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News / Giurisprudenza / Acque

17-02-2016

Cassazione penale, scarico illecito configura reato di pericolo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3872 del 29 gennaio 2016, si è pronunciata sulla fattispecie di scarico illecito di acque reflue, ex art. 137 del D.lgs. 152/2006, ribadendone la natura di reato di pericolo.

"La norma di cui all'art. 137 cit. individua una tipica fattispecie di pericolo correlata al mancato controllo preventivo esercitato dalla P.A. mediante il rilascio del titolo abilitativo, che dunque prescinde del tutto da evenienze - puramente fattuali - indicate nel ricorso, quale il fatto che l'immissione nell'impianto di scarico nelle acque reflue domestiche sarebbe avvenuta soltanto in caso di totale riempimento della vasca, peraltro solo asseritamente mai verificatosi fino al momento del controllo da parte dell'Arpa".

Secondo la Corte, il Tribunale ha dato atto che i reflui industriali della società confluivano in una vasca e da questa, attraverso due tubazioni, sia nell'impianto di scarico dei reflui domestici (regolarmente autorizzato) sia direttamente in un canale limitrofo; il meccanismo così individuato, quindi, costituiva uno stabile sistema di scarico privo di ogni autorizzazione e tale da configurare il reato di cui all'art. 137 contestato.

Difatti, a norma dell'art. 74, lett. ff), decreto citato, è definito scarico "qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione".


 

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