmente  scala  1:5000  1:2000),
con  caposaldi  topografici  (riferiti   alla   rete   trigonometrica
catastale o a quella IGM, in relazione  all'estensione  del  sito,  o
altri riferimenti stabili inseriti nella banca dati nazionale ISPRA); 
        1.6 planimetria quotata (in scala adeguata in relazione  alla
tipologia geometrica dell'area interessata allo scavo o del sito); 
        1.7 profili di scavo e/o di riempimento (pre e post opera); 
        1.8  schema/tabella  riportante  i  volumi  di  sterro  e  di
riporto. 
      2. inquadramento urbanistico: 
        2.1  Individuazione  della  destinazione  d'uso   urbanistica
attuale e futura, con allegata cartografia da  strumento  urbanistico
vigente. 
      3. inquadramento geologico ed idrogeologico: 
        3.1 descrizione del  contesto  geologico  della  zona,  anche
mediante l'utilizzo di informazioni derivanti da pregresse  relazioni
geologiche e geotecniche; 
        3.2   ricostruzione   stratigrafica   del   suolo,   mediante
l'utilizzo  dei  risultati  di  eventuali  indagini  geognostiche   e
geofisiche gia' attuate. I materiali di riporto,  se  presenti,  sono
evidenziati nella ricostruzione stratigrafica del suolo; 
        3.3  descrizione  del  contesto  idrogeologico   della   zona
(presenza o meno  di  acquiferi  e  loro  tipologia)  anche  mediante
indagini pregresse; 
        3.4  livelli   piezometrici   degli   acquiferi   principali,
direzione di flusso, con eventuale ubicazione dei pozzi e  piezometri
se presenti (cartografia preferibilmente a scala 1:5000). 
      4. descrizione delle attivita' svolte sul sito: 
        4.1 uso pregresso del  sito  e  cronistoria  delle  attivita'
antropiche svolte sul sito; 
        4.2  definizione  delle  aree  a  maggiore  possibilita'   di
inquinamento e dei possibili percorsi di migrazione; 
        4.3 identificazione delle possibili sostanze presenti; 
        4.4 risultati di eventuali pregresse  indagini  ambientali  e
relative analisi chimico-fisiche. 
      5. piano di campionamento e analisi: 
        5.1 descrizione delle indagini svolte e  delle  modalita'  di
esecuzione; 
        5.2   localizzazione   dei   punti   di   indagine   mediante
planimetrie; 
        5.3 elenco  delle  sostanze  da  ricercare  come  dettagliato
nell'allegato 4; 
        5.4 descrizione delle metodiche  analitiche  e  dei  relativi
limiti di quantificazione. 
                                                           Allegato 6 
 
          Dichiarazione di utilizzo di cui all'articolo 21 
                            (articolo 21) 
 
          DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DELL'ATTO DI NOTORIETA' 
   (Articolo 47 e articolo 38 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445) 
 
              
                                                           Allegato 7 
 
                       Documento di trasporto 
                            (articolo 6) 
 
              
                                                           Allegato 8 
 
             Dichiarazione di avvenuto utilizzo (D.A.U) 
                            (articolo 7) 
 
              
                                                           Allegato 9 
 
             Procedure di campionamento in corso d'opera 
                  e per i controlli e le ispezioni 
                          (articoli 9 e 28) 
 
    La caratterizzazione ambientale puo'  essere  eseguita  in  corso
d'opera solo nel caso  in  cui  sia  comprovata  l'impossibilita'  di
eseguire  un'indagine  ambientale  propedeutica  alla   realizzazione
dell'opera da cui deriva la produzione delle terre e rocce da  scavo;
nel piano di utilizzo sono indicati i criteri generali di esecuzione. 
    Qualora si faccia ricorso a metodologie  di  scavo  in  grado  di
determinare una potenziale contaminazione  delle  terre  e  rocce  da
scavo, queste sono  nuovamente  caratterizzate  durante  l'esecuzione
dell'opera. 
 
                               Parte A 
 
 
           Caratterizzazione delle terre e rocce da scavo 
        in corso d'opera - verifiche da parte dell'esecutore 
 
    Le attivita' di caratterizzazione durante l'esecuzione dell'opera
possono  essere  condotte  a  cura  dell'esecutore,  in   base   alle
specifiche esigenze operative e logistiche della cantierizzazione, in
secondo una delle seguenti modalita': 
      A.1  -   su   cumuli   all'interno   di   opportune   aree   di
caratterizzazione; 
      A.2 -  direttamente  sull'area  di  scavo  e/o  sul  fronte  di
avanzamento; 
      A.3 - sull'intera area di intervento. 
    Per  il   trattamento   dei   campioni   al   fine   della   loro
caratterizzazione analitica, il  set  analitico,  le  metodologie  di
analisi, i limiti di riferimento ai fini del  riutilizzo  si  applica
quanto indicato negli allegati 2 e 4. 
    A.1 - Caratterizzazione su cumuli 
    Le piazzole di caratterizzazione sono impermeabilizzate  al  fine
di evitare che le terre e rocce non ancora caratterizzate entrino  in
contatto  con  la  matrice  suolo.  Tali  aree  hanno  superficie   e
volumetria sufficienti a garantire il tempo di permanenza  necessario
per l'effettuazione di campionamento e analisi delle terre e rocce da
scavo ivi depositate, come da piano di utilizzo. 
    Compatibilmente con le specifiche esigenze operative e logistiche
della cantierizzazione, le piazzole di caratterizzazione sono ubicate
preferibilmente  in  prossimita'  delle  aree   di   scavo   e   sono
opportunamente distinte e identificate con adeguata segnaletica. 
    Le terre e rocce da scavo sono disposte in cumuli nelle  piazzole
di caratterizzazione in quantita' comprese tra  3000  e  5000  mc  in
funzione dell'eterogeneita'  del  materiale  e  dei  risultati  della
caratterizzazione in fase progettuale. 
    Posto uguale a (n)  il  numero  totale  dei  cumuli  realizzabili
dall'intera  massa  da  verificare,  il  numero  (m)  dei  cumuli  da
campionare e' dato dalla seguente formula: 
    m = k n1/3 
    dove k=5 mentre i singoli m cumuli da campionare sono  scelti  in
modo casuale. Il campo di validita' della formula e' n≥m; al di fuori
di detto campo (per n<m) si procede alla caratterizzazione  di  tutto
il materiale. 
    Qualora previsto, il campionamento su cumuli  e'  effettuato  sul
materiale  «tal   quale»,   in   modo   da   ottenere   un   campione
rappresentativo secondo la norma UNI 10802. 
    Salvo evidenze organolettiche per le quali si  puo'  disporre  un
campionamento puntuale, ogni singolo cumulo e' caratterizzato in modo
da prelevare almeno 8 campioni elementari, di cui 4 in profondita'  e
4 in superficie, al fine di ottenere un campione composito  che,  per
quartatura, rappresenta il campione finale da sottoporre  ad  analisi
chimica. 
    Oltre  ai  cumuli  individuati  con  il  metodo  suesposto,  sono
sottoposti a caratterizzazione il primo cumulo prodotto  e  i  cumuli
successivi  qualora  si  verifichino  variazioni  del   processo   di
produzione, della litologia dei materiali e, comunque,  nei  casi  in
cui si riscontrino evidenze di potenziale contaminazione. 
    Altri criteri possono essere  adottati  in  considerazione  delle
specifiche esigenze operative e logistiche della cantierizzazione,  a
condizione che il livello di caratterizzazione delle terre e rocce da
scavo sia almeno pari a quello che si otterrebbe  con  l'applicazione
del criterio sopra esposto. 
    Le  modalita'  di  gestione  dei  cumuli   ne   garantiscono   la
stabilita',  l'assenza  di  erosione  da  parte  delle  acque  e   la
dispersione in atmosfera di polveri, ai fini anche della salvaguardia
dell'igiene e della salute umana, nonche' della sicurezza sui  luoghi
di lavoro ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008. 
    A.2 - Caratterizzazione  sull'area  di  scavo  o  sul  fronte  di
avanzamento 
    La  caratterizzazione  sull'area  di  scavo  o  sul   fronte   di
avanzamento e' eseguita in occasione dell'inizio  dello  scavo,  ogni
qual volta si verifichino variazioni del  processo  di  produzione  o
della litologia delle terre e rocce da scavo e, comunque, nei casi in
cui si riscontrino evidenze di potenziale contaminazione. 
    Di seguito sono  indicati  alcuni  criteri  di  caratterizzazione
sull'area di scavo e sul fronte di avanzamento,  fermo  restando  che
criteri diversi  possono  essere  adottati  in  considerazione  delle
specifiche esigenze operative e logistiche della cantierizzazione,  a
condizione che il livello di caratterizzazione delle terre e rocce da
scavo sia almeno pari a quello che si otterrebbe  con  l'applicazione
dei criteri sotto indicati. 
    La  caratterizzazione  sul  fronte  di  avanzamento  e'  eseguita
indicativamente ogni 500 m di avanzamento del fronte della galleria e
in ogni caso in occasione dell'inizio  dello  scavo  della  galleria,
ogni qual volta si verifichino variazioni del processo di  produzione
o della litologia delle terre e rocce scavate, nonche', comunque, nei
casi in cui si riscontrino evidenze di potenziale contaminazione. 
    Il campione medio e' ottenuto da sondaggi in  avanzamento  ovvero
dal  materiale  appena  scavato  dal  fronte   di   avanzamento.   In
quest'ultimo  caso  si  prelevano  almeno  8   campioni   elementari,
distribuiti uniformemente sulla superficie dello scavo,  al  fine  di
ottenere un campione composito che, per  quartatura,  rappresenta  il
campione finale da sottoporre ad analisi chimica. 
    A.3 - Caratterizzazione sull'intera area di intervento 
    La caratterizzazione sull'intera area di intervento  e'  eseguita
secondo le modalita' dettagliate negli allegati 2 e 4. 
 
                               Parte B 
 
 
              Verifiche per i controlli e le ispezioni 
 
    Le attivita' di campionamento per  i  controlli  e  le  ispezioni
sulla corretta attuazione del piano di utilizzo delle terre  e  rocce
da  scavo  sono  eseguiti  dalle  Agenzie  di  protezione  ambientale
territorialmente competenti e  in  contraddittorio  direttamente  sul
sito di produzione e di destinazione delle terre e rocce da scavo. 
    Le verifiche possono essere  eseguite  sia  a  completamento  che
durante la posa in opera del materiale. 
    Sono utilizzati gli stessi criteri adottati per il  controllo  in
corso d'opera.  In  particolare,  ai  fini  della  definizione  della
densita' e della ubicazione dei punti  di  indagine,  possono  essere
adottate metodologie di campionamento sistematiche o casuali, la  cui
scelta tiene conto delle eventuali campagne gia' eseguite in fase  di
realizzazione. 
    Il numero di campioni e' valutato in funzione  dell'estensione  e
della profondita' dell'area di produzione  delle  terre  e  rocce  da
scavo oltre che della storia pregressa del sito di provenienza. 
    Il numero di punti d'indagine non puo' essere inferiore a tre  e,
in base alle dimensioni dell'area di intervento, e' aumentato secondo
i criteri minimi riportati nella tabella seguente:  
      
 
              =========================================
              |Dimensione dell'area |Punti di prelievo|
              +=====================+=================+
              |Inferiore a 2.500    |                 |
              |metri quadri         |3                |
              +---------------------+-----------------+
              |Tra 2.500 e 10.000   |3 + 1 ogni 2.500 |
              |metri quadri         |metri quadri     |
              +---------------------+-----------------+
              |Oltre i 10.000 metri |7 + 1 ogni 5.000 |
              |quadri               |metri quadri     |
              +---------------------+-----------------+
 
Tabella 8.1 
    La  profondita'  di  indagine  e'  determinata   in   base   alle
profondita' del sito di destinazione. I  campioni  da  sottoporre  ad
analisi chimiche sono: 
      - campione 1: da 0 a 1 m dal piano campagna; 
      - campione 2: nella zona intermedia; 
      - campione 3: nella zona di posa in prossimita'  del  piano  di
imposta delle terre e rocce da scavo (gia' piano campagna). 
    In genere  i  campioni  volti  all'individuazione  dei  requisiti
ambientali dei materiali posti in opera sono prelevati come  campioni
compositi per ogni scavo esplorativo o sondaggio  in  relazione  alla
tipologia  ed  agli  orizzonti  individuati.  Nel   caso   di   scavo
esplorativo, al fine di considerare una rappresentativita' media,  si
prospettano le seguenti casistiche: 
      - campione composito di fondo scavo; 
      - campione composito su singola parete o campioni compositi  su
piu' pareti in relazione agli orizzonti individuabili e/o  variazioni
laterali. 
    Nel caso di sondaggi a carotaggio si applicano le  specifiche  di
cui agli allegati al Titolo V, alla Parte IV, del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152. 
                                                          Allegato 10 
 
          Metodologia per la quantificazione dei materiali 
         di origine antropica di cui all'articolo 4, comma 3 
                            (articolo 4) 
 
    La valutazione si basa su un'analisi finalizzata a individuare  i
materiali di natura antropica presenti nel riporto in  un  numero  di
campioni che possa  essere  considerato  rappresentativo  del  volume
dello scavo. La valutazione non e' finalizzata alla  specifica  delle
singole classi  merceologiche,  bensi'  a  separare  il  terreno  con
caratteristiche stratigrafiche e geologiche  naturali  dai  materiali
origine antropica in modo che la  presenza  di  questi  ultimi  possa
essere pesata.  Il  campionamento  e'  condotto  sul  materiale  «tal
quale», secondo la procedura prevista dall'allegato 9. Non e' ammessa
la miscelazione con altro  terreno  naturale  stratigraficamente  non
riconducibile alla matrice materiale di riporto da caratterizzare. La
quantita' massima del 20% in peso di cui all'articolo 4, comma 3,  e'
riferita  all'orizzonte  stratigrafico  costituito  da  materiale  di
origine naturale e materiale di origine antropica. 
    Nella preparazione del  campione  finalizzata  all'individuazione
dei materiali di origine antropica presenti all'interno  del  riporto
non e' scartata la frazione superiore a 2 cm. 
    Per il calcolo della percentuale si applica la seguente formula: 
 
              Parte di provvedimento in formato grafico
 
    dove: 
      %Ma: percentuale di materiale di origine antropica 
      P_Ma: peso totale del materiale di origine  antropica  rilevato
nel sopravaglio 
      P_tot:  peso  totale  del  campione   sottoposto   ad   analisi
(sopravaglio+sottovaglio) 
    Sono  considerati  materiali  di   origine   naturale,   da   non
conteggiare nella metodologia, i  materiali  di  dimensioni  >  2  cm
costituiti da sassi, ciottoli e pietre anche  alloctoni  rispetto  al
sito. 
    Se nella matrice materiale di riporto  sono  presenti  unicamente
materiali di origine antropica derivanti da  prospezioni,  estrazioni
di miniera o di cava che risultano geologicamente  distinguibili  dal
suolo originario presente in sito (es. strato drenante costituito  da
ciottoli di fiume, o substrato di fondazione costituito da sfridi  di
porfido), questi non devono essere conteggiati ai  fini  del  calcolo
della percentuale del 20%.