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News / Giurisprudenza / Rifiuti

20-01-2020

Cassazione penale, distinzione tra scarico e rifiuto liquido

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 50432 del 13 dicembre 2019, si è pronunciata sulla disciplina di confine tra scarico e rifiuto liquido, e cioè tra la parte terza e la parte quarta del T.U. ambientale (d.lgs. n. 152 del 2006).

I reflui riversati in un pozzo nero o vasca a tenuta stagna sono rifiuti allo stato liquido.

"Quando da un'azienda o da una abitazione privata il liquame prodotto non viene preventivamente e legittimamente incanalato in uno "scarico", e, cioè, quando sulla base dell'art. 185 T.U. non si è attuata la legittima e reale trasformazione del "rifiuto liquido" iniziale (industriale o domestico) in una "acqua reflua di scarico", il riversamento in una vasca, cisterna o qualunque altro contenitore che poi dovrà essere svuotato (come, nel caso di specie, trattandosi di un “pozzo nero”), comporta che il liquame resta giuridicamente un "rifiuto liquido di acque reflue". E, dunque, lo stesso è definitivamente soggetto alla disciplina della parte quarta del D.lgs. n. 152/06. È venuto infatti ormai a mancare - in primo luogo - uno dei presupposti essenziali per lo "scarico": la convogliabilità diretta verso un corpo ricettore legale. Ed è pacifico che lo "scarico indiretto" non è più riconosciuto nella normativa ambientale".


 

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