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News / Giurisprudenza / Rifiuti

19-09-2019

Cassazione penale, combustione illecita di rifiuti

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 38021 del 13 settembre 2019, si è pronunciata sulla fattispecie delittuosa di combustione illecita di rifiuti, di cui all'art. 256-bis, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, affermando che per il principio di tassatività non può estendersi a rifiuti che siano oggetto di forme di gestione autorizzata o comunque lecita.

Il delitto di combustione illecita di rifiuti, di cui all'art. 256-bis, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - che è reato di pericolo concreto e di condotta, per la cui consumazione è irrilevante la verifica del danno all'ambiente - punisce con l'elevata pena ivi prevista, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, la combustione illecita dei soli «rifiuti abbandonati ovvero depositati in modo incontrollato». Il riferimento, dunque, è alle condotte richiamate nell'art. 255, comma 1 (e 256, comma 2) d.lgs. 152/2006 e, per il principio di tassatività, non può estendersi a rifiuti che siano oggetto di forme di gestione autorizzata o comunque lecita.


 

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