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Gazzetta Ufficiale 12 marzo 2003, n. 59 - Suppl. Ordinario n.40

DECRETO LEGISLATIVO 13 gennaio 2003, n. 36

Attuazione  della  direttiva  1999/31/CE  relativa alle discariche di
rifiuti.
Testo coordinato con:
D.L. 30 dicembre 2013, n. 150 (in G.U. 30/12/2013, n.304) ha disposto 
(con l'art. 10, comma 1) la modifica dell'art. 6, comma 1, lettera p). 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
    Vista  la  legge  1 marzo  2002,  n. 39, recante disposizioni per
l'adempimento  di  obblighi  derivanti  dall'appartenenza dell'Italia
alle Comunita' europee, ed in particolare l'articolo 42;
    Vista  la  direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999,
relativa alle discariche di rifiuti;
    Visto  il  decreto  legislativo  5 febbraio  1997, n. 22, recante
norme  per  l'attuazione  delle  direttive  91/156/CEE  sui  rifiuti,
91/689/CEE  sui  rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui
rifiuti di imballaggio, e successive modificazioni;
    Vista  la  preliminare  deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 6 giugno 2002;
    Acquisito  il  parere  della Conferenza permanente per i rapporti
tra  lo  Stato,  le  regioni  e  le  province autonome di Trento e di
Bolzano nella seduta del 25 luglio 2002;
    Acquisiti  i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata, nella
riunione dell'11 dicembre 2002;
    Sulla  proposta  dei  Ministri  per  le  politiche  comunitarie e
dell'ambiente  e  della  tutela  del  territorio,  di  concerto con i
Ministri  degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle
finanze, delle attivita' produttive e della salute;
                                EMANA
                  il seguente decreto legislativo:


                             Articolo 1
                             (Finalita)

   1.  Per  conseguire le finalita' di cui all'articolo 2 del decreto
legislativo  5  febbraio  1997, n. 22, il presente decreto stabilisce
requisiti  operativi e tecnici per i rifiuti e le discariche, misure,
procedure  e  orientamenti  tesi  a  prevenire  o  a  ridurre il piu'
possibile  le  ripercussioni  negative  sull'ambiente, in particolare
l'inquinamento delle acque superficiali, delle acque sotterranee, del
suolo  e  dell'atmosfera, e sull'ambiente globale, compreso l'effetto
serra,  nonche'  i  rischi  per  la  salute  umana  risultanti  dalle
discariche   di   rifiuti,  durante  l'intero  ciclo  di  vita  della
discarica.
   2.  Si  considerano  soddisfatti i requisiti stabiliti dal decreto
legislativo  4  agosto  1999,  n.  372,  qualora  siano soddisfatti i
requisiti del presente decreto.
                             Articolo 2
                            (Definizioni)

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) "rifiuti":  le sostanze od oggetti di cui all'articolo 6, comma 1,
   lettera  a),  del decreto legislativo n. 22 del 1997, e successive
   modificazioni;
b) "rifiuti  urbani":  i  rifiuti di cui all'articolo 7, comma 2, del
   decreto legislativo n. 22 del 1997, e successive modificazioni;
c) "rifiuti  pericolosi":  i  rifiuti di cui all'articolo 7, comma 4,
   del   decreto   legislativo   n.   22   del   1997,  e  successive
   modificazioni;
d) "rifiuti  non  pericolosi": i rifiuti che per provenienza o per le
   loro caratteristiche non rientrano tra i rifiuti contemplati dalla
   lettera c);
e) "rifiuti  inerti":  i  rifiuti  solidi  che  non  subiscono alcuna
   trasformazione   fisica,  chimica  o  biologica  significativa;  i
   rifiuti  inerti  non si dissolvono, non bruciano ne' sono soggetti
   ad  altre  reazioni fisiche o chimiche, non sono biodegradabili e,
   in  caso  di  contatto  con  altre materie, non comportano effetti
   nocivi  tali  da  provocare  inquinamento  ambientale o danno alla
   salute umana. La tendenza a dar luogo a percolati e la percentuale
   inquinante   globale  dei  rifiuti,  nonche'  l'ecotossicita'  dei
   percolati  devono  essere  trascurabili  e,  in  particolare,  non
   danneggiare la qualita' delle acque, superficiali e sotterranee;
f) "deposito  sotterraneo": un impianto per il deposito permanente di
   rifiuti   situato   in   una  cavita'  geologica  profonda,  senza
   coinvolgimento di falde o acquiferi, quale una miniera di potassio
   o di sale;
g) "discarica":  area  adibita  a  smaltimento  dei  rifiuti mediante
   operazioni  di  deposito  sul  suolo o nel suolo, compresa la zona
   interna   al   luogo   di  produzione  dei  rifiuti  adibita  allo
   smaltimento  dei  medesimi  da  parte del produttore degli stessi,
   nonche'  qualsiasi  area  ove i rifiuti sono sottoposti a deposito
   temporaneo  per  piu' di un anno. Sono esclusi da tale definizione
   gli  impianti  in  cui  i rifiuti sono scaricati al fine di essere
   preparati  per il successivo trasporto in un impianto di recupero,
   trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di
   recupero  o  trattamento  per un periodo inferiore a tre anni come
   norma   generale,   o  lo  stoccaggio  di  rifiuti  in  attesa  di
   smaltimento per un periodo inferiore a un anno;
h) "trattamento";  i  processi  fisici, termici, chimici o biologici,
   incluse    le   operazioni   di   cernita,   che   modificano   le
   caratteristiche  dei rifiuti, allo scopo di ridurne il volume o la
   natura  pericolosa,  di  facilitarne il trasporto, di agevolare il
   recupero o di favorirne lo smaltimento in condizioni di sicurezza;
i) "rifiuti biodegradabili": qualsiasi rifiuto che per natura subisce
   processi  di  decomposizione  aerobica  o  anaerobica,  quali,  ad
   esempio,  rifiuti  di  alimenti,  rifiuti dei giardini, rifiuti di
   carta e di cartone;
l) "gas di discarica"; tutti i gas generati dai rifiuti in discarica;
m) "percolato";    liquido    che    si    origina    prevalentemente
   dall'infiltrazione  di  acqua  nella  massa  dei  rifiuti  o dalla
   decomposizione degli stessi;
n) "eluato";  liquido  ottenuto in laboratorio adottando le metodiche
   analitiche previste dal decreto di cui all'articolo 7, comma 5;
o) "gestore"  il soggetto responsabile di una qualsiasi delle fasi di
   gestione  di  una  discarica,  che  vanno  dalla  realizzazione  e
   gestione   della   discarica   fino   al  termine  della  gestione
   post-operativa  compresa; tale soggetto puo' variare dalla fase di
   preparazione  a  quella di gestione successiva alla chiusura della
   discarica;
p) "detentore";  il produttore dei rifiuti o il soggetto che ne e' in
   possesso;
q) "richiedente";    il    soggetto   che   presenta   richiesta   di
   autorizzazione per una discarica;
r) "rifiuti liquidi"; qualsiasi rifiuto sotto forma liquida, comprese
   le  acque  reflue  non  convogliate  in reti fognarie ed esclusi i
   fanghi;
s) "autorita'   territoriale  competente";  l'autorita'  responsabile
   dell'esecuzione degli obblighi previsti dal presente decreto;
t) "centro  abitato";  insieme  di  edifici  delimitato  lungo le vie
   d'accesso  dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di
   edifici   si   intende   un   raggruppamento  continuo,  ancorche'
   intervallato  da  strade, piazze, giardini o simili, costituito da
   non  meno  di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con
   accessi veicolari o pedonali sulla strada.
                             Articolo 3
                       (Ambito d'applicazione)

   1.  Le  disposizioni  del presente decreto si applicano a tutte le
discariche, come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera g).
   2. Il presente decreto non si applica:

a) alle  operazioni  di  spandimento  sul suolo di fanghi, compresi i
   fanghi  di  depurazione  delle acque reflue domestiche ed i fanghi
   risultanti  dalle operazioni di dragaggio, e di materie analoghe a
   fini fertilizzanti o ammendanti;
b) all'impiego  di rifiuti inerti idonei in lavori di accrescimento o
   ricostruzione   e  riempimento  o  a  fini  di  costruzione  nelle
   discariche;
c) al  deposito  di  fanghi  di dragaggio non pericolosi presso corsi
   d'acqua  minori  da cui sono stati dragati e al deposito di fanghi
   non  pericolosi  nelle  acque superficiali, compreso il letto e il
   sottosuolo corrispondente;
d) al  deposito  di  terra  non  inquinata  ai  sensi del decreto del
   Ministro  dell'ambiente  25  ottobre  1999,  n.  471, o di rifiuti
   inerti  non  pericolosi derivanti dalla prospezione ed estrazione,
   dal   trattamento   e   dallo   stoccaggio  di  minerali,  nonche'
   dall'esercizio di cave.

   3.  Fermo  restando che i rifiuti devono essere depositati in modo
tale  da  impedire  qualsiasi  inquinamento  ambientale  o danni alla
salute  umana,  al  deposito  di  rifiuti non pericolosi, diversi dai
rifiuti   inerti,  ricavati  dalla  prospezione  ed  estrazione,  dal
trattamento  e  dallo  stoccaggio di minerali, nonche' dall'esercizio
delle   cave,   possono   non   applicarsi  le  disposizioni  di  cui
all'allegato 1 punti 2.3 e 2.4.
                             Articolo 4
                 (Classificazione delle discariche)

1.   Ciascuna   discarica  e'  classificata  in  una  delle  seguenti
categorie:

) discarica per rifiuti inerti;
b) discarica per rifiuti non pericolosi;
c) discarica per rifiuti pericolosi.
                             Articolo 5
  (Obiettivi di riduzione del conferimento di rifiuti in discarica)

   1.  Entro  un  anno  dalla  data di entrata in vigore del presente
decreto,  ciascuna  regione  elabora ed approva un apposito programma
per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica
ad  integrazione  del  piano regionale di gestione dei rifiuti di cui
all'articolo 22 del decreto legislativo n. 22 del 1997, allo scopo di
raggiungere,  a  livello di Ambito Territoriale Ottimale, oppure, ove
questo  non  sia  stato  istituito,  a livello provinciale i seguenti
obiettivi:

a) entro  cinque  anni  dalla  data di entrata in vigore del presente
   decreto  i rifiuti urbani biodegradabili devono essere inferiori a
   173 kg/anno per abitante;
b) entro  otto  anni  dalla  data  di  entrata in vigore del presente
   decreto  i rifiuti urbani biodegradabili devono essere inferiori a
   115 kg/anno per abitante;
c) entro  quindici  anni dalla data di entrata in vigore del presente
   decreto  i rifiuti urbani biodegradabili devono essere inferiori a
   81 kg/anno per abitante.

   2.  Il  programma  di  cui  al  comma 1 prevede il trattamento dei
rifiuti  e, in particolare, il riciclaggio, il trattamento aerobico o
anaerobico, il recupero di materiali o energia.
   3.  Le regioni soggette a fluttuazioni stagionali del numero degli
abitanti  superiori  al  10%  devono  calcolare  la  popolazione  cui
riferire  gli  obiettivi  di  cui  sopra  sulla  base delle effettive
presenze all'interno del territorio.
   4.  I  programmi  e  i  relativi  stati annuali di attuazione sono
trasmessi  al  Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,
che provvede a darne comunicazione alla Commissione Europea.
                               Art. 6 
                  Rifiuti non ammessi in discarica 
 
  1. Non sono ammessi in discarica i seguenti rifiuti; 
    a) rifiuti allo stato liquido; 
    b) rifiuti classificati come Esplosivi (H1),  Comburenti  (H2)  e
Infiammabili (H3-A e H3-B),  ai  sensi  dell'allegato  I  al  decreto
legislativo n. 22 del 1997; 
    c)  rifiuti  che  contengono  una  o  piu'   sostanze   corrosive
classificate come R35 in concentrazione totale maggiore  o  uguale  a
1%; 
    d)  rifiuti  che  contengono  una  o  piu'   sostanze   corrosive
classificate come R34 in concentrazione totale > 5%; 
    e) rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo - Categoria di
rischio H9 ai sensi dell'allegato I al decreto legislativo n. 22  del
1997 ed ai sensi del decreto del  Ministro  dell'ambiente  26  giugno
2000, n. 219; 
    f) rifiuti che rientrano nella categoria 14 dell'allegato  G1  al
decreto legislativo n. 22 del 1997; 
    g) rifiuti della produzione di principi attivi per biocidi,  come
definiti ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174, e
per prodotti fitosanitari come definiti dal  decreto  legislativo  17
marzo 1995, n. 194; 
    h) materiale specifico a rischio di cui al decreto  del  Ministro
della sanita' in data 29 settembre 2000, e successive  modificazioni,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 263 del 10  novembre  2000,  e
materiali ad alto rischio disciplinati  dal  decreto  legislativo  14
dicembre 1992, n. 508, comprese le proteine animali e i  grassi  fusi
da essi derivati; 
    i) rifiuti che contengono o sono contaminati da PCB come definiti
dal  decreto  legislativo  22  maggio  1999,  n.  209,  in  quantita'
superiore a 50 ppm; 
    l) rifiuti che contengono o sono contaminati da diossine e furani
in quantita' superiore a 10 ppb; 
    m) rifiuti che contengono fluidi refrigeranti costituiti da CFC e
HCFC, o rifiuti contaminati da CFC e HCFC in quantita'  superiore  al
0,5% in peso riferito al materiale di supporto; 
    n) rifiuti che contengono sostanze chimiche  non  identificate  o
nuove  provenienti  da  attivita'  di  ricerca,  di  sviluppo  o   di
insegnamento, i cui effetti sull'uomo e sull'ambiente non siano noti; 
    o) pneumatici interi fuori uso a  partire  dal  16  luglio  2003,
esclusi  i  pneumatici  usati  come  materiale  di  ingegneria  ed  i
pneumatici fuori uso triturati a partire da tre anni  da  tale  data,
esclusi in entrambi i casi quelli per  biciclette  e  quelli  con  un
diametro esterno superiore a 1400 mm; 
    p) rifiuti con PCI (Potere calorifico inferiore) > 13.000 kJ/kg a
partire dal 31 dicembre 2010 ad  eccezione  dei  rifiuti  provenienti
dalla frantumazione degli autoveicoli  a  fine  vita  e  dei  rottami
ferrosi per i quali  sono  autorizzate  discariche  monodedicate  che
possono continuare ad operare nei limiti delle capacita'  autorizzate
alla data di  entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del
decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225. (1) (2) (3) ((4)) 
  2. E' vietato diluire o miscelare rifiuti al solo fine di  renderli
conformi ai criteri di ammissibilita' di cui all'articolo 7. 
 
------------- 
(1) 
  Il D.L. 29 dicembre 2010,  n.  225,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10, ha disposto (con  l'art.  1,  comma
1), in relazione al comma 1, lettera  p)  del  presente  articolo,  e
successive modificazioni, che "E' fissato al 31 marzo 2011 il termine
di scadenza dei termini e dei regimi giuridici indicati nella tabella
1 allegata con scadenza in data anteriore al 15 marzo 2011". 
(2) 
  Il D.L. 29 dicembre 2011,  n.  216,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 24 febbraio 2012, n. 14, ha disposto (con l'art.13, comma 6)
che il termine di cui al comma 1, lettera p), del  presente  articolo
come da ultimo prorogato ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e  2,  del
decreto-legge   29   dicembre   2010,   n.   225,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal decreto del
Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  25  marzo  2011,   recante
ulteriore proroga di termini relativa al  Ministero  dell'ambiente  e
della tutela del territorio e del  mare,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, e' prorogato al 31 dicembre 2012. 
(3) 
  Il D.L. 14 gennaio 2013, n. 1, convertito con  modificazioni  dalla
L. 1 febbraio 2013, n. 11, ha disposto (con l'art. 1,  comma  2)  che
"Il termine di cui all'articolo 6, comma 1, lettera p),  del  decreto
legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, e successive modificazioni,  come
da ultimo prorogato dall'articolo 13, comma 6, del  decreto-legge  29
dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge  24
febbraio 2012, n. 14, e' differito al 31 dicembre 2013". 
(4) 
  Il D.L. 30 dicembre 2013, n. 150 ha disposto (con l'art. 10,  comma
1) che "Il termine di cui all'articolo 6, comma 1,  lettera  p),  del
decreto  legislativo  13  gennaio   2003,   n.   36,   e   successive
modificazioni, come da ultimo prorogato dall'articolo 1, comma 2, del
decreto-legge 14 gennaio 2013, n. 1, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 1° febbraio 2013, n. 11,  e'  prorogato  al  31  dicembre
2014". 
                             Articolo 7
                   (Rifiuti ammessi in discarica)

   1.  I  rifiuti  possono  essere  collocati  in discarica solo dopo
trattamento. Tale disposizione non si applica:

a) ai   rifiuti  inerti  il  cui  trattamento  non  sia  tecnicamente
   fattibile;
b) ai  rifiuti  il cui trattamento non contribuisce al raggiungimento
   delle  finalita' di cui all'articolo 1, riducendo la quantita' dei
   rifiuti o i rischi per la salute umana e l'ambiente, e non risulta
   indispensabile  ai  fini  del  rispetto  dei  limiti fissati dalla
   normativa vigente.

   2.  Nelle  discariche  per  rifiuti  inerti possono essere ammessi
esclusivamente  i  rifiuti  inerti  che  soddisfano  i  criteri della
normativa vigente.
   3.  Nelle  discariche  per i rifiuti non pericolosi possono essere
ammessi i seguenti rifiuti:

a) rifiuti urbani;
b) rifiuti non pericolosi di qualsiasi altra origine che soddisfano i
   criteri   di  ammissione  dei  rifiuti  previsti  dalla  normativa
   vigente;
c) rifiuti pericolosi stabili e non reattivi che soddisfano i criteri
   di ammissione previsti dal decreto di cui al comma 5.

   4.  Nelle discariche per rifiuti pericolosi possono essere ammessi
solo  rifiuti  pericolosi  che  soddisfano  i  criteri  fissati dalla
normativa vigente.
   5.  I criteri di ammissione in discarica sono definiti con decreto
del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con  i Ministri delle attivita' produttive e della salute, sentita la
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome.
                             Articolo 8
                     (Domanda di autorizzazione)

   1.  La  domanda di autorizzazione per la costruzione e l'esercizio
di  una  discarica  e' presentata ai sensi degli articoli 27 e 28 del
decreto  legislativo  n.  22  del  1997,  e successive modificazioni,
completa di tutte le informazioni richieste dagli articoli medesimi e
deve altresi' contenere almeno i seguenti dati e informazioni:

a) l'identita' del richiedente e del gestore, se sono diversi;
b) la  descrizione  dei tipi e dei quantitativi totali dei rifiuti da
   depositare, indicando il Codice dell'Elenco Europeo dei Rifiuti;
c) l'indicazione  della capacita' totale della discarica, espressa in
   termini  di  volume  utile per il conferimento dei rifiuti, tenuto
   conto  dell'assestamento  dei  rifiuti  e  della  perdita di massa
   dovuta alla trasformazione in biogas;
d) la   descrizione   del   sito,  ivi  comprese  le  caratteristiche
   idrogeologiche,   geologiche   e   geotecniche,  corredata  da  un
   rilevamento  geologico  di dettaglio e da una dettagliata indagine
   stratigrafica  eseguita  con prelievo di campioni e relative prove
   di  laboratorio con riferimento al decreto del Ministro dei lavori
   pubblici   in  data  11  marzo  1988,  pubblicato  nella  Gazzetta
   Ufficiale n. 127 del 1 giugno 1988;
e) i   metodi   previsti   per   la   prevenzione   e   la  riduzione
   dell'inquinamento,  con  particolare  riferimento  alle misure per
   prevenire  l'infiltrazione di acqua all'interno e alla conseguente
   formazione di percolato, anche in riferimento alla lettera c);
f) la    descrizione   delle   caratteristiche   costruttive   e   di
   funzionamento  dei  sistemi,  degli  impianti  e dei mezzi tecnici
   prescelti;
g) il  piano di gestione operativa della discarica, redatto secondo i
   criteri   stabiliti  dall'allegato  2,  nel  quale  devono  essere
   individuati  i  criteri  e  le  misure  tecniche  adottate  per la
   gestione della discarica e le modalita' di chiusura della stessa;
h) il  piano  di  gestione  post-operativa  della  discarica, redatto
   secondo  i  criteri  stabiliti  dall'allegato  2,  nel  quale sono
   definiti  i  programmi di sorveglianza e controllo successivi alla
   chiusura;
i) il  piano  di  sorveglianza  e  controllo, nel quale devono essere
   indicate   tutte   le   misure  necessarie  per  prevenire  rischi
   d'incidenti  causati  dal  funzionamento  della  discarica  e  per
   limitarne    le   conseguenze,   sia   in   fase   operativa   che
   post-operativa,   con  particolare  riferimento  alle  precauzioni
   adottate  a  tutela  delle  acque  dall'inquinamento  provocato da
   infiltrazioni  di  percolato  nel  terreno  e alle altre misure di
   prevenzione  e  protezione  contro qualsiasi danno all'ambiente; i
   parametri  da  monitorare,  la  frequenza  dei  monitoraggi  e  la
   verifica   delle  attivita'  di  studio  del  sito  da  parte  del
   richiedente sono indicati nella tabella 2, dell'allegato 2;
l) il  piano  di  ripristino  ambientale  del  sito  a chiusura della
   discarica,  redatto  secondo  i criteri stabiliti dall'allegato 2,
   nel  quale  devono essere previste le modalita' e gli obiettivi di
   recupero   e   sistemazione  della  discarica  in  relazione  alla
   destinazione d'uso prevista dell'area stessa;
m)il  piano finanziario che preveda che tutti i costi derivanti dalla
   realizzazione  dell'impianto  e  dall'esercizio della discarica, i
   costi connessi alla costituzione della garanzia finanziaria di cui
   all'articolo  14,  i  costi stimati di chiusura, nonche' quelli di
   gestione  post-operativa  per  un  periodo  di almeno trenta anni,
   siano coperti dal prezzo applicato dal gestore per lo smaltimento,
   tenuto conto della riduzione del rischio ambientale e dei costi di
   post-chiusura   derivanti   dalla   adozione   di   procedure   di
   registrazione  ai  sensi  del  regolamento  (CE)  n.  761/2001 del
   Parlamento Europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001;
n) le  informazioni  relative alla valutazione di impatto ambientale,
   qualora   la   domanda   di  autorizzazione  riguardi  un'opera  o
   un'attivita' sottoposta a tale procedura;
o) le  indicazioni relative alle garanzie finanziarie del richiedente
   o  a  qualsiasi altra garanzia equivalente, ai sensi dell'articolo
   14.
                             Articolo 9
  (Condizioni per il rilascio dell'autorizzazione delle discariche)

   1.  Ai  fini  del  rilascio dell'autorizzazione alla costruzione e
all'esercizio  di una discarica devono essere soddisfatte le seguenti
condizioni;

a) il  progetto  di  discarica soddisfi tutte le prescrizioni dettate
   dal presente decreto e dagli allegati 1 e 2;
b) la  gestione  operativa  della  discarica  sia  affidata a persone
   fisiche  tecnicamente  competenti;  in  particolare,  il personale
   addetto   deve  avere  una  adeguata  formazione  professionale  e
   tecnica;
c) il  piano di sorveglianza e controllo di cui all'articolo 8, comma
   1,  lettera  i),  contenga  le misure necessarie per prevenire gli
   incidenti e limitarne le conseguenze;
d) il  richiedente  abbia  prestato  le  garanzie finanziarie o altre
   equivalenti, ai sensi dell'articolo 14;
e) il  progetto  di  discarica  sia  coerente  con le previsioni ed i
   contenuti  del  piano  regionale  di  gestione  dei rifiuti di cui
   all'articolo  22  del  decreto  legislativo  n.  22  del  1997,  e
   successive modificazioni, ove esistente;
f) il  progetto di discarica preveda il ripristino ambientale dopo la
   chiusura;
g) il    richiedente   si   impegni   ad   eseguire   preliminarmente
   all'avviamento  dell'impianto  una  campagna di monitoraggio delle
   acque sotterranee conformemente a quanto previsto all'allegato 2.

   2.  Prima dell'inizio delle operazioni di smaltimento di una nuova
discarica,  l'autorita'  territorialmente  competente verifica che la
discarica  soddisfi  le  condizioni  e  le prescrizioni alle quali e'
subordinato   il   rilascio   dell'autorizzazione  medesima.  L'esito
dell'ispezione  non comporta in alcun modo una minore responsabilita'
per    il    gestore    relativamente   alle   condizioni   stabilite
dall'autorizzazione.
   3.  L'esito  positivo  dell'ispezione  costituisce  condizione  di
efficacia dell'autorizzazione all'esercizio.
   4. Le spese relative all'istruttoria finalizzata al rilascio ed al
rinnovo  dell'autorizzazione,  nonche'  ai  successivi controlli sono
poste  a  carico  dei richiedenti in relazione al costo effettivo del
servizio,  secondo tariffe e modalita' da stabilirsi con disposizioni
regionali.
                               Art. 10
                    Contenuto dell'autorizzazione

  1. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 FEBBRAIO 2005, N. 59)).
  2. Ove non previsto dagli articoli 27 e 28 del decreto legislativo
n. 22 del 1997, il provvedimento di autorizzazione alla costruzione e
gestione di una discarica indica almeno:
a) l'ubicazione  della  discarica, nonche' la delimitazione dell'area
   interessata;
b) la categoria della discarica;
c) la capacita' totale della discarica, espressa in termini di volume
   utile per il conferimento dei rifiuti;
d) l'elenco  e il quantitativo totale dei tipi di rifiuti che possono
   essere  smaltiti  nella  discarica,  individuati  con lo specifico
   Codice  dell'Elenco  Europeo  dei  Rifiuti  e la descrizione della
   tipologia;
e) l'esplicita  approvazione  del progetto definitivo dell'impianto e
   dei piani di cui all'articolo 8, comma 1, lettere g), h), i) e l);
f) le prescrizioni tecniche riguardanti la costruzione degli impianti
   e i mezzi tecnici utilizzati;
g) le  prescrizioni  per le operazioni di collocamento in discarica e
   per  le  procedure  di sorveglianza e controllo, incluse eventuali
   determinazioni analitiche sui rifiuti conferiti;
h) le  prescrizioni  provvisorie  per  le operazioni di chiusura e di
   gestione successiva alla chiusura;
i) la durata della gestione post-operativa e le modalita' di chiusura
   al termine della gestione operativa;
l) l'obbligo per il gestore di presentare, almeno una volta all'anno,
   alla Regione una relazione in merito ai tipi ed ai quantitativi di
   rifiuti smaltiti, ai risultati del programma di sorveglianza ed ai
   controlli  effettuati  relativi  sia  alla fase operativa che alla
   fase post-operativa;
m) l'obbligo   del   gestore  di  eseguire  il  piano  di  ripristino
   ambientale  alla  chiusura anche di singoli lotti della discarica,
   con le modalita' previste nell'allegato 2;
n) le   indicazioni   relative   alle  garanzie  finanziarie  di  cui
   all'articolo  14.  sulla  base di quanto previsto dall'articolo 8,
   comma 1, lettera m);
o) le procedure di ammissione dei rifiuti in discarica.
  3.  L'autorizzazione  all'esercizio  della  discarica e' rilasciata
solo  dopo  l'accettazione  da  parte  della  Regione  delle garanzie
finanziarie  di  cui  all'articolo  14.  Qualora  la  Regione rilasci
l'autorizzazione  all'esercizio per singoli lotti, fermo restando che
la  garanzia  finanziaria  relativa  alla  post-chiusura  finale deve
coprire la capacita' totale della discarica come definita al comma 1,
lettera  c),  la garanzia finanziaria per l'attivazione e la gestione
della discarica e' prestata per i singoli lotti autorizzati.
  4. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 FEBBRAIO 2005, N. 59)).
  5. In deroga a quanto previsto dall'articolo 28, comma 3, del
decreto  legislativo  n.  22  del  1997,  nel caso in cui un impianto
risulti  registrato  ai  sensi  del  regolamento  (CE)  n. 761/01, il
rinnovo dell'autorizzazione e' effettuato ogni 8 anni.
  6. La Regione assicura che l'autorizzazione rilasciata ai sensi del
presente  decreto sia comprensiva anche delle autorizzazioni relative
alle emissioni in atmosfera, scarichi idrici e prelievo delle acque.
                             Articolo 11
                      (Procedure di ammissione)

   1.  Per  la  collocazione  dei  rifiuti  il detentore deve fornire
precise  indicazioni  sulla composizione, sulla capacita' di produrre
percolato,  sul comportamento a lungo termine e sulle caratteristiche
generali dei rifiuti da collocare in discarica.
   2. In previsione o in occasione del conferimento dei rifiuti ed ai
fini  dell'ammissione  degli  stessi  in discarica, il detentore deve
presentare la documentazione attestante che il rifiuto e' conforme ai
criteri di ammissibilita' previsti dal decreto di cui all'articolo 7,
comma  5,  per  la  specifica  categoria  di  discarica.  I  suddetti
certificati  possono  essere presentati in occasione del primo di una
serie  determinata  di  conferimenti  a  condizione  che il tipo e le
caratteristiche  del  rifiuto  rimangano  invariati  anche  per  tali
ulteriori conferimenti e, comunque, almeno una volta l'anno, e devono
essere conservati dal gestore.
   3.  Ai  fini  dell'ammissione  in discarica dei rifiuti il gestore
dell'impianto deve:

a) controllare  la  documentazione  relativa ai rifiuti, compreso, se
   previsto,  il formulario di identificazione di cui all'articolo 15
   del decreto legislativo n. 22 del 1997 e, se previsti, i documenti
   di  cui  al  regolamento  (CEE)  n.  259/93  del  Consiglio, del 1
   febbraio  1993,  relativo  alla  sorveglianza e al controllo delle
   spedizioni di rifiuti all'interno della Comunita' europea;
b) verificare   la  conformita'  delle  caratteristiche  dei  rifiuti
   indicate  nel  formulario di identificazione, di cui allegato B al
   decreto  del  Ministro  dell'ambiente  1  aprile  1998, n. 145, ai
   criteri di ammissibilita' previsti dal presente decreto;
c) effettuare  l'ispezione visiva di ogni carico di rifiuti conferiti
   in  discarica  prima e dopo lo scarico e verificare la conformita'
   del  rifiuto  alle  caratteristiche  indicate  nel  formulario  di
   identificazione   di   cui   al   citato   decreto   del  Ministro
   dell'ambiente n. 145 del 1998;
d) annotare  nel  registro  di  carico e scarico dei rifiuti tutte le
   tipologie  e  le  informazioni  relative alle caratteristiche e ai
   quantitativi    dei    rifiuti   depositati,   con   l'indicazione
   dell'origine  e  della  data  di  consegna da parte del detentore,
   secondo  le  modalita' previste dall'articolo 12, comma 1, lettera
   d), e comma 2, del decreto legislativo n. 22 del 1997. Nel caso di
   deposito   di  rifiuti  pericolosi,  il  registro  deve  contenere
   apposita  documentazione  o  mappatura  atta  ad  individuare, con
   riferimento alla provenienza ed alla allocazione, il settore della
   discarica dove e' smaltito il rifiuto pericoloso;
e) sottoscrivere  le  copie  del  formulario  di  identificazione dei
   rifiuti trasportati;
f) effettuare  le  verifiche analitiche della conformita' del rifiuto
   conferito ai criteri di ammissibilita', come indicato all'articolo
   10,  comma  1,  lettera  g),  con cadenza stabilita dall'autorita'
   territorialmente   competente   e,  comunque,  con  frequenza  non
   superiore   ad   un  anno.  I  campioni  prelevati  devono  essere
   opportunamente   conservati   presso   l'impianto  a  disposizione
   dell'autorita'  territorialmente  competente  per  un  periodo non
   inferiore a due mesi;
g) comunicare   alla   regione  ed  alla  provincia  territorialmente
   competenti   la   eventuale  mancata  ammissione  dei  rifiuti  in
   discarica,  ferma  l'applicazione  delle  disposizioni  del citato
   regolamento    (CEE)   n.   259/93   riguardante   le   spedizioni
   transfrontaliere di rifiuti.
                             Articolo 12
                       (Procedura di chiusura)

   1. La procedura di chiusura della discarica o di una parte di essa
e' avviata:

a) nei    casi,    alle    condizioni   e   nei   termini   stabiliti
   dall'autorizzazione;
b) nei   casi   in  cui  il  gestore  richiede  ed  ottiene  apposita
   autorizzazione della regione competente per territorio;
c) sulla  base di specifico provvedimento conseguente a gravi motivi,
   tali  da provocare danni all'ambiente e alla salute, ad iniziativa
   dell'Ente competente per territorio.

   2.  La  procedura  di chiusura della discarica puo' essere attuata
solo  dopo  la  verifica  della  conformita'  della  morfologia della
discarica  e, in particolare, della capacita' di allontanamento delle
acque  meteoriche, a quella prevista nel progetto di cui all'articolo
9,  comma 1, lettera a), tenuto conto di quanto indicato all'articolo
8, comma 1, lettere c) ed e).
   3.  La  discarica,  o  una  parte  della  stessa,  e'  considerata
definitivamente  chiusa  solo dopo che l'ente territoriale competente
al  rilascio dell'autorizzazione, di cui all'articolo 10, ha eseguito
un'ispezione   finale  sul  sito,  ha  valutato  tutte  le  relazioni
presentate  dal  gestore  ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lettera
l),  e  comunicato  a  quest'ultimo  l'approvazione  della  chiusura.
L'esito  dell'ispezione  non  comporta,  in  alcun  caso,  una minore
responsabilita'   per   il   gestore  relativamente  alle  condizioni
stabilite  dall'autorizzazione.  Anche  dopo  la  chiusura definitiva
della discarica, il gestore e' responsabile della manutenzione, della
sorveglianza  e  del  controllo nella fase di gestione post-operativa
per  tutto  il  tempo  durante  il quale la discarica puo' comportare
rischi per l'ambiente.
                             Articolo 13
                (Gestione operativa e post-operativa)

   1. Nella gestione e dopo la chiusura della discarica devono essere
rispettati  i  tempi,  le  modalita',  i  criteri  e  le prescrizioni
stabiliti  dall'autorizzazione  e  dai  piani  di gestione operativa,
post-operativa  e  di  ripristino  ambientale  di cui all'articolo 8,
comma 1, lettere g), h) e l), nonche' le norme in materia di gestione
dei rifiuti, di scarichi idrici e tutela delle acque, di emissioni in
atmosfera,  di  rumore,  di  igiene  e  salubrita'  degli ambienti di
lavoro,  di  sicurezza,  e prevenzione incendi; deve, inoltre, essere
assicurata  la  manutenzione  ordinaria  e  straordinaria di tutte le
opere funzionali ed impiantistiche della discarica.
   2.  La manutenzione, la sorveglianza e i controlli della discarica
devono  essere  assicurati anche nella fase della gestione successiva
alla  chiusura, fino a che l'ente territoriale competente accerti che
la  discarica  non  comporta  rischi  per  la salute e l'ambiente. In
particolare,  devono  essere  garantiti  i controlli e le analisi del
biogas,  del  percolato  e  delle  acque  di falda che possano essere
interessate.
   3.  I  rifiuti  pericolosi  devono  essere  depositati in appositi
settori,  celle  o  trincee della discarica, individuati con apposita
segnaletica  dalla quale devono risultare i tipi e le caratteristiche
di  pericolo  dei  rifiuti  smaltiti  in ciascuno dei citati settori,
celle o trincee.
   4.  Il  gestore  della  discarica  e'  responsabile della corretta
attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3.
   5.  Al  fine  di  dimostrare  la  conformita' della discarica alle
condizioni  dell'autorizzazione  e di fornire tutte le conoscenze sul
comportamento   dei   rifiuti   nelle  discariche,  il  gestore  deve
presentare  all'ente  territoriale  competente,  secondo le modalita'
fissate  dall'autorizzazione,  la  relazione  di cui all'articolo 10,
comma  1, lettera l), completa di tutte le informazioni sui risultati
della  gestione  della  discarica  e  dei  programmi  di  controllo e
sorveglianza,  nonche'  dei  dati  e  delle  informazioni relativi ai
controlli  effettuati.  In  particolare,  la relazione deve contenere
almeno i seguenti elementi:

a) quantita'  e  tipologia  dei  rifiuti  smaltiti  e  loro andamento
   stagionale;
b) prezzi di conferimento;
c) andamento  dei  flussi  e  del  volume  di percolato e le relative
   procedure di trattamento e smaltimento;
d) quantita'  di  biogas prodotto ed estratto e relative procedure di
   trattamento e smaltimento;
e) volume occupato e capacita' residua nominale della discarica;
f) i risultati dei controlli effettuati sui rifiuti conferiti ai fini
   della  loro  ammissibilita'  in  discarica,  nonche' sulle matrici
   ambientali.

   6.  Il  gestore deve, inoltre, notificare all'autorita' competente
anche   eventuali   significativi   effetti   negativi  sull'ambiente
riscontrati  a  seguito delle procedure di sorveglianza e controllo e
deve  conformarsi  alla  decisione  dell'autorita'  competente  sulla
natura  delle  misure  correttive  e  sui termini di attuazione delle
medesime.
                             Articolo 14
                       (Garanzie finanziarie)

   1.  La  garanzia  per  l'attivazione e la gestione operativa della
discarica,  comprese le procedure di chiusura, assicura l'adempimento
delle   prescrizioni  contenute  nell'autorizzazione  e  deve  essere
prestata  per  una somma commisurata alla capacita' autorizzata della
discarica ed alla classificazione della stessa ai sensi dell'articolo
4. In caso di autorizzazione per lotti della discarica, come previsto
dall'articolo  10,  comma  3,  la  garanzia  puo' essere prestata per
lotti.
   2.  La  garanzia  per  la  gestione successiva alla chiusura della
discarica  assicura  che  le  procedure  di cui all'articolo 13 siano
eseguite  ed  e'  commisurata  al  costo  complessivo  della gestione
post-operativa.  In  caso di autorizzazione della discarica per lotti
la garanzia per la post-chiusura puo' essere prestata per lotti.
   3.  Fermo restando che le garanzie di cui ai commi 1 e 2, nel loro
complesso,  devono  essere  trattenute  per tutto il tempo necessario
alle  operazioni  di gestione operativa e di gestione successiva alla
chiusura  della  discarica  e  salvo  che  l'autorita' competente non
preveda un termine maggiore qualora ritenga che sussistano rischi per
l'ambiente;

a) la  garanzia  di  cui al comma 1 e' trattenuta per almeno due anni
   dalla data della comunicazione di cui all'articolo 12, comma 3;
b) la garanzia di cui al comma 2 e' trattenuta per almeno trenta anni
   dalla data della comunicazione di cui all'articolo 12, comma 3.

   4.  Le  garanzie  di  cui  ai commi 1 e 2 sono costituite ai sensi
dell'articolo  1  della legge 10 giugno 1982, n. 348, e devono essere
prestate in misura tale da garantire la realizzazione degli obiettivi
indicati nei citati commi.
   5.  Nel  caso  di  impianti  di  discarica  la cui coltivazione ha
raggiunto,  alla  data  di  entrata in vigore della presente decreto,
l'80%  della capacita' autorizzata, il massimale da garantire secondo
i parametri previsti e' ridotto nella misura del 40%.
   6.  Le  Regioni  possono  prevedere, per gli impianti realizzati e
gestiti  secondo  le  modalita' previste dal presente decreto, che la
garanzia  finanziaria  di  cui  al  comma  2  non  si  applichi  alle
discariche per rifiuti inerti.
   7.  Gli  oneri  afferenti  alle  garanzie  previste  dal  presente
articolo, allorquando le regioni e gli enti di cui all'articolo 2 del
decreto  legislativo  18 agosto 2000, n. 267, gestiscono direttamente
la  discarica,  sono  coperti  dalla  tariffa con le modalita' di cui
all'articolo 15.
                             Articolo 15
       (Costi dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche)

   1.  Il  prezzo  corrispettivo per lo smaltimento in discarica deve
coprire  i  costi  di  realizzazione  e di esercizio dell'impianto, i
costi  sostenuti  per  la prestazione della garanzia finanziaria ed i
costi  stimati  di  chiusura,  nonche' i costi di gestione successiva
alla chiusura per un periodo pari a quello indicato all'art. 10 comma
1, lettera i).
                             Articolo 16
                             (Sanzioni)

   1. Chiunque viola i divieti di cui all'articolo 7, commi 1, 2 e 3,
e'  punito  con  la  sanzione prevista dall'articolo 51, comma 3, del
decreto  legislativo  n. 22 del 1997. La stessa sanzione si applica a
chiunque viola le procedure di ammissione dei rifiuti in discarica di
cui all'articolo 11.
   2.  Chiunque,  in  violazione  del  divieto di cui all'articolo 7,
comma  4,  diluisce  o  miscela  i  rifiuti, al solo fine di renderli
conformi  ai  criteri  di  ammissibilita'  di  cui all'articolo 5, e'
punito  con  la sanzione di cui all'articolo 51, comma 5, del decreto
legislativo n. 22 del 1997.
                               Art. 17
                  Disposizioni transitorie e finali

  1.  Le  discariche  gia' autorizzate alla data di entrata in vigore
del  presente  decreto  possono  continuare  a  ricevere,  fino al 31
dicembre 2006, i rifiuti per cui sono state autorizzate. (1) (2)
  2.  Fino  al  31  dicembre  2006 e' consentito lo smaltimento nelle
nuove  discariche,  in  osservanza  delle  condizioni e dei limiti di
accettabilita'    previsti    dalla    deliberazione   del   Comitato
interministeriale  del  27  luglio  1984,  pubblicata nel supplemento
ordinario  alla  Gazzetta  Ufficiale n. 253 del 13 settembre 1984, di
cui  all'articolo  6 decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto
1994, e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n.  251  del  26  ottobre 1994, nonche' dalle deliberazioni regionali
connesse, relativamente:
a) nelle  discariche  per  rifiuti inerti, ai rifiuti precedentemente
   avviati a discariche di II categoria, tipo A;
b) nelle   discariche   per   rifiuti   non  pericolosi,  ai  rifiuti
   precedentemente avviati alle discariche di prima categoria e di II
   categoria, tipo B;
c) nelle    discariche    per    rifiuti   pericolosi,   ai   rifiuti
   precedentemente  avviati  alle discariche di II categoria tipo C e
   terza categoria. (1) (2)
  3.  Entro  sei  mesi  dalla  data di entrata in vigore del presente
decreto  il  titolare dell'autorizzazione di cui al comma 1 o, su sua
delega, il gestore della discarica, presenta all'autorita' competente
un  piano  di  adeguamento  della discarica alle previsioni di cui al
presente decreto, incluse le garanzie finanziarie di cui all'articolo
14.
  4.  Con  motivato  provvedimento  l'autorita' competente approva il
piano  di cui al comma 3, autorizzando la prosecuzione dell'esercizio
della  discarica  e fissando i lavori di adeguamento, le modalita' di
esecuzione  e  il  termine finale per l'ultimazione degli stessi, che
non  puo'  in  ogni  caso  essere  successivo  al 16 luglio 2009. Nel
provvedimento  l'autorita'  competente  prevede anche l'inquadramento
della  discarica  in  una  delle  categorie di cui all'articolo 4. Le
garanzie  finanziarie  prestate  a  favore  dell'autorita' competente
concorrono alla prestazione della garanzia finanziaria.
  4-bis.  Il  provvedimento  con cui l'autorita' competente approva i
piani  di  adeguamento,  presentati  ai  sensi  del  comma  3, per le
discariche  di  rifiuti  pericolosi  e per quelle autorizzate dopo la
data  del  16  luglio  2001  e fino al 23 marzo 2003, deve fissare un
termine  per  l'ultimazione  dei  lavori di adeguamento, che non puo'
essere successivo al 1° ottobre 2008.
  4-ter.  Nel  caso  in  cui, per le discariche di cui al comma 1, il
provvedimento  di  approvazione  del  piano  di adeguamento di cui al
comma 4, stabilisca un termine finale per l'ultimazione dei lavori di
adeguamento  successivo  al  1° ottobre 2008, tale termine si intende
anticipato al 1° ottobre 2008.
  5.  In  caso  di  mancata approvazione del piano di cui al comma 3,
l'autorita'  competente prescrive modalita' e tempi di chiusura della
discarica, conformemente all'articolo 12, comma 1, lettera c).
  6. Sono abrogati:
    a)  il  paragrafo  4.2  e  le  parti  attinenti  allo  stoccaggio
definitivo  dei  paragrafi  5  e  6  della  citata  deliberazione del
Comitato  interministeriale  del  27  luglio  1984; ai fini di cui al
comma 2, restano validi fino al 31 dicembre 2008 i valori limite e le
condizioni di ammissibilita' previsti dalla deliberazione;
    b) il decreto del Ministro dell'ambiente 11 marzo 1998, n. 141;
    c)  l'articolo  5, commi 6 e 6-bis, e l'articolo 28, comma 2, del
decreto legislativo n. 22 del 1997, e successive modificazioni;
    d)  l'articolo  6  del  decreto del Presidente della Repubblica 8
agosto 1994. (3) (5)
  7.  Le Regioni adeguano la loro normativa alla presente disciplina.
((3))


    Il  presente  decreto,  munito  del  sigillo  dello  Stato, sara'
inserito   nella   Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della
Repubblica italiana. Dato a Roma, addi' 13 gennaio 2003.

                               CIAMPI

                               Berlusconi,  Presidente  del Consiglio
                                 dei Ministri

                               Buttiglione, Ministro per le politiche
                                 comunitarie

                               Matteoli, Ministro dell'ambiente e
                                 della tutela del territorio

                               Frattini, Ministro degli affari esteri

                               Castelli, Ministro della giustizia

                               Tremonti, Ministro dell'economia e
                                 delle finanze

                               Marzano, Ministro delle attivita'
                                 produttive

                               Sirchia, Ministro della salute

  Visto, il Guardasigilli: Castelli
---------------
(1)
  La  L.  27  dicembre  2006, n. 296 ha disposto (con l'art. 1, comma
184, lettera c)) che "il termine di cui all'articolo 17, commi 1, 2 e
6  del  decreto  legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, e' fissato al 31
dicembre 2007".
(2)
  La  L.  27  dicembre  2006,  n.  296,  come  modificata dalla L. 24
dicembre  2007, n. 244, ha disposto (con l'art. 1, comma 184, lettera
c))  che  "il  termine  di  cui  all'articolo  17, commi 1, 2 e 6 del
decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, e' fissato al 31 dicembre
2008".
(3)
  Il  D.L.  30  dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni,
dalla  L.  27  febbraio 2009, n. 13, ha disposto (con l'art. 5, comma
1-bis)  che  "Fermo  quanto  previsto  dall'articolo  199 del decreto
legislativo  3  aprile  2006,  n. 152, relativo ai piani regionali di
gestione  dei  rifiuti,  il regime transitorio di cui all'articolo 17
del  decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, e' prorogato fino al
30 giugno 2009".
                             ALLEGATO 1 
 
 
                                                         ALLEGATO 1 
                                              (articolo 3, comma 3) 
                                              (articolo 9, comma 1) 
 
                  CRITERI COSTRUTTIVI E GESTIONALI 
                     DEGLI IMPIANTI DI DISCARICA 
 
1. IMPIANTI DI DISCARICA PER RIFIUTI INERTI 
 
                           1.1. UBICAZIONE 
 
   Di norma i siti  idonei  alla  realizzazione  di  un  impianto  di
discarica per rifiuti inerti non devono ricadere in: 
 
- aree individuate ai sensi dell'articolo 17, comma  3,  lettera  m),
  della legge 18 maggio 1989, n. 183; 
- aree individuate dagli articoli 2 e 3 del  decreto  del  Presidente
  della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357; 
- aree collocate nelle zone di rispetto di cui all'articolo 21, comma
  1, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152; 
- territori sottoposti  a  tutela  ai  sensi  dell'articolo  146  del
  decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490. 
 
Le discariche non devono essere normalmente localizzate: 
 
- in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo
  superficiale; 
- in aree dove i processi  geologici  superficiali  quali  l'erosione
  accelerata, le frane,  l'instabilita'  dei  pendii,  le  migrazioni
  degli alvei fluviali potrebbero  compromettere  l'integrita'  della
  discarica; 
- in aree esondabili, instabili e alluvionabili; deve,  al  riguardo,
  essere presa come riferimento la piena con tempo di ritorno  minimo
  pari a 50 anni.  Le  Regioni  definiscono  eventuali  modifiche  al
  valore da adottare per il  tempo  di  ritorno  sopra  riportato  in
  accordo con l'Autorita' di bacino laddove costituita; 
- aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi
  dell'articolo 6, comma 3,della legge 6 dicembre 1991, n. 394; 
 
   Le Regioni possono, con  provvedimento  motivato,  autorizzare  la
realizzazione delle discariche per inerti nei siti di  cui  al  comma
precedente. 
   La discarica puo' essere autorizzata solo  se  le  caratteristiche
del luogo, per quanto riguarda le  condizioni  di  cui  sopra,  o  le
misure  correttive  da  adottare,  indichino  che  la  discarica  non
costituisca un grave rischio ecologico. 
   Per  ciascun  sito  di  ubicazione  devono  essere   valutate   le
condizioni locali di accettabilita'  dell'impianto  in  relazione  ai
seguenti parametri: 
 
- distanza dai centri abitati; 
- fascia di rispetto  da  strade,  autostrade,  gasdotti,  oleodotti,
  elettrodotti, cimiteri, ferrovie, beni militari; 
 
   Nell'individuazione dei siti di ubicazione sono da privilegiare le
aree degradate da risanare  e/o  da  ripristinare  sotto  il  profilo
paesaggistico. 
 
              1.2. PROTEZIONE DEL TERRENO E DELLE ACQUE 
 
1.2.1. Criteri generali 
 
   L'ubicazione e le caratteristiche  costruttive  di  una  discarica
devono   soddisfare   le   condizioni   necessarie    per    impedire
l'inquinamento del terreno,  delle  acque  freatiche  e  delle  acque
superficiali. 
   Deve essere assicurata un'efficiente raccolta del  percolato,  ove
cio' sia ritenuto necessario dall'ente territoriale competente. 
   La protezione del suolo,  delle  acque  freatiche  e  delle  acque
superficiali deve essere realizzata mediante la combinazione  di  una
barriera  geologica  e  di  un  eventuale  rivestimento  della  parte
inferiore durante la  fase  di  esercizio  e  mediante  l'aggiunta  a
chiusura della discarica  di  una  copertura  della  parte  superiore
durante la fase post-operativa. 
   Qualora la barriera geologica non presenti le  caratteristiche  di
seguito specificate, la protezione del suolo, delle acque sotterranee
e delle acque  superficiali  deve  essere  realizzata  attraverso  il
completamento della stessa con un sistema barriera di confinamento. 
 
1.2.2. Barriera geologica 
 
   La barriera geologica e' determinata da  condizioni  geologiche  e
idrogeologiche al di sotto e in prosssimita' di una discarica tali da
assicurare una capacita'  di  attenuazione  sufficiente  per  evitare
rischi per il  suolo  e  le  acque  superficiali  e  sotterranee.  Il
substrato della base e dei  lati  della  discarica  consiste  in  una
formazione  geologica  naturale   che   risponda   a   requisiti   di
permeabilita' e spessore almeno equivalente a quello  risultante  dai
seguenti criteri: 
   - conducibilita' idraulica k minore o uguale a 1 x 10 alla -7 m/s;
   - spessore maggiore o uguale a 1 m. 
   Le  caratteristiche  di  permeabilita'  della  barriera  geologica
naturale devono essere accertate mediante apposita indagine in sito. 
   La  barriera  geologica,  qualora  non  soddisfi  naturalmente  le
condizioni di  cui  sopra,  puo'  essere  completata  artificialmente
attraverso  un  sistema  barriera  di   confinamento   opportunamente
realizzato che fornisca una protezione equivalente. 
   Il piano di imposta di una eventuale barriera di confinamento deve
essere posto al di sopra del tetto dell'acquifero confinato  o  della
quota di massima escursione della falda, nel caso  di  acquifero  non
confinato, con un franco di almeno 1,5 metri. 
   La barriera messa in opera artificialmente deve avere uno spessore
non inferiore a 0,5 metri. 
 
1.2.3. Copertura superficiale finale 
 
   La copertura superficiale finale della discarica  deve  rispondere
ai seguenti criteri: 
 
- isolamento dei rifiuti dall'ambiente esterno; 
- minimizzazione delle infiltrazioni d'acqua; 
- riduzione al minimo della necessita' di manutenzione; 
- minimizzazione dei fenomeni di erosione; 
- resistenza  agli  assestamenti  ed   a   fenomeni   di   subsidenza
  localizzata. 
 
   La  copertura  deve  essere  realizzata  mediante  una   struttura
multistrato costituita, dall'alto verso il basso, almeno dai seguenti
strati: 
 
1. strato superficiale di copertura con spessore maggiore o uguale  a
   1 m che favorisca lo sviluppo delle specie vegetali  di  copertura
   ai  fini  del  piano  di  ripristino  ambientale  e  fornisca  una
   protezione adeguata contro l'erosione e consenta di proteggere  le
   barriere sottostanti dalle escursioni termiche; 
2. strato drenante con spessore maggiore o uguale a 0.5 m in grado di
   impedire la formazione di un battente idraulico sopra le  barriere
   di cui ai successivi punti 3) e 4); 
3. strato minerale superiore compattato di spessore maggiore o uguale
   a 0.5 m e di bassa conducibilita' idraulica; 
4. strato di regolarizzazione per la corretta messa  in  opera  degli
   elementi superiori e costituito da materiale drenante. 
 
                      13. CONTROLLO DELLE ACQUE 
 
   In relazione alle condizioni meteorologiche  devono  essere  prese
misure adeguate per: 
 
- limitare la quantita' di acqua di origine meteorica che penetra nel
  corpo della discarica; 
- impedire che le acque superficiali e sotterranee entrino nel  corpo
  della discarica. 
 
   Deve   essere   inoltre   previsto,   ove   ritenuto    necessario
dall'autorita' competente, un sistema  di  raccolta  delle  acque  di
percolazione. La  gestione  di  detto  sistema  deve  minimizzare  il
battente idraulico di percolato sul fondo della discarica  al  minimo
compatibile con  i  sistemi  di  sollevamento  e  di  estrazione.  Il
percolato  raccolto  deve  essere  avviato  ad  idoneo  impianto   di
trattamento al fine di garantirne lo scarico nel rispetto dei  limiti
previsti dalla normativa vigente in materia. 
 
                           1.4. STABILITA' 
 
   Nella fase di caratterizzazione del sito e' necessario  accertarsi
mediante specifiche indagini e prove  geotecniche  che  il  substrato
geologico, in considerazione della morfologia della discarica  e  dei
carichi  previsti,  nonche'  delle  condizioni  operative,  non  vada
soggetto a cedimenti tali da  danneggiare  i  sistemi  di  protezione
della discarica. 
   Deve essere, altresi', verificata in corso d'opera  la  stabilita'
del fronte dei rifiuti scaricati e la stabilita' dell'insieme terreno
di fondazione-discarica, con particolare riferimento alla  stabilita'
dei pendii e delle  coperture,  anche  a  i  sensi  del  decreto  del
Ministro dei lavori pubblici in data 11 marzo 1988, pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale n. 127 del 1 giugno 1988. 
   Per gli  impianti  che  ricadono  in  Comuni  soggetti  a  rischio
sismico, cosi' come elencati nei  decreti  del  Ministro  dei  lavori
pubblici in data 5 marzo 1984, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 
91 del 31 marzo 1984, le analisi di stabilita' devono essere condotte
in condizioni dinamiche, introducendo le variabili  di  accelerazione
indotta dall'evento sismico di piu' alta intensita'  prevedibile,  ed
adeguando le eventuali  strutture  in  muratura  da  realizzare  alle
disposizioni previste dal decreto del Ministro dei lavori pubblici in
data 16 gennaio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5
febbraio 1996. 
 
                       1.5. DISTURBI E RISCHI 
 
   Devono essere previsti sistemi e/o misure atte a ridurre al minimo
i disturbi ed i rischi provenienti dalla discarica e causati da: 
 
- emissione di odori e polvere; 
- materiali trasportati dal vento; 
- uccelli parassiti ed insetti; 
- rumore e traffico; 
- incendi. 
 
                            1.6. BARRIERE 
 
   La discarica deve essere dotata  di  recinzione  per  impedire  il
libero accesso al sito. Deve essere prevista una barriera perimetrale
arborea autoctona  al  fine  di  minimizzare  gli  impatti  visivi  e
olfattivi. 
   I cancelli devono restare chiusi fuori dell'orario  di  esercizio.
Il sistema di controllo e di accesso agli impianti deve prevedere  un
programma di misure volte ad impedire lo scarico illegale. 
 
             1.7. DOTAZIONE DI ATTREZZATURE E PERSONALE 
 
   Gli impianti di discarica devono  essere  dotati,  direttamente  o
tramite apposita convenzione, di laboratori che operano in regime  di
qualita' secondo le norme ISO 9000 e successive modificazioni per  le
specifiche determinazioni previste per la gestione dell'impianto. 
 
                1.8. MODALITA' E CRITERI DI DEPOSITO 
 
   I rifiuti che possono dar luogo a  dispersione  di  polveri  o  ad
emanazioni moleste devono essere al piu' presto ricoperti con  strati
di materiali  adeguati;  devono  essere  inoltre  previsti  specifici
sistemi  di  contenimento  e/o  di  modalita'  di  conduzione   della
discarica atti ad impedire la dispersione stessa. 
   Lo scarico dei rifiuti deve essere effettuato in modo da garantire
la stabilita' della massa di rifiuti e delle strutture collegate. 
   L'accumulo dei rifiuti deve essere  attuato  in  maniera  tale  da
evitare fenomeni di instabilita'. 
 
    IMPIANTI PER RIFIUTI NON PERICOLOSI E PER RIFIUTI PERICOLOSI 
                           2.1. UBICAZIONE 
 
   Di norma gli impianti di discarica per rifiuti  pericolosi  e  non
pericolosi non devono ricadere in: 
 
- aree individuate ai sensi dell'articolo 17, comma  3,  lettera  m),
  della legge 18 maggio 1989, n. 183; 
- aree individuate dagli articoli 2 e 3 del  decreto  del  Presidente
  della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357; 
- territori sottoposti a tutela ai sensi del decreto  legislativo  29
  ottobre 1999, n. 490; 
- aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi
  dell'articolo 6, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394; 
- aree collocate nelle zone di rispetto di cui all'articolo 21, comma
  1, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152. 
 
Gli impianti non vanno ubicati di norma: 
 
- in aree interessate da fenomeni quali faglie attive, aree a rischio
  sismico di 1^ categoria  cosi'  come  classificate  dalla  legge  2
  febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi, e aree interessate
  da attivita' vulcanica, ivi compresi i campi solfatarici,  che  per
  frequenza ed intensita' potrebbero  pregiudicare  l'isolamento  dei
  rifiuti; 
- in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo
  superficiale; 
- in aree dove i processi  geologici  superficiali  quali  l'erosione
  accelerata, le frane,  l'instabilita'  dei  pendii,  le  migrazioni
  degli alvei fluviali potrebbero  compromettere  l'integrita'  della
  discarica e delle opere ad essa connesse; 
- in aree soggette ad attivita' di tipo idrotermale; 
- in aree esondabili, instabili e alluvionabili; deve,  al  riguardo,
  essere presa come riferimento la piena con tempo di ritorno  minimo
  pari a 200 anni. Le  Regioni  definiscono  eventuali  modifiche  al
  valore  da  adottare  per  il  tempo  di  ritorno  in  accordo  con
  l'Autorita' di bacino laddove costituita. 
 
   Con provvedimento  motivato  le  regioni  possono  autorizzare  la
realizzazione di discariche  per  rifiuti  non  pericolosi  nei  siti
sopradescritti. 
   La discarica puo' essere autorizzata solo  se  le  caratteristiche
del luogo, per quanto riguarda le  condizioni  di  cui  sopra,  o  le
misure  correttive  da  adottare,  indichino  che  la  discarica  non
costituisca un grave rischio ecologico. 
   Per  ciascun  sito  di  ubicazione  devono  essere  esaminate   le
condizioni locali di accettabilita' dell'impianto in relazione a: 
 
- distanza dai centri abitati; 
- collocazione in aree a rischio sismico di 2^ categoria  cosi'  come
  classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n.  64,  e  provvedimenti
  attuativi, per gli impianti di  discarica  per  rifiuti  pericolosi
  sulla base dei criteri di progettazione degli impianti stessi; 
- collocazione  in  zone  di  produzione  di  prodotti  agricoli   ed
  alimentari definiti ad indicazione geografica o a denominazione  di
  origine protetta ai sensi del regolamento (CEE)  n.  2081/92  e  in
  aree  agricole  in  cui  si   ottengono   prodotti   con   tecniche
  dell'agricoltura  biologica  ai  sensi  del  regolamento  (CEE)  n.
  2092/91; 
- presenza di rilevanti beni storici, artistici, archeologici. 
 
Per le  discariche  di  rifiuti  pericolosi  e  non  pericolosi   che
   accettano rifiuti  contenenti  amianto,  deve  essere  oggetto  di
   specifico studio, al fine di evitare qualsiasi possibile trasporto
   aereo delle fibre, la distanza dai  centri  abitati  in  relazione
   alla direttrice dei venti dominanti. Tale direttrice e'  stabilita
   sulla base  di  dati  statistici  significativi  dell'intero  arco
   dell'anno e relativi ad un periodo non inferiore a 5 anni. 
 
              2.2. PROTEZIONE DELLE MATRICI AMBIENTALI 
 
   Al fine di garantire l'isolamento  del  corpo  dei  rifiuti  dalle
   matrici  ambientali,  la  discarica  deve  soddisfare  i  seguenti
   requisiti tecnici; 
 
- sistema di regimazione e convogliamento delle acque superficiali; 
- impermeabilizzazione del fondo e delle sponde della discarica; 
- impianto di raccolta e gestione del percolato; 
- impianto di captazione e gestione del gas di  discarica  (solo  per
  discariche dove sono smaltiti rifiuti biodegradabili); 
- sistema di copertura superficiale finale della discarica. 
 
   Deve   essere   garantito   il   controllo    dell'efficienza    e
dell'integrita'    dei     presidi     ambientali     (sistemi     di
impermeabilizzazione, di raccolta del percolato, di  captazione  gas,
etc.), e il mantenimento  di  opportune  pendenze  per  garantire  il
ruscellamento delle acque superficiali. 
 
         2.3. CONTROLLO DELLE ACQUE E GESTIONE DEL PERCOLATO 
 
   Devono essere adottate tecniche di coltivazione e gestionali  atte
a minimizzare l'infiltrazione dell'acqua meteorica  nella  massa  dei
rifiuti. 
   Per quanto consentito  dalla  tecnologia,  tali  acque  meteoriche
devono essere allontanate dal perimetro dell'impianto  per  gravita',
anche a mezzo di idonee canalizzazioni dimensionate sulla base  delle
piogge piu' intense con tempo di ritorno di 10 anni. 
   Il percolato e  le  acque  di  discarica  devono  essere  captati,
raccolti e smaltiti per tutto  il  tempo  di  vita  della  discarica,
secondo quanto stabilito nell'autorizzazione, e comunque per un tempo
non  inferiore  a  30  anni  dalla  data   di   chiusura   definitiva
dell'impianto. 
   Il sistema di raccolta del  percolato  deve  essere  progettato  e
gestito in modo da: 
 
- minimizzare il battente idraulico  di  percolato  sul  fondo  della
  discarica al minimo compatibile con i sistemi di sollevamento e  di
  estrazione; 
- prevenire  intasamenti  ed  occlusioni  per  tutto  il  periodo  di
  funzionamento previsto; 
- resistere all'attacco chimico dell'ambiente della discarica; 
- sopportare i carichi previsti. 
 
   Il percolato  e  le  acque  raccolte  devono  essere  trattate  in
impianto tecnicamente idoneo di trattamento al fine di garantirne  lo
scarico nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa  vigente  in
materia. La concentrazione del percolato puo' essere autorizzata solo
nel caso in cui contribuisca all'abbassamento del  relativo  battente
idraulico; il concentrato puo' rimanere confinato  all'interno  della
discarica. 
 
              2.4. PROTEZIONE DEL TERRENO E DELLE ACQUE 
 
2.4.1. Criteri generali 
 
   L'ubicazione e la progettazione di una discarica devono soddisfare
le condizioni necessarie per  impedire  l'inquinamento  del  terreno,
delle acque sotterranee o delle acque superficiali e  per  assicurare
un'efficiente raccolta del percolato. 
   La protezione del suolo, delle acque sotterranee e  di  superficie
deve essere  realizzata,  durante  la  fase  operativa,  mediante  la
combinazione della barriera geologica, del rivestimento  impermeabile
del fondo e delle sponde della discarica e del sistema  di  drenaggio
del percolato,  e  durante  la  fase  post-operativa  anche  mediante
copertura della parte superiore. 
 
2.4.2. Barriera geologica 
 
   Il substrato  della  base  e  dei  fianchi  della  discarica  deve
consistere in  una  formazione  geologica  naturale  che  risponda  a
requisiti di permeabilita' e spessore  almeno  equivalente  a  quello
risultante dai seguenti criteri: 
 
- discarica per rifiuti non pericolosi: k minore o uguale a  1  x  10
alla -9 m/s e s maggiore o uguale a 1 m; 
- discarica per rifiuti pericolosi: k minore o uguale a 1 x  10  alla
-9 m/s e s maggiore o uguale a 5 m; 
 
   La  continuita'  e  le  caratteristiche  di  permeabilita'   della
barriera geologica su tutta l'area interessata dalla discarica devono
essere opportunamente  accertate  mediante  indagini  e  perforazioni
geognostiche. 
   La  barriera  geologica,  qualora  non  soddisfi  naturalmente  le
condizioni di  cui  sopra,  puo'  essere  completata  artificialmente
attraverso  un  sistema  barriera  di   confinamento   opportunamente
realizzato che fornisca una protezione equivalente. 
   Per tutti gli impianti deve essere prevista l'impermeabilizzazione
del fondo e delle pareti con un rivestimento di materiale artificiale
posto al  di  sopra  della  barriera  geologica,  su  uno  strato  di
materiale  minerale  compattato.   Tale   rivestimento   deve   avere
caratteristiche idonee a resistere  alle  sollecitazioni  chimiche  e
meccaniche presenti nella discarica. 
   Il piano di imposta  dello  strato  inferiore  della  barriera  di
confinamento deve essere posto al di sopra del  tetto  dell'acquifero
confinato con un franco di almeno 1,5 m, nel caso  di  acquifero  non
confinato, al di sopra della quota di massima escursione della  falda
con un franco di almeno 2 m. 
   Le  caratteristiche   del   sistema   barriera   di   confinamento
artificiale  sono   garantite   normalmente   dall'accoppiamento   di
materiale minerale compattato  (caratterizzato  da  uno  spessore  di
almeno 100 cm con una conducibilita' idraulica k minore o uguale a 10
alla  -7  cm/s,  depositato  preferibilmente   in   strati   uniformi
compattati dello spessore massimo di 20 cm) con una geomembrana. 
   L'utilizzo della sola geomembrana non costituisce in  nessun  caso
un sistema di impermeabilizzazione  idoneo;  la  stessa  deve  essere
posta a diretto contatto con lo  strato  minerale  compattato,  senza
interposizione di materiale drenante. 
   Particolari soluzioni progettuali nella realizzazione del  sistema
barriera di confinamento delle sponde, che garantiscano comunque  una
protezione equivalente, potranno eccezionalmente  essere  adottate  e
realizzate anche con spessori inferiori a 0,5  m,  a  condizione  che
vengano approvate dall'Ente  territoriale  competente;  in  tal  caso
dovranno essere previste specifiche analisi di stabilita' del sistema
barriera di confinamento. 
   Lo strato di materiale artificiale  e/o  il  sistema  barriera  di
confinamento deve essere inoltre adeguatamente protetto dagli  agenti
atmosferici e da pericoli di danneggiamento in fase di  realizzazione
e di esercizio della discarica. 
   Sul  fondo  della  discarica,  al  di   sopra   del   rivestimento
impermeabile, deve essere previsto uno strato di  materiale  drenante
con spessore maggiore o uguale a 0,5 m. 
   Il  fondo  della  discarica,  tenuto  conto   degli   assestamenti
previsti, deve conservare un'adeguata pendenza tale  da  favorire  il
deflusso del percolato ai sistemi di raccolta. 
 
2.4.3. Copertura superficiale finale 
 
   La copertura superficiale finale della discarica  deve  rispondere
ai seguenti criteri: 
 
- isolamento dei rifiuti dall'ambiente esterno; 
- minimizzazione delle infiltrazioni d'acqua; 
- riduzione al minimo della necessita' di manutenzione; 
- minimizzazione dei fenomeni di erosione; 
- resistenza  agli  assestamenti  ed   a   fenomeni   di   subsidenza
  localizzata; 
 
   La  copertura  deve  essere  realizzata  mediante  una   struttura
multistrato costituita, dall'alto verso il basso, almeno dai seguenti
strati: 
 
1. strato superficiale di copertura con spessore maggiore o uguale  a
   1 m che favorisca lo sviluppo delle specie vegetali  di  copertura
   ai  fini  del  piano  di  ripristino  ambientale  e  fornisca  una
   protezione adeguata contro l'erosione e di proteggere le  barriere
   sottostanti dalle escursioni termiche; 
2. strato drenante protetto da  eventuali  intasamenti  con  spessore
   maggiore o uguale a 0,5 m in grado di impedire la formazione di un
   battente idraulico sopra le barriere di cui ai successivi punti 3)
   e 4); 
3. strato minerale compattato dello spessore maggiore o uguale a  0,5
   m e di conducibilita' idraulica di maggiore o uguale a 10 alla  -8
   m/s o di caratteristiche equivalenti, integrato da un rivestimento
   impermeabile superficiale per gli impianti di discarica di rifiuti
   pericolosi; 
4. strato di drenaggio del gas e di rottura  capillare,  protetto  da
   eventuali intasamenti, con spessore maggiore o uguale a 0.5 m; 
5. strato di  regolarizzazione  con  la  funzione  di  permettere  la
   corretta messa in opera degli strati sovrastanti. 
 
   Poiche' la degradazione dei  rifiuti  biodegradabili,  incluse  le
componenti cellulosiche, comporta  la  trasformazione  in  biogas  di
circa  un  terzo  della  massa  dei  rifiuti,  la  valutazione  degli
assestamenti dovra' tenere conto di tali variazioni,  soprattutto  in
funzione alla morfologia della copertura finale. 
   La  copertura  superficiale  finale  come  sopra  descritta   deve
garantire l'isolamento della  discarica  anche  tenendo  conto  degli
assestamenti previsti ed a tal  fine  non  deve  essere  direttamente
collegata al sistema barriera di confinamento. 
   La copertura superficiale finale della  discarica  nella  fase  di
post esercizio puo' essere preceduta da una copertura provvisoria, la
cui struttura puo' essere piu' semplice  di  quella  sopra  indicata,
finalizzata ad isolare la massa di rifiuti in corso di assestamento. 
   Detta  copertura  provvisoria  deve  essere  oggetto  di  continua
manutenzione al fine di consentire il regolare deflusso  delle  acque
superficiali e di minimizzarne l'infiltrazione nella discarica. 
   La copertura superficiale finale deve essere realizzata in modo da
consentire un carico compatibile con la destinazione d'uso prevista. 
 
                       2.5. CONTROLLO DEI GAS 
 
   Le discariche che accettano rifiuti biodegradabili  devono  essere
dotati di impianti per  l'estrazione  dei  gas  che  garantiscano  la
massima  efficienza  di  captazione   e   il   conseguente   utilizzo
energetico. 
   La gestione del biogas  deve  essere  condotta  in  modo  tale  da
ridurre al minimo il rischio per l'ambiente e per  la  salute  umana;
l'obiettivo  e'  quello  di  non  far  percepire  la  presenza  della
discarica al di fuori di una ristretta fascia di rispetto. 
   Poiche'  il  naturale  assestamento  della   massa   dei   rifiuti
depositati puo' danneggiare il sistema di estrazione del  biogas,  e'
indispensabile un piano di mantenimento  dello  stesso,  che  preveda
anche l'eventuale sostituzione dei sistemi di captazione deformati in
modo irreparabile. 
   E' inoltre indispensabile  mantenere  al  minimo  il  livello  del
percolato  all'interno  dei  pozzi  di  captazione  del  biogas,  per
consentirne  la  continua  funzionalita',  anche   con   sistemi   di
estrazione del percolato eventualmente formatosi; tali sistemi devono
essere compatibili  con  la  natura  di  gas  esplosivo,  e  rimanere
efficienti anche nella fase post-operativa. 
   Il sistema di estrazione del biogas deve essere dotato di  sistemi
per l'eliminazione della condensa; l'acqua di  condensa  puo'  essere
eccezionalmente reimmessa nel corpo della discarica. 
   Il gas deve essere  di  norma  utilizzato  per  la  produzione  di
energia, anche a seguito  di  un  eventuale  trattamento,  senza  che
questo pregiudichi le condizioni di sicurezza per la salute dell'uomo
e per l'ambiente. 
   Nel  caso  di  impraticabilita'   del   recupero   energetico   la
termodistruzione del gas di discarica deve avvenire in idonea  camera
di  combustione  a  temperatura  T>850,  concentrazione  di  ossigeno
maggiore o uguale a 3% in volume e tempo  di  ritenzione  maggiore  o
uguale a 0,3 s. 
   Il sistema  di  estrazione  e  trattamento  del  gas  deve  essere
mantenuto in esercizio per tutto il tempo in cui nella  discarica  e'
presente la formazione del gas e comunque per il periodo  necessario,
come indicato all'articolo 13, comma 2. 
 
2.6. DISTURBI E RISCHI 
 
   Il gestore degli impianti di discarica per rifiuti non  pericolosi
e pericolosi deve adottare  misure  idonee  a  ridurre  al  minimo  i
disturbi ed i rischi provenienti dalla discarica e causati da: 
 
- emissione di odori, essenzialmente dovuti al gas di discarica; 
- produzione di polvere; 
- materiali trasportati dal vento; 
- rumore e traffico; 
- uccelli, parassiti ed insetti; 
- formazione di aerosol; 
incendi. 
 
                           2.7. STABILITA' 
 
   Nella fase di caratterizzazione del sito e' necessario  accertarsi
a mezzo di specifiche indagini e prove geotecniche che  il  substrato
geologico, in considerazione della morfologia della discarica  e  dei
carichi  previsti  nonche'  delle  condizioni  operative,  non   vada
soggetto a cedimenti tali da  danneggiare  i  sistemi  di  protezione
ambientale della discarica. 
   Inoltre deve essere verificata in corso d'opera la stabilita'  del
fronte dei rifiuti scaricati, come al successivo  punto  2.10,  e  la
stabilita'   dell'insieme   terreno   di   fondazione-discarica   con
particolare riferimento alla  stabilita'  dei  pendii  ai  sensi  del
decreto del Ministro dei lavori  pubblici  in  data  11  marzo  1988,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale  n.  127
del 1 giugno 1988, tenendo conto dei normali assestamenti dovuti alla
degradazione dei rifiuti. 
 
                2.8. PROTEZIONE FISICA DEGLI IMPIANTI 
 
   La discarica deve essere dotata  di  recinzione  per  impedire  il
libero accesso al sito di persone ed animali. 
   Il sistema di controllo e di accesso agli impianti deve  prevedere
un programma di misure volte ad impedire lo scarico illegale. Il sito
di discarica deve essere individuato a mezzo di idonea segnaletica. 
   La copertura giornaliera della discarica, di cui  al  punto  2.10,
deve contribuire al controllo di volatili e piccoli animali. 
 
             2.9. DOTAZIONE DI ATTREZZATURE E PERSONALE 
 
   Gli impianti di discarica di rifiuti non pericolosi  e  pericolosi
devono essere dotati, direttamente o tramite apposita convenzione, di
laboratori idonei per le specifiche determinazioni  previste  per  la
gestione dell'impianto. 
   La  gestione  della  discarica  deve  essere  affidata  a  persona
competente a gestire il sito  ai  sensi  dell'articolo  9,  comma  1,
lettera b), e deve essere assicurata la  formazione  professionale  e
tecnica del personale addetto  all'impianto  anche  in  relazione  ai
rischi da esposizione agli agenti specifici in funzione del  tipo  di
rifiuti smaltiti. 
   In ogni caso il personale dovra' utilizzare idonei dispositivi  di
protezione individuale (DPI) in funzione del rischio valutato. 
   Il personale al quale vengono affidati gli interventi di emergenza
deve essere preliminarmente istruito ed informato sulle  tecniche  di
intervento  di  emergenza  ed  aver  partecipato  ad  uno   specifico
programma di addestramento  all'uso  dei  dispositivi  di  protezione
individuale (DPI). 
 
              2.10. MODALITA' E CRITERI DI COLTIVAZIONE 
 
   E'  vietato  lo  scarico  di  rifiuti  polverulenti  o   finemente
suddivisi soggetti a dispersione  eolica,  in  assenza  di  specifici
sistemi  di  contenimento  e/o  di  modalita'  di  conduzione   della
discarica atti ad impedire tale dispersione. 
   Lo scarico dei rifiuti deve essere effettuato in modo da garantire
la stabilita' della massa di rifiuti e delle strutture collegate. 
   I rifiuti vanno deposti in strati compattati e sistemati  in  modo
da evitare, lungo il fronte di  avanzamento,  pendenze  superiori  al
30%. 
   La  coltivazione  deve  procedere   per   strati   sovrapposti   e
compattati, di limitata ampiezza, in modo  da  favorire  il  recupero
immediato e progressivo dell'area della discarica. 
   L'accumulo dei rifiuti deve essere attuato con criteri di  elevata
compattazione, onde limitare successivi fenomeni di instabilita'. 
   Occorre limitare la  superficie  dei  rifiuti  esposta  all'azione
degli agenti atmosferici, e mantenere, per  quanto  consentito  dalla
tecnologia  e  dalla  morfologia  dell'impianto,  pendenze  tali   da
garantire il naturale deflusso delle acque  meteoriche  al  di  fuori
dell'area destinata al conferimento dei rifiuti. 
   I rifiuti che possono dar luogo a  dispersione  di  polveri  o  ad
emanazioni moleste e nocive devono essere al  piu'  presto  ricoperti
con  strati  di  materiali  adeguati;  e'  richiesta  una   copertura
giornaliera dei rifiuti con uno strato  di  materiale  protettivo  di
idoneo spessore e  caratteristiche.  La  copertura  giornaliera  puo'
essere  effettuata  anche  con  sistemi  sintetici  che  limitino  la
dispersione eolica, l'accesso dei volatili e l'emissione di odori. 
   Qualora  le  tecniche  precedentemente  esposte   si   rivelassero
insufficienti ai fini del controllo di insetti,  larve,  roditori  ed
altri animali, e' posto l'obbligo di effettuare  adeguate  operazioni
di disinfestazione e derattizzazione. 
   Lo stoccaggio di rifiuti tra loro incompatibili deve  avvenire  in
distinte aree della discarica, tra  loro  opportunamente  separate  e
distanziate. 
 
3.  CARATTERISTICHE  DEGLI  IMPIANTI  DI  DEPOSITO  SOTTERRANEO   DEI
RIFIUTI. 
 
   Il deposito sotterraneo dei rifiuti puo' essere realizzato per  lo
smaltimento delle seguenti tipologie di rifiuti: 
 
- rifiuti inerti; 
- rifiuti non pericolosi; 
- rifiuti pericolosi. 
 
3.1. Protezione delle matrici ambientali 
 
3.1.1 Criteri generali 
 
   Lo smaltimento definitivo dei rifiuti in depositi sotterranei deve
garantire l'isolamento dei i rifiuti dalla biosfera.  I  rifiuti,  la
barriera geologica e  le  cavita',  e  in  particolare  le  strutture
artificiali, costituiscono  un  sistema  che  come  tutti  gli  altri
aspetti tecnici deve rispettare i requisiti prescritti. 
   Deve essere dimostrata la sicurezza durante la fase di esercizio e
a lungo termine nei confronti delle matrici ambientali. 
 
3.1.2 Barriera geologica e stabilita' 
 
   Deve essere effettuata un indagine di  dettaglio  della  struttura
geologica di un sito, con ricerche ed analisi della  tipologia  delle
rocce, dei suoli e  della  topografia.  L'esame  geologico  serve  ad
accertare che il  sito  e'  adatto  alla  creazione  di  un  deposito
sotterraneo. Devono essere inseriti la collocazione, la  frequenza  e
la struttura  delle  irregolarita'  o  delle  fratture  degli  strati
geologici circostanti e l'impatto potenziale  dell'attivita'  sismica
su tali strutture. 
   La stabilita' delle cavita' deve  essere  accertata  con  adeguate
ricerche e modelli predittivi. La valutazione deve tenere conto anche
dei rifiuti depositati. I processi vanno analizzati e documentati  in
maniera sistematica. 
 
E' necessario accertare che: 
 
a) durante e dopo la formazione  delle  cavita',  ne'  nella  cavita'
   stessa  ne'  sulla   superficie   del   suolo   sono   prevedibili
   deformazioni di rilievo che possano danneggiare  la  funzionalita'
   del deposito sotterraneo o consentire un contatto con la biosfera;
   b)  la  capacita'  di  carico  della  cavita'  e'  sufficiente   a
   prevenirne il crollo durante l'utilizzo; 
c) il materiale depositato deve avere  la  stabilita'  necessaria  ad
   assicurarne la  compatibilita'  con  le  proprieta'  geomeccaniche
   della roccia ospitante; 
 
   E'  indispensabile  un'indagine  approfondita  della  composizione
delle rocce e delle acque  sotterranee  per  valutare  la  situazione
attuale delle acque sotterranee e la loro evoluzione  potenziale  nel
tempo, la natura e l'abbondanza dei minerali presenti nella frattura,
nonche'  una  descrizione  mineralogica  quantitativa  della   roccia
ospitante. Va  valutata  anche  l'incidenza  della  variabilita'  sul
sistema geochimico. 
   Per quanto riguarda i principi di  sicurezza  per  le  miniere  di
salgemma, la roccia che circonda i rifiuti deve rivestire un  duplice
ruolo: 
 
a) roccia ospitante in cui sono incapsulati i rifiuti; 
b) strati soprastanti e sottostanti di rocce impermeabili (ad esempio
   di  anidrite),  che  costituiscono  una  barriera  geologica   che
   impedisce alle acque sotterranee di penetrare  nella  discarica  e
   che  impedisce  ai  liquidi  e  ai  gas  di  filtrare  all'esterno
   dell'area di smaltimento. Nei punti in cui tale barriera geologica
   e' attraversata da pozzi e perforazioni e' necessario provvedere a
   sigillarli durante le operazioni per prevenire la penetrazione  di
   acqua e poi  chiuderli  ermeticamente  dopo  la  cessazione  delle
   attivita' del deposito sotterraneo. Se l'estrazione  dei  minerali
   continua oltre il periodo di attivita' della  discarica,  dopo  la
   cessazione delle attivita' di questa e'  indispensabile  sigillare
   l'area  di  smaltimento  con  una  diga  impermeabile   all'acqua,
   progettata calcolando la  pressione  idraulica  operativa  a  tale
   profondita', in maniera che l'acqua che  potrebbe  filtrare  nella
   miniera ancora in funzione non possa comunque penetrare  nell'area
   di smaltimento. 
 
   Nelle miniere di salgemma il sale e' considerato una  barriera  di
contenimento totale. I rifiuti entrano  quindi  in  contatto  con  la
biosfera solo nel caso si verifichi un incidente o per effetto di  un
evento geologico a  lungo  termine  come  il  movimento  terrestre  o
l'erosione (per esempio nel caso di un aumento del livello del mare). 
Non esistono probabilita'  molto  elevate  che  i  rifiuti  subiscano
alterazioni nelle condizioni previste per lo stoccaggio,  ma  occorre
tenere conto delle conseguenze di possibili eventi sfavorevoli. 
   Per stoccaggio in profondita' nella  roccia  dura  si  intende  lo
stoccaggio sotterraneo a una profondita' di  parecchie  centinaia  di
metri; la  roccia  dura  puo'  essere  costituita  da  diverse  rocce
magmatiche  come  il  granito  o  il  gneiss,  ma  anche   da   rocce
sedimentarie come il calcare o l'arenaria. A tale scopo  ci  si  puo'
servire di una miniera non piu' sfruttata per le attivita' estrattive
o di un impianto di stoccaggio nuovo. 
   Nel caso di stoccaggio nella  roccia  dura  non  e'  possibile  il
contenimento totale e quindi e' necessario costruire una struttura di
deposito sotterraneo atta a far si' che l'attenuazione naturale degli
strati  circostanti  riduca  gli  effetti  degli  agenti   inquinanti
impedendo  cosi'  effetti  negativi   irreversibili   nei   confronti
dell'ambiente. Sara' quindi la capacita' dell'ambiente circostante di
attenuare  e  degradare   gli   agenti   inquinanti   a   determinare
l'accettabilita' di una fuga da una struttura di questo tipo. 
   Le  prestazioni  del  sistema  di  stoccaggio  sotterraneo   vanno
valutate in maniera globale, tenendo conto del funzionamento coerente
delle  diverse  componenti  del  sistema.  Nel  caso  di   stoccaggio
sotterraneo nella roccia dura il deposito deve essere situato  al  di
sotto della falda acquifera per  prevenire  il  deterioramento  delle
acque sotterranee. Lo stoccaggio nella roccia  dura  deve  rispettare
tale requisito, impedendo che qualunque fuga di  sostanze  pericolose
dal deposito raggiunga la biosfera -  e  in  particolare  gli  strati
superiori della falda acquifera a contatto con essa - in quantita'  o
concentrazioni tali da provocare effetti nocivi. E' necessario quindi
valutare l'afflusso delle acque verso e nella  biosfera  e  l'impatto
della variabilita' sul sistema idrogeologico. 
   Il deterioramento a lungo termine dei rifiuti, dell'imballaggio  e
delle strutture artificiali puo' portare alla formazione di  gas  nel
deposito sotterraneo nella roccia dura. Occorre quindi  tenere  conto
di tale  fattore  nel  progettare  le  strutture  per  lo  stoccaggio
sotterraneo di questo tipo. 
 
3.1.3 Valutazione idrogeologica 
 
   Deve    essere    condotta    un'indagine    approfondita    delle
caratteristiche  idrauliche  per  valutare  la  configurazione  dello
scorrimento delle acque sotterranee negli strati  circostanti,  sulla
base delle informazioni sulla  conduttivita'  idraulica  della  massa
rocciosa, delle fratture e dei gradienti idraulici. 
 
3.1.4 Valutazione dell'impatto sulla biosfera 
 
   E' indispensabile un'indagine sulla biosfera che  potrebbe  essere
toccata dal deposito sotterraneo. Vanno svolti anche  studi  di  base
per determinare il livello  delle  sostanze  coinvolte  nell'ambiente
naturale locale. 
 
3.1.5 Valutazione della fase operativa 
 
Per quanto riguarda la fase operativa, l'analisi deve accertare: 
 
a) la stabilita' delle cavita'; 
b) che non esistono rischi inaccettabili che si crei un contatto  tra
   i rifiuti e la biosfera; 
c) che   non   esistono   rischi   inaccettabili   per    l'esercizio
   dell'impianto. 
 
   L'accertamento  della  sicurezza  operativa   dell'impianto   deve
comprendere un'analisi sistematica del suo esercizio, sulla  base  di
dati specifici relativi all'inventario  dei  rifiuti,  alla  gestione
dell'impianto e al programma di attivita'. Va dimostrato  che  tra  i
rifiuti e la roccia non rischiano  di  crearsi  reazioni  chimiche  o
fisiche tali da danneggiare la robustezza e la tenuta della roccia  e
da mettere a rischio il deposito stesso. Per questo motivo, oltre  ai
rifiuti non ammissibili ai termini dell'articolo 6 e del  decreto  di
cui all'articolo 7, comma 5, non e'  consentito  il  conferimento  di
rifiuti potenzialmente  soggetti  alla  combustione  spontanea  nelle
condizioni di stoccaggio previste  (temperatura,  umidita),  prodotti
gassosi, rifiuti volatili, rifiuti provenienti dalla  raccolta  sotto
forma di miscellanea non identificata. 
   Vanno individuati gli eventi particolari che potrebbero portare  a
una via di contatto tra i rifiuti  e  la  biosfera  durante  la  fase
operativa. I diversi  tipi  di  rischi  operativi  potenziali  devono
essere riassunti in categorie specifiche e ne devono essere  valutati
i possibili effetti,  accertando  che  non  esistono  rischi  di  una
rottura del  contenimento  dell'operazione  e  prevedendo  misure  di
emergenza. 
                                                          ALLEGATO 2 
                                               (articolo 8, comma 1) 
                                               (articolo 9, comma 1) 
 
  PIANI DI GESTIONE OPERATIVA, DI RIPRISTINO AMBIENTALE, DI GESTIONE 
  POST-OPERATIVA, DI SORVEGLIANZA E CONTROLLO, FINANZIARIO 
 
1. Principi generali 
 
   Il presente allegato stabilisce le  modalita'  di  gestione  e  le
procedure  comuni  di  sorveglianza  e  controllo  durante  la   fase
operativa e post-operativa di una discarica,  al  fine  di  prevenire
qualsiasi effetto negativo sull'ambiente ed individuare  le  adeguate
misure correttive. 
   Disciplina inoltre gli adempimenti a carico del  gestore  relativi
alle  procedure  di  chiusura  di  una  discarica  e  individua   gli
adempimenti durante  la  fase  post-operativa  e  per  il  ripristino
ambientale del sito medesimo. 
   Definisce  inoltre  le  modalita'  per   individuare   il   prezzo
corrispettivo  minimo  per  lo  smaltimento  in  discarica   previsto
dall'articolo 15. 
   I piani  di  gestione  operativa,  di  ripristino  ambientale,  di
gestione  post-operativa  e  di  sorveglianza  e  controllo  sono  lo
strumento con il  quale  l'autorita'  responsabile  per  il  rilascio
dell'autorizzazione verifica che: 
 
- le operazioni condotte siano conformi all'autorizzazione; 
- la discarica non comporti nel tempo effetti negativi sull'ambiente; 
- il  sito  sia  sottoposto  ad  adeguati  interventi  di  ripristino
  ambientale al termine delle attivita'. 
 
   I piani  di  gestione  operativa,  di  ripristino  ambientale,  di
gestione  post-operativa  e  di   sorveglianza   e   controllo,   che
rappresentano uno  dei  contenuti  essenziali  dell'autorizzazione  e
devono  essere  approvati  dall'Autorita'   procedente,   definiscono
compiutamente le fasi di gestione operativa, di ripristino ambientale
e di gestione post-operativa della discarica affinche': 
 
   - i rifiuti siano ammessi allo smaltimento in conformita' ai 
  criteri stabiliti per ciascuna categoria di discarica; 
   - i processi di stabilizzazione all'interno della discarica 
  avvengano regolarmente; 
   - i sistemi di protezione ambientale siano operativi ed efficaci; 
   - le condizioni di autorizzazione della discarica siano 
  rispettate; 
   - il monitoraggio delle matrici ambientali e delle emissioni sia 
  condotto periodicamente con l'obiettivo di determinare  l'andamento
  dei parametri significativi e di accertare l'eventuale  superamento
  di soglie limite di accettabilita'; 
   - il sito sia sottoposto ad interventi di ripristino ambientale. 
 
   Alle  scadenze  indicate  nell'autorizzazione,  e   comunque   con
periodicita'  almeno  annuale,  il  gestore   provvede   ad   inviare
all'autorita' di controllo  i  risultati  complessivi  dell'attivita'
della discarica con riferimento ai seguenti dati: 
 
- quantita' e caratteristiche (codice di identificazione) dei rifiuti
  smaltiti; 
- volumi dei materiali  eventualmente  utilizzati  per  la  copertura
  giornaliera e finale delle celle; 
- volume finale disponibile; 
- produzione di percolato  (m3/anno)  e  sistemi  utilizzati  per  il
  trattamento/smaltimento; 
- quantita' di gas  prodotto  ed  estratto  (Nm3/anno)  ed  eventuale
  recupero d'energia (kWh/anno); 
- risultati analitici del monitoraggio  delle  matrici  ambientali  e
  delle emissioni. 
 
2. PIANO DI GESTIONE OPERATIVA 
 
   Il piano  di  gestione  operativa  individua  le  modalita'  e  le
procedure necessarie a garantire che  le  attivita'  operative  della
discarica siano condotte in conformita' con i principi, le  modalita'
e le prescrizioni del presente decreto e dell'autorizzazione. 
 
2.1 Elementi del piano 
 
Il piano riporta la descrizione di: 
 
- modalita' di conferimento dei rifiuti all'impianto, della tipologia
  degli automezzi impiegati, dei sistemi utilizzati per assicurare il
  contenimento delle emissioni originate dalla dispersione  eolica  e
  delle perdite di percolato nel corso del conferimento; 
- procedure di accettazione  dei  rifiuti  conferiti  (controllo  del
  formulario  di  identificazione,  ispezione  visiva  dei   rifiuti,
  eventuali  prelievi   di   campioni   e   relative   modalita'   di
  campionamento ed analisi); 
- modalita' e criteri di deposito in singole celle; 
- criteri di riempimento e chiusura  delle  celle  con  l'indicazione
  delle misure da adottare  per  la  riduzione  della  produzione  di
  percolato; 
- procedura di chiusura; 
- piano di intervento per condizioni straordinarie quali: 
- allagamenti; 
- incendi; 
- esplosioni; 
- raggiungimento  dei   livelli   di   guardia   di   indicatori   di
  contaminazione; 
- dispersioni accidentali di rifiuti nell'ambiente; 
 
3. PIANO DI RIPRISTINO AMBIENTALE 
 
   Il piano di ripristino ambientale individua gli interventi che  il
gestore deve effettuare per il recupero e la  sistemazione  dell'area
della discarica a chiusura della stessa. 
   Il piano di ripristino ambientale deve prevedere  la  destinazione
d'uso dell'area tenendo conto: 
 
- dei fenomeni di assestamento della massa dei rifiuti; 
- dell'eventuale formazione di percolato e di biogas; 
- del monitoraggio da  eseguire  sulle  matrici  ambientali  e  sulle
  emissioni fino alla conclusione della fase post-operativa; 
- della necessita' di  favorire  il  naturale  deflusso  delle  acque
  meteoriche dell'area stessa. 
 
3.1 Elementi del piano 
 
   Costituiscono  contenuti  essenziali  del  piano   di   ripristino
ambientale; 
 
- il quadro di  riferimento  dell'area  e  delle  zone  limitrofe  su
  morfologia, geomorfologia, geologia, idrogeologia, clima,  uso  del
  suolo, idrologia superficiale, boschi, aspetti di  vegetazione,  di
  gestione agricola e faunistici; 
- le analisi del paesaggio e della qualita' dell'ambiente; 
- gli obiettivi e vincoli della sistemazione ambientale prescelta; 
- la destinazione d'uso dell'area; 
- i  tempi  e  le  modalita'  di  esecuzione  del  recupero  e  della
  sistemazione ambientale; 
- la documentazione cartografica ed eventuali analisi. 
 
   Nel caso in cui il piano di ripristino preveda  la  ricostituzione
di una copertura vegetale, l'intervento deve essere eseguito  secondo
le seguenti procedure; 
 
- la  ricostituzione  dello  strato  edafico  (minimo  di  30  cm  di
  spessore) deve  avvenire  primariamente  con  l'utilizzo  di  suolo
  accantonato precedentemente o, in assenza, con terra vegetale dalle
  caratteristiche  chimico-fisiche   controllate   e   plausibilmente
  analoghe a quelle del sito d'intervento; per il miglioramento della
  fertilita' deve essere utilizzato in via preferenziale  compost  di
  qualita' come ammendante; 
- sullo strato edafico si deve procedere nella  realizzazione  di  un
  inerbimento anche temporaneo, con specie erbacee annuali e  perenni
  pioniere allo scopo  di  una  rapida  stabilizzazione  della  massa
  movimentata   e   per   favorire   processi   di   rivitalizzazione
  (ricolonizzazione microbiologica) del suolo; 
- nella piantumazione per la ricostituzione della copertura  vegetale
  si deve  procedere  in  maniera  progressiva  e,  a  seconda  della
  destinazione finale d'uso (ecologico-forestale, ricreativo a  verde
  pubblico, agricolo ma comunque non per destinazione  di  produzioni
  alimentari,  umane  o  zootecniche),  utilizzando  prioritariamente
  specie arboree ed  arbustive  appartenenti  a  quelle  autoctone  o
  tipiche dell'area da ricostituire ed  adatte  alle  caratteristiche
  fisico-chimiche del suolo; 
- durante  la  piantumazione  e  successivamente  all'intervento   di
  ripristino  devono  essere  utilizzate  le  migliori  tecniche   di
  coltivazione per garantire l'attecchimento  della  vegetazione;  in
  particolare e' necessario  garantire  la  manutenzione  e,  qualora
  ricorra la necessita', si devono adottare  sistemi  di  irrigazione
  fissa o mobile che assicurino le piu' favorevoli condizioni per  lo
  sviluppo della copertura vegetale. 
 
4. PIANO DI GESTIONE IN FASE POST-OPERATIVA 
 
   Il piano di gestione post-operativa individua tempi,  modalita'  e
condizioni della fase di gestione post-operative della discarica e le
attivita' che devono essere poste in essere durante  tale  fase,  con
particolare riferimento alle attivita' di manutenzione delle opere  e
dei presidi, in modo da garantire che anche in tale fase la discarica
mantenga i requisiti di sicurezza ambientale previsti. 
 
4.1 Elementi del piano 
 
   Il piano deve  riportare  la  descrizione  delle  manutenzioni  da
effettuare da parte del gestore finalizzate a garantire che anche  in
questa fase il processo evolutivo della discarica  -  nei  suoi  vari
aspetti - prosegua sotto controllo in modo da condurre  in  sicurezza
la  discarica  alla  fase  ultima,  in  cui   si   puo'   considerare
praticamente inesistente l'impatto dell'impianto sull'ambiente. 
   Dovranno pertanto essere individuate in particolare le  operazioni
relative a: 
 
- manutenzione per mantenere in buona efficienza; 
- recinzione e cancelli di accesso; 
- rete di raccolta e smaltimento acque meteoriche; 
- viabilita' interna ed esterna; 
- sistema di drenaggio del percolato; 
- rete di captazione, adduzione, riutilizzo e combustione del biogas; 
- sistema di impermeabilizzazione sommitale; 
- copertura vegetale, procedendo ad innaffiature,  periodici  sfalci,
  sostituzione delle essenze morte; 
- pozzi  e  relativa  attrezzatura  di  campionamento   delle   acque
  sotterranee; 
- modalita' e frequenza di  asportazione  del  percolato,  garantendo
  comunque il mantenimento dello stesso al livello minimo possibile. 
 
5. PIANO DI SORVEGLIANZA E CONTROLLO 
 
   Il piano di sorveglianza  e  controllo  di  cui  alla  lettera  i)
dell'articolo 8, comma 1, deve  essere  costituito  da  un  documento
unitario,  comprendente  le  fasi  di   realizzazione,   gestione   e
post-chiusura, relativo a tutti i fattori ambientali da  controllare,
i parametri ed i  sistemi  unificati  di  prelevamento,  trasporto  e
misura  dei  campioni,  le  frequenze  di  misura  ed  i  sistemi  di
restituzione dei dati. Il piano e' finalizzato a garantire che: 
 
a) tutte le sezioni impiantistiche assolvano  alle  funzioni  per  le
   quali sono progettate in tutte le condizioni operative previste; 
b) vengano adottati tutti gli accorgimenti per ridurre i  rischi  per
   l'ambiente ed i disagi per la popolazione; 
c) venga assicurato un tempestivo intervento in caso di imprevisti; 
d) venga garantito l'addestramento costante del  personale  impiegato
   nella gestione; 
e) venga garantito l'accesso  ai  principali  dati  di  funzionamento
   nonche' ai risultati delle campagne di monitoraggio. 
 
   Il controllo e la sorveglianza devono essere condotti  avvalendosi
di personale qualificato ed indipendente con riguardo ai parametri ed
alle periodicita' riportati come esemplificativi nelle tabelle 1 e  2
del presente allegato su: 
 
- acque sotterranee; 
- percolato; 
- acque di drenaggio superficiale; 
- gas di discarica; 
- qualita' dell'aria; 
- parametri meteoclimatici; 
- stato del corpo della discarica. 
 
 
   I prelievi e le analisi devono  essere  effettuati  da  laboratori
competenti,  preferibilmente  indipendenti,  secondo   le   metodiche
ufficiali. 
 
5.1 Acque sotterranee 
 
   Obiettivo del monitoraggio e' quello di  rilevare  tempestivamente
eventuali  situazioni  di  inquinamento   delle   acque   sotterranee
sicuramente riconducibili alla discarica,  al  fine  di  adottare  le
necessarie misure correttive. 
   Devono essere individuati punti di monitoraggio rappresentativi  e
significativi, anche in relazione all'estensione della discarica,  in
modo tale che siano presenti almeno un  pozzo  a  monte  (a  distanza
sufficiente dal sito per escludere influenze dirette) e due a  valle,
tenuto conto della direzione di falda. 
   Nei punti di monito raggio individuati  deve  essere  rilevato  il
livello  di  falda.  E'  opportuno  installare  una  sonda   per   il
rilevamento in continuo del livello della falda in  caso  di  modesta
soggiacenza della falda. Il piano di  monitoraggio  deve  comprendere
almeno i  parametri  fondamentali,  contrassegnati  con  l'asterisco,
riportati nella tabella 1 del presente Allegato; per un  monitoraggio
significativo e' importante effettuare tutti i rilevamenti  analitici
di cui alla citata tabella 1, in particolare in  presenza  di  valori
anomali dei  parametri  fondamentali  e  comunque  almeno  una  volta
l'anno. 
   I livelli di controllo devono  essere  determinati  in  base  alle
variazioni locali della qualita' delle acque freatiche. 
   In particolare, in funzione della soggiacenza della  falda,  delle
formazioni idrogeologiche specifiche del sito e della qualita'  delle
acque sotterranee dovra' essere individuato il livello di guardia per
i vari inquinanti da sottoporre ad analisi. 
   In caso di raggiungimento del livello  di  guardia  e'  necessario
adottare il piano d'intervento prestabilito, cosi'  come  individuato
nell'autorizzazione; e' necessario altresi' ripetere al  piu'  presto
il campionamento per verificare la significativita' i dati. 
 
5.2 Acque meteoriche di ruscellamento 
 
   In situazioni di particolare vulnerabilita'  ambientale  il  piano
provvedera' ad individuare i parametri  e  la  frequenza  di  analisi
relativi alle acque di drenaggio superficiale. 
 
5.3 Percolato 
 
   In presenza di percolato e acqua superficiale, i  campioni  devono
essere prelevati in punti  rappresentativi.  Il  campionamento  e  la
misurazione (volume  e  composizione)  del  percolato  devono  essere
eseguiti separatamente in ciascun punto in cui il percolato fuoriesce
dall'area. Il controllo delle acque superficiali deve essere fatto in
almeno due punti, di cui uno a monte e uno a valle della discarica. 
   Il controllo del percolato e dell'acqua superficiale, in  caso  di
contatto fra le due matrici, deve  essere  effettuato  prelevando  un
campione rappresentativo della composizione media. 
   Deve  essere  misurata  la  quantita'  di  percolato  prodotto   e
smaltito, da correlare con i parametri meteoclimatici per eseguire un
bilancio idrico del percolato. 
   I parametri da misurare e le  sostanze  da  analizzare  variano  a
seconda della composizione dei rifiuti depositati in discarica; vanno
indicati nel provvedimento di autorizzazione di cui  all'articolo  10
del  presente  decreto,  e  devono  tenere  conto  dei   criteri   di
ammissibilita' di cui al decreto previsto dall'articolo 7, comma 5. 
 
5.4 Emissioni gassose e qualita' dell'aria 
 
   Per le discariche dove  sono  smaltiti  rifiuti  biodegradabili  e
rifiuti contenenti sostanze che possono sviluppare gas o vapori  deve
esser previsto un monitoraggio delle emissioni gassose, convogliate e
diffuse, della  discarica  stessa,  in  grado  di  individuare  anche
eventuali fughe di gas esterne al corpo della discarica stessa. 
   A  tal  proposito  il  Piano  deve  definire  livelli  di  guardia
relativamente alla presenza del gas di  discarica  all'esterno  della
discarica, anche nel suolo e nel  sottosuolo,  nonche'  contenere  un
piano d'intervento da realizzare ed attivare in caso  di  superamento
degli stessi. 
   I  parametri  di  monitoraggio  sul  gas   di   discarica   devono
comprendere almeno CH4,  CO2,  O2,  con  regolarita'  mensile,  altri
parametri quali; H2, H2S, polveri totali, NH3, mercaptani e  composti
volatili  in  relazione  alla  composizione  dei  rifiuti.  Si   deve
provvedere, inoltre, a caratterizzare  quantitativamente  il  gas  di
discarica. 
   La frequenza di tali misure  deve  essere  quella  indicata  dalla
tabella  2,  salvo  una  diversa   prescrizione   dell'Autorita'   di
controllo. 
   L'autorita' di controllo stabilira'  anche  eventuali  misure  per
l'identificazione di migrazioni del gas nel suolo e nel sottosuolo. 
   La valutazione  dell'impatto  provocato  dalle  emissioni  diffuse
della discarica deve essere effettuata con modalita'  e  periodicita'
da definirsi in sede di autorizzazione. Il numero e l'ubicazione  dei
siti di prelievo dipendono dalla topografia dell'area da  monitorare.
Di norma e' opportuno prevedere almeno due punti di prelievo lungo la
direttrice principale del vento dominante nel momento del 
campionamento, a monte e a valle della discarica." 
 
5.5 Discariche adibite allo smaltimento di rifiuti di amianto o 
contenenti amianto 
 
   Per  le  discariche  dove  sono  smaltiti  rifiuti  di  amianto  o
contenenti amianto, il parametro utilizzato  per  il  monitoraggio  e
controllo e' la concentrazione di fibre nell'aria. La frequenza delle
misure  viene  fissata  all'interno  del  piano  di  sorveglianza   e
controllo. 
   Per la valutazione  dei  risultati  si  deve  far  riferimento  ai
criteri cautelativi di monitoraggio indicati nel decreto del Ministro
della sanita' in data 6 settembre 1994,  pubblicato  nel  supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 288 del 1994. Per questo tipo di
monitoraggio si adotteranno tecniche analitiche di MOCF. 
 
5.6 Parametri meteoclimatici 
 
   La  discarica  deve  essere  dotata  di  una  centralina  per   la
rilevazione dei dati meteoclimatici. 
   La tipologia delle misure meteoclimatiche e' quella indicata dalla
tabella  2,  salvo  una  diversa   prescrizione   dell'autorita'   di
controllo,  che  potra'  anche  imporre  per  casi   particolari   la
rilevazione  in  continuo,  definendo  altresi'  la   modalita',   la
tipologia di misure, nonche' la modalita' della loro trasmissione. 
 
5.7 Morfologia della discarica 
 
   La morfologia della discarica, la volumetria occupata dai  rifiuti
e quella ancora disponibile per il deposito di rifiuti devono  essere
oggetto di rilevazioni topografiche almeno semestrali. 
   Tali misure devono anche tenere conto della  riduzione  di  volume
dovuta all'assestamento dei rifiuti e  alla  loro  trasformazione  in
biogas. 
   In fase di gestione  post-operativa  devono  essere  valutati  gli
assestamenti  e  la  necessita'  di  conseguenti   ripristini   della
superficie, secondo la periodicita' minima prevista in tabella 2. 
 
Tabella 1 - Analisi delle acque sotterranee 
 
 
    
====================================================================
Parametri
* = Parametri fondamentali
--------------------------------------------------------------------
*pH
--------------------------------------------------------------------
*temperatura
--------------------------------------------------------------------
*Conducibilita' elettrica
--------------------------------------------------------------------
*Ossidabiiita' Kübel
--------------------------------------------------------------------
BOD5
--------------------------------------------------------------------
TOC
--------------------------------------------------------------------
Ca, Na, K
--------------------------------------------------------------------
*Cloruri
--------------------------------------------------------------------
*Solfati
--------------------------------------------------------------------
Fluoruri
--------------------------------------------------------------------
IPA
--------------------------------------------------------------------
*Metalli: Fe, Mn,
--------------------------------------------------------------------
Metalli: As, Cu, Cd, Cr totale, Cr VI, Hg, Ni, Pb, Mg, Zn
--------------------------------------------------------------------
Cianuri
--------------------------------------------------------------------
*Azoto ammoniacale, nitroso e nitrico
--------------------------------------------------------------------
Composti organoalogenati (compreso cloruro di vinile)
--------------------------------------------------------------------
Fenoli
--------------------------------------------------------------------
Pesticidi fosforati e totali
--------------------------------------------------------------------
Solventi organici aromatici
--------------------------------------------------------------------
Solventi organici azotati
--------------------------------------------------------------------
Solventi clorurati
--------------------------------------------------------------------

Tabella 2 - Parametri da misurare e frequenza minima delle misure*

====================================================================
Parametro               Frequenza     Frequenza
Misure        Misure
gestione      gestione
operativa     post-
operativa
--------------------------------------------------------------------
Percolato        Volume                  Mensile       Semestrale
Composizione            Trimestrale   Semestrale
--------------------------------------------------------------------
Acque
superficiali
di drenaggio     Composizione            Trimestrale   Semestrale
--------------------------------------------------------------------
Qualita'
dell'aria        Immissioni gassose
potenziali e pressione
atmosferica             Mensile       Semestrale
--------------------------------------------------------------------
Gas
di discarica     Composizione            Mensile       Semestrale
--------------------------------------------------------------------
Acque
sotterranee      Livello di falda        Mensile       Semestrale
Composizione            Trimestrale    Semestrale
--------------------------------------------------------------------
precipitazioni          Giornaliera   Giornaliera
sommati ai
valori
mensili

Temperatura
(min max, 14 h CET)     Giornaliera   Media
mensile

Dati
meteoclimatici   Direzione e velocita'
del vento               Giornaliera   non richiesta

Evaporazione            Giornaliera   Giornaliera,
sommati ai
valori
mensili

Umidita' atmosferica
(14 h CET)              Giornaliera   Media mensile
--------------------------------------------------------------------
Topografia       Struttura
dell'area        e composizione
della discarica         Annualmente

Comportamento
d'assestamento
del corpo
della discarica         Semestrale    Semestrale
per i primi
3 anni quindi
annuale
--------------------------------------------------------------------

    
*Almeno annuale per tutti i parametri della tabella 1. 
 
PIANO FINANZIARIO 
 
   La garanzia che il prezzo minimo di cui al punto 1 copra realmente
tutti i costi, inclusi quelli relativi alla fase di post-chiusura, e'
assicurata dalla presentazione di un piano economico finanziario  che
deve tenere conto dei seguenti fattori: 
 
1. il costo industriale predisposto in funzione di: 
 
- costi  relativi  a  spese  di  investimento  per   la   costruzione
  dell'impianto,  compresi  oneri   finanziari   e   costi   per   la
  realizzazione di opere di mitigazione ambientale; 
- spese per gestione operativa, comprese spese relative al  personale
  ed ai mezzi d'opera utilizzati; 
- spese generali e tecniche; 
- spese previste per la ricomposizione ambientale e la  gestione  del
  periodo successivo alla chiusura; 
 
2. gli oneri fiscali previsti dalla normativa vigente. 
 
   Con frequenza annuale potra' essere presentata all'ente competente
una  relazione  di  aggiornamento  del  prezzo  di  conferimento   da
applicare a seguito delle eventuali variazioni intervenute a  seguito
di: 
 
a) variazioni  riscontrate  a  consuntivo,  o  previste  per   l'anno
   successivo, nei costi di gestione e di costruzione; 
b) nuove prescrizioni imposte da normative o disposizioni vigenti; 
c) nuove perizie di variante. 
 
7. ADEMPIMENTI A CARICO DELL'AUTORITA' COMPETENTE PER IL RILASCIO 
DELL'AUTORIZZAZIONE 
 
   7.1 L'autorita'  competente  provvede  ad  approvare  i  piani  di
gestione   operativa,   di   ripristino   ambientale,   di   gestione
post-operativa,  di  sorveglianza  e  controllo,  nonche'  il   piano
finanziario  di  cui  all'articolo  8,  predisposti  secondo   quanto
previsto dall'allegato 2. 
   In  particolare  l'approvazione  del  piano  di   sorveglianza   e
controllo,  che  deve  prevedere  l'assenso  degli  Enti  addetti  al
controllo,  comporta  anche   l'individuazione   dei   parametri   da
analizzare da  parte  del  soggetto  gestore  per  le  varie  matrici
ambientali,  la  loro  periodicita'  e  le  modalita'  di   prelievo,
trasporto ed analisi dei campioni,  in  modo  che  tutti  i  soggetti
coinvolti adottino procedure uniformi ed omogenee. 
   7.2  Ai  fini   del   rilascio   dell'autorizzazione   l'autorita'
competente deve  provvedere  a  condurre  l'istruttoria  tecnica  dei
progetti  presentati  dai  soggetti  titolari  degli   interventi   e
verificare che siano  state  condotte  le  attivita'  preliminari  di
seguito specificate: 
 
- individuazione  delle  acque  sotterranee,  comprese  le  eventuali
  emergenze  delle  stesse,  che  possono  essere  interessate  dalle
  attivita' della discarica; 
- Ubicazione dei punti d'acqua esistenti (pozzi,  sorgenti),  usi  in
  atto  delle  risorse   idriche,   andamento   del   flusso   idrico
  sotterraneo, determinazione dei principali parametri idrogeologici,
  definizione dell'escursione stagionale  del  livello  piezometrico,
  valutazione della qualita' delle acque sotterranee,  a  seguito  di
  specifiche misurazioni. A tal proposito, i punti di  misura  devono
  essere quotati (in m s.l.m.) con precisione almeno  centimetrica  e
  si  deve  fissare  almeno  un  punto  di  misurazione  nella   zona
  d'afflusso  delle  acque  sotterranee  e  almeno   due   punti   di
  misurazione nella zona di deflusso, tenendo conto della  necessita'
  di  individuare  con  tempestivita'  l'immissione  accidentale   di
  percolato.  Questo  numero  puo'  essere  aumentato  ai   fini   di
  un'indagine idrogeologica specifica e tenuto conto della necessita'
  di  individuare  con  tempestivita'  l'emissione   accidentale   di
  percolato nelle acque sotterranee; 
- Conduzione di una campagna di  monitoraggio  almeno  annuale  delle
  acque sotterranee interessate, al fine di  stabilire  i  valori  di
  riferimento per eseguire i futuri controlli. Il campionamento  deve
  essere effettuato almeno nei tre punti di cui al comma precedente. 





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